Racconto di giugno ammantato


gazza riccio

C’era una volta un porcospino curioso; egli viaggiava per i campi e per i boschi, evitando le vie di transito umano.
Il suo musino appuntito s’infilava ad annusare ad ogni passo, tra foglie e steli d’erba.
Quand’era stanco semplicemente si racchiudeva in sé come un bozzolo, un gheriglio sigillato.

C’era una volta una gazza che si lanciava gridando da un ramo all’altro, sempre in cerca di qualcosa che non trovava.
Il suo volo era poco aggraziato, il suo strillo stonato, ma lei era libera come pochi suoi simili, incurante delle regole e degli istinti… tranne uno, mordace, stritolante, opprimente: prendere, prendere, prendere!

Fu così che un giorno il riccio passettin, passettino, annusando il terreno caldo, si scontrò con la gazza che saltellava senza posa, con lo sguardo distratto.
“Tu! Ah Ah Ah !!! Che mi venga un colpo! Che bel cosino che sei! E non guardi dove metti i piedi? Potevi pungermi, infilzarmi e tramortirmi, ti pare?”

Il riccio col nasino umido, scrutò annaspando quell’uccello chiassoso: “Io.. vede.. signora, mi scuso, non l’ho proprio vista, né ho sentito il suo odore in tempo, non la pungolerei mai, parola mia!”

“Ah Ah Ah !! Che bel tipetto sei! Così elegante, mi piaci sai, hai una certa classe, un nonsoché… comunque dove stai andando? Quelli come te non si incontrano spesso, sai?”

“Io, beh… forse, si potrebbe dire che sono un avventuriero. Viaggio, non mi fermo mai, cerco sempre un nuovo orizzonte.”

La gazza strabuzzò gli occhi e strillò senza contegno: “Ah, che meraviglia!! Anch’io cerco, sempre, ad ogni balzo, ad ogni atterraggio! Che esserino aitante! Di dove sei esattamente?”

Il riccio si appallottolò un pochino, giusto un cenno, assunse la forma di una timida mezzaluna puntuta.
“Io signora, sono lusingato dai suoi commenti, Lei di certo è una signora di mondo e ciò mi allieta ancor di più. Ho viaggiato molto e non so se conosce la fattoria in cui sono nato. Comunque se mai ne sentisse parlare, è quella dai tetti verdi, coi meli tutt’intorno.”

“Torno subito!!”

La gazza prese il volo, un po’ sbandando e un po’ strillando. Il riccio ci rimase un po’ male, gli piaceva conversare di tanto in tanto e non ne aveva occasione spesso. Sospirando riprese il suo cammino, certo di essere stato rifiutato.

Un altro scontro con l’uccello bianconero!

“Ah, ma allora è un vizio! Ah Ah Ah!!! Bene, bene, allora ti faccio sapere che la tua fattoria è il mio paradiso di caccia preferito. Non ero certa che fosse quella, ma sono andata a controllare ed è proprio quella in cui bazzico più volentieri: non ci siamo mai incontrati prima, strano!”

“Sì, beh.. io sono partito qualche mese fa, in effetti.. Lei con quel suo incedere elegante, col suo volo sinuoso, si muove veloce sfruttando le correnti. Pensi che lei ha percorso i miei mesi di viaggio in pochi minuti.. è proprio di una specie superiore lei..”

“Oh, iooooo! Suvvia, ma dai! Oh oh oh !!! Ih ih ih !! Mmmmmm.. Tu, bel briccone, mi fai quasi arrossire! Uh uh uh!! Arrossire, come un pettirosso, non è divertente? Senti, che ne dici…”

Il riccio sporse il nasino all’insù, dritto come un fuso: “Dico, dico! Se lei mi onora, mia bella signora, che ne dice di cercare insieme ?”

La gazza balzellò tutt’intorno, stridendo come una rondine in primavera.
“Ma è forse una proposta? Sei serio? Sei sicuro, caro il mio signore irtuto?”

Il riccio sorrise, quanto è possibile per un riccio farlo, considerando la timidezza..
“Consentimi, mia Pulcinella leggiadra, vienimi appresso, ch’io ti mostro la strada.”

E fu così che il riccio con la gazza furono inseparabili per la vita intera, nel viaggio della vita, nella contea dei Tetti Verdi.

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