Ti aspetto #1.


Il caldo non dà tregua.
Le finestre sono aperte su cortili immobili.
Non mi va proprio di uscire, però non mi va neanche di stare qui, a reggere lo sguardo di un paio di mosche petulanti.
Tanto vale darsi una mossa e cercare Mojo.
Faccio partire l’ultimo numero tra le chiamate: “Ok, qui mi sento morire, che facciamo? Mare? ”
Un sospiro, Mojo fa sempre finta di sopportarmi poco : “Senti, non lo so, che vuoi che ti dica? Fa caldo, non ho voglia di pensare, tanto meno prendere l’auto e fare lo sforzo di guidare.”
Che scemo.
“Lo so che fa caldo, ma stare qui mi fa impazzire, almeno vieni a farmi compagnia, possiamo sempre sederci in balcone e rinfrescarci con la pompa !”
Ride lui. “Sei così pazza che quasi accetto. Non so dove ho messo il costume, se non mi vedi entro un quarto d’ora vuol dire che non l’ho trovato.”
“Quanto sei perbenino! Molla tutto e vieni qui, puoi sempre restare in mutande, che sarà mai, siamo solo noi, eh!”
Sbuffa. “Già, ok, ho capito. Sei solo tu, hai ragione. Arrivo.”
Attacca.
Solo io? Perché mi infastidisce? Poteva dirlo diversamente, tipo che siamo tra amici, migliori amici, che non c’è vergogna tra noi. Invece, sono solo io. La solita amica amorfa.
Eppure, dovrebbe saperlo che io cedo alle provocazioni, me ne cibo, sì.
Sarà che sono curvy, come dicono all’estero; invece qua diciamo grassa, chiatta, cicciona. Eppure piaccio, anch’io piaccio e avrei proprio voglia di fargli venire un paio di palpitazioni.
Della cellulite me ne frego, altro che malattia, se fosse così, sarei condannata; io e l’altro 90% delle donne.
Poi, Mojo mi ha vista tante di quelle volte che non ci bada proprio e questo è un bel vantaggio.
I miei difetti a lui non li ho mai nascosti, l’ho persino obbligato a farmi una ceretta all’inguine, perché non riuscivo proprio a dare lo strappo. Era così inorridito, che faccia! Voleva recuperare i peli dalle strisce a ricordo della mia stretta parentela con le scimmie. Ad oggi, dice ancora che io discendo direttamente da loro, senza anelli evolutivi di mezzo.
Mi entusiasmo così tanto che non penso più al caldo, mentre mi faccio la doccia e mi cospargo di acqua profumata .
Nuda e gloriosamente tanta mi piazzo davanti all’armadio con le mani sui fianchi.
Niente costume per me, non vorrei metterlo a disagio, perciò starò in biancheria, anzi, lingerie !

Sento i passi di Mojo sulle scale , ma non corro, tanto ha le chiavi.
Rimango in balcone fintamente assopita, avvolta nella vestaglia di seta che mi ha regalato Ruben, so che Mojo lo odiava e non ho mai capito perché. In fondo Ruben era un bravo ragazzo, mi piaceva davvero, ancora non ho capito perché non ci siamo più visti. Si è allontanato gradualmente, conservo un buon ricordo di lui.
“Lalla! Ehi, non mi prendi il cappotto, non mi servi il martini ?”
Scemo, scemo.
Sento che arriva e incontro il suo sguardo, mentre fingo di stiracchiarmi.
Lui mi guarda strano, sembra contrariato, seccato.
“Che c’è ? Dov’è il cappotto, non avevi troppo caldo? Martini Mojo, ma che dici ?”
Ridacchio, e scuoto una mano come ad allontanare le sue sciocchezze.
“Dormivi? O forse sono arrivato in un momento inopportuno..”
Mi continua a guardare storto e poi, non si siede.
Sbuffo. “Che dici? Stai male? Mi ero appisolata e poi, ti ho invitato io, ma che momento inopportuno !”
Sospira e si siede sulla sdraio affianco alla mia.
Mi guarda incerto, ma sembra più sereno.
Alzo un sopracciglio e aspetto.
“Beh, è quella vestaglia: pensavo che fossi con qualcuno. Chi te l’ha regalata? Uno di quei poveracci insulsi..”
“Ehi! Calma, frena! Lo sai benissimo che questa vestaglia me l’ha regalata Ruben, cosa che hai criticato fino alla nausea, ma è bellissima e di seta.”
Scuote la testa e ridacchia scontento.”Forse è piuttosto corta e scollata. Non sembri tu, ecco.”
Oh, allora forse…
Lo osservo e non riesco a non sorridere, per cui guardo lontano.
“Sai, Mojo, per te sono solo io, la tua amica, ma per Ruben ero una donna, per lui ero femmina, lo diceva sempre e mi annusava in estasi. Il collo, i polsi, dietro alle ginocchia.. femmina diceva e per la prima volta mi è sembrato un gran complimento, femmina.”
Lui tossisce e con la coda dell’occhio lo colgo mentre saltella scomodamente sul posto.
” Come sei tonta… non pensavo fossi così ingenua. Voleva solo portarti a letto.”
Sembra proprio infastidito.
“Eccome se voleva portarmi a letto! E l’ha fatto, per fortuna !”
Lo dico mentre mi volto a fissarlo e rido spensierata mentre lui quasi mi strangola, glielo leggo negli occhi che vorrebbe farlo.

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