Estratto di adolescenza. Segreti inconfessati.


Ho  letto Emanuelle alle medie, tra i libri dei miei.

Ho messo Shining al compleanno in prima media.

Ho adorato un povero sfigato solo perché è stato il mio primo lento in seconda media.

Ho fumato la prima sigaretta in terza media.

Ho assunto una dose ignota di sonniferi imbevuta di Martini in seconda superiore.

Mi sono innamorata alla follia a sedici anni, di lui, di quanto era stronzo e della sua moto.

Ho perso la purezza (?) a diciassette anni con uno spagnolo imbecille e mi piaceva un francese, uno shock imbarazzante, l’ho odiato.

Mi hanno regalato la prima canna a diciotto anni, un incubo assurdo, ho vomitato per ore, non era cosa per me!

Ho preso a schiaffi la mia migliore amica perché era tutto sbagliato e me ne sono sempre pentita, lo farò per tutta la vita.

Un mondo di gioia isterica prima dell’abbraccio.


Che il mondo appartenga ai gioiosi, agli esultanti, agli entusiasti, alla beata giovinezza e alla sgargiante contentezza!

Una luce accecante che tutto abbaglia. Risvegliarsi un domani e sono tutti in fiore, tutto un ciao! Che gioia incontrarti!  e inviti e incontri a tutte le parti.

Immagina svegliarti e trovare il sole, oggi, domani, sempre e niente siccità, non t’impensierire, perché la gioia sarebbe così tanta che il nostro pianeta sarebbe risolto da sé, senza intervenire. Poi, un mondo così felice non cercherebbe più soluzioni, a cosa? Va tutto bene! Niente più inquinamento, ‘ché la gente passerebbe il tempo a far l’amore a portare i figli a  rincorrersi sui prati e poi giù a rotolar dai pendii più dolci. Studiare per imparare, niente ambizioni! Nessuno vorrebbe superare un altro, la gioia è immensa e si diventa generosi, pensando solo vantaggio altrui.

Canzoni e canzoni a tutto fiato, niente più grunge, blues, jazz, rock metallico, ma un’allegra carrettata di Zecchino, Celentano, le canzoni della domenica a Messa, quelle con la chitarra, delle gite fuori porta!

I vecchi coi bambini in sintonia, le madri coi padri in un eterno abbraccio. Niente reclami, è tutto perfetto. Niente richieste, è tutto già dato. Nessuna domanda, la fiducia è totale. Un mondo splendente di allegria celestiale.

Piaciuto?

Sì?

Davvero?

Sicuro?

E’ ciò che desideravi in fondo, noo?

Come no?

E che facciamo adesso? Aggiungiamo qualche ombra? Giusto per rendere il quadro meno accecante. Magari per dargli un po’ di profondità, un po’ di sfumatura.

Trovi che il mondo così finisca nell’ignoranza? Che importa se sono felici tutti, stanno sempre lì tra i prati a correre e a fare l’amore!

Sembra riduttivo forse, vero? La mente umana è più complessa, in cerca di stimoli, di ombre, per vedere la giusta luce…

Viene da pensarci sul perché il Caravaggio sia così emozionante, perché quella ricerca interiore per trovare uno scopo, nella sua contrizione ci stimoli così tanto;

perché l’amato è sempre immaginato come una lunga ricerca, molto prima di un traguardo;

perché la conoscenza si poggia sul bisogno, sulla mancanza di sapere, di soluzione;

perché un mondo risolto appaia isterico, perché i giorni sempre assolati procurino angoscia.

Ci vuole l’ombra, la pioggia, il blues, la rabbia, la malinconia, la tristezza, perché siamo un ricambio di stagioni che ha bisogno di cedere sempre il passo al momento nuovo.

Immagino sai un po’ il senso dello yin e dello yang. Un abbraccio tra gli opposti, una fusione.

L’abbraccio è un momento, un incontro, un mare di sensazioni, uno degli scambi umani che preferisco in assoluto.

L’abbraccio è tra due diversità sempre, a meno che non ci si abbracci da soli, ma non vale mica tanto.

Groviglio intricato tra commissioni, sentieri esistenziali e autori postali(di post)


Ah, oggi mattinata attiva, corri qua e corri là!

Caldo, ma un caldo corroborante, che avvolge, accompagna, fa sorridere a tutti, chi se ne importa se poi qualcuno guarda con faccia perplessa, dandoti ad intendere che non c’è nulla di cui sorridere. Io sorrido lo stesso, quando ne ho voglia, non c’è niente che mi fermi. Stessa cosa quando sono nera, dentro e fuori, produco fumo, ma per un’educazione che definirei estrema, mi controllo fuori casa, gli altri non devono subire il mio umore, per cui sono gentile, chiacchiero, mentre aspetto che prima o poi un tic all’angolo della bocca mi smascheri.

