Non importa, non ha importanza


Le veniva voglia di urlare, appena i passi salivano le scale.
Stringeva i denti fino a sentire dolore per ore.
I giorni scivolavano via dal calendario e i problemi restavano.
Il suo sguardo altrove, la sua voce dolore. Il materasso affossato sui lati, al centro intatto.
Pensieri nascosti e pavimenti negli occhi: piastrelle, soffitti e il cielo altrove, ma non occhi, non i suoi, così distanti.
Il grigio velava le cose e lui si affannava sui problemi che restavano sempre lì, appesi a qualche gancio inconsistente.
Parlava, come fosse niente, come se lei fosse così, per natura, ed effettivamente ci stava diventando così: triste creatura.
Un giorno, ogni tanto, c’era il giorno in cui chiedeva il motivo di quella faccia, di quell’atteggiamento fastidioso: non va, non va.
Lei non aveva niente, aveva nulla e poi smottava e tutto franava, mentre sapeva già di sbagliare: cose inadatte da maneggiare per chi non è competente.
Rabbia e distanza e dolore che nasce altrove e cresce ovunque.
Poi, il calendario resta alle spalle, il desiderio si spegne, il mondo soffre e nulla le appartiene, né a lui rimane.
Potrebbero guardarsi, bastarsi, ma ci sono ganci e scale e calendari, perciò.. non importa, non ha importanza, la natura sopravvive le sue creature e i pensieri si liberano dalla mente, viaggiano oltre le teste chine sulle piastrelle.