Di fuoco e acqua


La materia dei sogni
Si scompone e ricompone
In stelle luminose
Che accendono e scaldano
Fiamme ardenti e passioni
Di amori cocenti.
Ho sentito l’odore
D’un fuoco che brucia
E il calore sul volto
Una carezza suadente
Che m’ha portato lontano
Come cane al guinzaglio.
Ora guardo altrove,
Acqua che scorre e canta
La mano immersa
Per lavare via la faccia
E cercare freschezza
Da un antico calore smarrito.

Non importa, non ha importanza


Le veniva voglia di urlare, appena i passi salivano le scale.
Stringeva i denti fino a sentire dolore per ore.
I giorni scivolavano via dal calendario e i problemi restavano.
Il suo sguardo altrove, la sua voce dolore. Il materasso affossato sui lati, al centro intatto.
Pensieri nascosti e pavimenti negli occhi: piastrelle, soffitti e il cielo altrove, ma non occhi, non i suoi, così distanti.
Il grigio velava le cose e lui si affannava sui problemi che restavano sempre lì, appesi a qualche gancio inconsistente.
Parlava, come fosse niente, come se lei fosse così, per natura, ed effettivamente ci stava diventando così: triste creatura.
Un giorno, ogni tanto, c’era il giorno in cui chiedeva il motivo di quella faccia, di quell’atteggiamento fastidioso: non va, non va.
Lei non aveva niente, aveva nulla e poi smottava e tutto franava, mentre sapeva già di sbagliare: cose inadatte da maneggiare per chi non è competente.
Rabbia e distanza e dolore che nasce altrove e cresce ovunque.
Poi, il calendario resta alle spalle, il desiderio si spegne, il mondo soffre e nulla le appartiene, né a lui rimane.
Potrebbero guardarsi, bastarsi, ma ci sono ganci e scale e calendari, perciò.. non importa, non ha importanza, la natura sopravvive le sue creature e i pensieri si liberano dalla mente, viaggiano oltre le teste chine sulle piastrelle.

Nell’utopia d’un bisogno


Se nei tuoi occhi vedessi amore, potrei reggere questo e oltre,
Se ti trovassi al mio fianco, avrei nulla più da chiedere,
se i baci struggenti fossero parole, vorrei ascoltare per ore.
Di chi la colpa d’un cuore incrinato?
D’un amore mancato? D’un sogno cancellato?
Forse c’è un posto per chi spasima e soffoca e ha il petto greve.
Di certo non l’ho trovato e camminerò tutti i miei giorni con lo spirito perduto al mio fianco.

Biografia agra d’un cuore sbiadito


E se non fosse raggiungibile, che almeno sia speranza: così ch’io possa trovare conforto nell’idea d’un calore, nel sogno etereo d’un abbraccio, quello uno, per me sola.
Se non è e non sarà che io non sappia mai e mi illuda, credendo ferocemente, d’aver trovato e non capito: così ch’io possa fare e rifare la stessa matassa, senza sguardo volgere.
Se anche fosse ch’io possa aver capito, che mi si dia la forza di non cedere: così ch’io termini la tela d’una vita e che sia il mio tratto distinguibile, seppur non memorabile.

La falce può attendere


Ma dove se ne vanno i sogni, i desideri?
mano nera che soffochi e prendi, dove vanno i bisogni e le paure?
Una conta infernale e sotto a chi tocca, fuori tu, continua il sorteggio: ad occhi chiusi chi tocchi è perduto.
Dove sono i bambini di allora, il futuro? Chi le risa, chi le bizze e tutto a divenire: dove celarsi da te?
Il tuo bottino sempre colmo, gli ostaggi certezze: chi ti ferma, chi ti piega? Mani giunte e grande fede: credere.
Credere sempre, fino alla terra, fino alle stelle e poi tornare. Vivere e morire e tribolare: sperare e lottare.
Dove vanno le vite, i colori, sguardi e odori? Nel mio petto c’è un posto per tutti, i sorrisi e le voci.
Ogni vittoria, un inganno, il gioco a perdere, non ha d’essere altrimenti: allora, perdi, stavolta perdi.

Evoluzioni rapide


Ti trovo
Fremente
Sorprendo
Impudente
Tormento
Tormento
Tormento .
Candide
Fiamme
Nevi
Ardenti
Mi senti
Mi senti
Mi senti.
Vattene
Bocconi
Il volto
Nascondi
Disprezzo
Disprezzo
Disprezzo.
Con un dito
T’incateno
Uno sguardo
ti posseggo
Tengo ti
Tengo ti
Tengo ti.