Oggi sorrido, è una giornata troppo bella, anche se le mie preoccupazioni bussano nel petto, io le respingo e le butto dietro un’inferriata, metto un lucchetto e faccio pure una pernacchia!

Le rose sbocceranno per il mio compleanno, me lo sento! Ogni anno me lo dico, poi non ricordo, no, l’altr’anno sono sbocciate dopo, ma questa volta sono lì per lì che iniziano a sporgere i petali: quelli rosa canonici e quelli gialli dalle punte porpora.

Ci sono cose, persone, situazioni che non mi va di affrontare e vorrei puntare i piedi a terra e cocciutamente impedirmi di andare in quella direzione, voltarmi di spalle col broncio e le braccia incrociate, ma non sono capace, mi hanno inculcato un qualche giorno qualche sorta d’aggeggio sotto pelle che mi trasmette sensi di colpa in impulsi elettrici.

Vorrei librarmi in cielo con un balzo teso e un colpo di reni, volgermi al sole e sollevarmi da tutto, ma poi ho dei cuori grandi che amo più della mia esistenza, così miserella, e non c’è nulla che mi porti via, passasse una bufera.

Allora, si vive di corpo e di mente, e ormai ho capito che l’idea di proseguire nella vita in linea dritta avanti a noi, è un’illusione cognitiva. Sono certa che se i nostri passi esistenziali fossero imbevuti d’inchiostro e noi vivessimo su di un immenso foglio immacolato, alla fine di questi giorni, il Creatore appenderebbe tra le nuvole e le stelle, questi capolavori nostri, come linee di arte astratta, tutte curve, intricate, avanti indietro e poi una svolta e poi ancora.

Sta tutto nel viaggio, nel coinvolgimento che ci mettiamo, quanto di noi sarà su quel foglio? Sarà un disegno ideato da noi, dalla passione, dall’estro creativo o una copia maldestra di altri ?

Ancora una volta ho divagato dai miei giri concreti ai grovigli esistenziali, mah, il cervello è un animale assai curioso!
Propongo un giochino divertente, stimolante che vi darà da pensare.

Io leggo molti di voi dal Reader dei Blog I follow, giusto?

Scorro e pilucco o mi soffermo e contemplo. Ognuno ha il suo stile e ci si incomincia a conoscere, perciò scorrendo i post dall’alto è un riconoscere quasi dei compagni di classe. Però. Per caso, scendendo troppo in fretta dai titoli in cima, mi si sono incrociati davanti agli occhi i titoli con gli autori e che sorprese! Titoli inaspettati , quasi un colpo! Eppure niente di lontanamente illecito, ma cerchiamo sempre certezze, il bisogno di capire chi si ha di fronte. Il risultato è stato molto divertente. Vi propongo di leggere i titoli dei post scambiando gli autori. Molto interessante!

Il tempio delle capre


C’è una struttura in costruzione da anni di fronte casa mia. In realtà hanno cominciato a costruire e poi per motivi che mi sono ignoti, hanno lasciato senza proseguire.

La struttura è un perimetro di forma trapezoidale, a causa del segmento di terreno cui si poggia. Un muro di mattoni e colata di cemento, col pavimento sempre cementificato (una bellezza insomma, un’opera d’arte). Quando piove piove all’interno.

Nel terreno adiacente scorrazzano delle capre, madri e figlie, nere e bianche.

Stamattina, nel risveglio del paese, con la luce dorata che abbracciava tutt’intorno, ho posato lo sguardo di fronte e ho visto un tempio diroccato abitato da capre e mi sono ritrovata a pensare a un quadro allegorico di animali, un tempio di capre a capo di esso. Mentre quelle lentamente percorrevano il perimetro interno, parevano davvero sacerdoti in processione. Mi è scappato un sorriso furbo, non lo nego.

Mi sono chiesta poi se potessero invece essere capre sacre in un tempio, come vacche indiane, gatti dell’antico egitto e altri che dimentico.

Penso proprio che il Tempio delle capre sia lì per loro in effetti, sono le sole monache a pregare, un Dio buono speriamo, misericordioso, che ponga almeno un tetto su quelle teste cornute!

P.S. Non è mia la foto, se a qualcuno sorgesse il dubbio che io viva in India.