Un incontro particolare-I racconti di Lara e Ruben.7-


Ruben stava stava piazzando trappole per lepri nel sottobosco.
Avevano percorso una buona parte del tragitto da fare, ma ne avevano ancora per molto.
Raramente ormai si avventurava solo, c’era sempre un compagno con lui, Gorgo il più delle volte.
Aveva bisogno di stare per conto suo, almeno ogni tanto, per riflettere in pace, senza dover fingere che tutto andasse bene, che tutto gli andasse bene.
Sembrava fosse passata un’eternità da quando viveva con gli zii in un piccolo villaggio.
Non è che avesse passato un’infanzia felice, ma lui era stato un ragazzino spensierato, a dispetto degli eventi.
I suoi erano mancati presto e il riserbo sulla loro sorte era un motivo valido per il suo viaggio.
Sapeva che c’era molto in ballo, che il silenzio degli zii aveva avuto un prezzo.
Non è che l’amassero, ma lo tolleravano e quando avevano compreso quanti guai potesse combinare, si erano arresi: niente più lavoro nei campi, né urla, né botte.
Un pasto lo trovava sempre, e per il resto del tempo stava in giro a bighellonare.
Gli zii però avevano finito per amarlo sul serio e non toccando l’argomento genitori, gli avevano spiegato alcune cose sulla Città Sacra e i suoi abitanti.

Un giorno era passata Lara dalle sue parti e gli zii l’avevano ospitata con deferenza.
Ruben si era rifiuato di essere rispettoso, ma al contrario del solito, era rimasto, troppo incuriosito dalla ragazza. Poi, l’incendio che era divampato nel villaggio. Lui e Lara erano rientrati da una gita nei boschi, che scoprì poi essere stato un giro di perlustrazione, e avevano trovato un mucchio di cenere e desolazione. Tutti morti. Non c’era una spiegazione logica a un distruzione così rapida, la magia era l’unica parola che gli girava in testa, ossessivamente.

Si riscosse da questi pensieri che non sapeva risolvere, per scoprire di avere ormai svuotato il sacco per le trappole.
Tornò sui suoi passi silenzioso, ma un guaito lontano lo fece fermare.
Ascoltò immobile. Niente. Fece un passo e il guaito ricominciò. Fermo. Niente. Passo. Guaito.
Ruben allora cambiò direzione, aveva capito dove fosse la fonte di quella voce.
Fu attento a non calpestare rami secchi che potessero spaventare la creatura in affanno.
Scrutò tra i cespugli e trovò una piccola radura al centro della quale un ammasso di pelo rosso si contorceva disperato.

Si avvicinò con circospezione. Due occhi tondi gialli come l’oro lo guardavano con terrore e dal musetto tondo e un po’ schiacciato usciva un lamento di dolore.
“Stai tranquillo, voglio aiutarti. Prometto di essere gentile se tu ti calmi, ok?”
L’animaletto lo guardava fisso, ma parve calmarsi. Ruben si avvicinò di più per controllare: aveva una zampa ferita e ancora incastrata in una tagliola.
“Allora ci sono ancora i bastardi! Prendo il mio coltello adesso, ma non spaventarti, devo fare leva su questo aggeggio infernale.”
L’animale si leccò la zampa e poi chiuse gli occhi. Ruben fu certo che capisse.
Fece scattare la trappola e il botolo rosso si allontanò zoppicando.
“Ehi, fermati. Se vieni con me, c’è Lara che ti può curare e Gorgo, se tralasci l’aspetto, ti canterà storie incredibili. Ci stai?”
Il piccolo si fermò e lì rimase finché Ruben lo raggiunse e lo prese sotto il braccio.

Quando giunse al campo provvisorio, trillò:”Lara, aiutami! C’è un amico da aiutare!”
“Fatteli da te i massaggi alle gambe! Te l’ho già detto che non sono stupida!” Lara continuava a pulire patate.
Gorgo che era accovacciato vicino sussurrò:”Lara, penso che tu debba dare un’occhiata, io stesso stento a crederci..”
Lara finalmente alzò lo sguardo e le cadde il coltello, mentre sgranava gli occhi con la bocca spalancata: “Uno spirito protettore…”.
Ruben guardò l’amico peloso :”Ma che dici? Comunque è ferito, vuoi aiutarmi sì o no?”
“Come hai fatto, come hai fatto a vederlo? E’ venuto con te da solo?”
Ruben era evidentemente seccato dall’interrogatorio:”Sì, è venuto con me. Prima però l’ho liberato da una tagliola nel bosco, l’ho invitato a venire qui perché tu lo curassi, ma ora me ne pento, perché hai solo voglia di chiacchierare!”
Lara si alzò:”Tu sei stato scelto da forze più grandi Ruben. Non me lo spiego,ma è così. Questo spirito resterà sempre con te da adesso. Trattalo bene. Ha già parlato?”
Ruben la guardò sospettoso:”Non dire fesserie. Comunque un cucciolo l’ho sempre voluto, aiutami a curarlo.”

Lara annuì e Ruben notò che lo guardava con un rispetto nuovo.

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