Ti aspetto #4


Tremavo, dal bisogno e dalla paura, non ho mai saputo di essere così viva e pulsante.
Mojo mi guarda con un sorriso di immenso affetto, mi vede e io mi domando se va bene ciò che trova.
Sento che ogni angolo che ho nascosto in me, lui sta scoprendo e ho paura e ho bisogno.
“Mojo, ti prego.”
“Vieni qui, dai .”
Mi avvicino come una bambina incerta e lui allunga un braccio e mi attira al petto e mi stringe, così forte che fa male e talmente stretta che scompaio in lui.
Allenta la presa, quel che basta ad appoggiare la sua tempia alla mia e sospirare piano, mentre una mano lenta e circolare mi rassicura.
Pensavo ci saremmo saltati addosso, come affamati a un banchetto, ma noi siamo di più, lo capisco, l’ho sempre sentito.
Ora, lo so.
“Mojo…”
“Anch’io. Mi devi credere Lalla, anch’io . Tanto.”
Sento caldo e freddo e lui allontana il volto, mi guarda, mi carezza la guancia teneramente.
“Non piangere. Per favore. Lalla.”
Sgrano gli occhi, mi casca il mento.
“Piangere? Io…”
Allora lui col polpastrello raccoglie le prove, poi socchiude le labbra e succhia il dito senza mai distogliere lo sguardo dal mio.
Mai consolazione fu più grande.
Inconsapevolmente umetto il labbro inferiore e lui si sporge.
Non poggia la bocca sulla mia, la carezza con la lingua, mentre il suo fiato caldo mi provoca un brivido, come nei giorni più torridi. Un brivido di incandescente languore.
Ah, questo è il più splendido tormento!
Sporgo la lingua timidamente e sfioro la sua, finalmente.
Ruggisce, le sue mani afferrano la mia nuca e le sue labbra si incollano alle mie, le nostre lingue si cercano.
Per la prima volta, non subisco un trapanamento, non c’è un rotolo di mezzo metro che mi soffoca, nella sua passione lui mi consuma, lentamente, la sua lingua si strofina alla mia, mi stuzzica, mi condanna senza appello.
Mojo, Mojo…
Succhia le mie labbra, le lecca e poi ricomincia il balletto e mentre mi arrendo al suo calore, si stringe a me con decisione e lo sento, diamine se lo sento!
Mi manca il respiro, sono attaccata su più fronti, la sua lingua strofina la mia, mi accarezza la nuca, stringe un pugno tra i miei capelli e contemporaneamente sento la sua eccitazione, fiera, turgida e incandescente, premere sul mio ventre che esiste solo per accoglierlo.
Mi sento un ammasso di lava, ho bisogno di toccarlo, di conoscere la sua pelle.
Passo il palmo sul suo collo, forte in tensione.
Scendo sul suo petto, i palmi che si incontrano al centro, mi sento a casa, su questo posso smettere di combattere, su questo petto tutto il resto scompare e io mi posso riposare, ma ora no.
Ora, ho bisogno di accenderlo, di sentirlo mio.
Sfioro quei bottoncini piatti e scuri, così più piccoli dei miei, ma altrettanto sensibili?
Mi stringe di più e il nostro bacio è un annegamento, sono io che gli provoco questo?
Sfioro il suo addome teso, seguendo la scia di fitti peli chiari fino all’elastico dello slip e mi fermo.
Tutto è così intenso che ho la sensazione di essere in un mondo diverso, fatto di noi, la nostra carne ovunque, che si estende e contrae, il suo fiato che spazza le mie dolci colline e si unisce al mio.
Esisto solo per lui, per fondermi in lui .
Mi guarda, strofina il naso col mio.
“Ti prego.” lui che implora me, la sua mano corre a stringermi il polso.
Vuole che mi allontani?
Poi, mi bacia, dolcemente, mentre spinge la mia mano all’interno della stoffa inzuppata.
C’è qualcosa di più erotico?
Le mie dita trovano il velluto e la seta e una pienezza esaltante, sono felice e lui si blocca, in estasi.
Abbasso lo slip e lui scalcia impaziente, mentre scendo con lo sguardo, non posso che ammirarlo, perché è splendido, perché è lui e lui è mio.
Senza pensare, le mie dita tornano sulla sua carne.
Il mio tocco è leggero, ho bisogno di bearmi della sua consistenza, del suo tremore.
Adoro vederlo sobbalzare e piangere lacrime calde e salate.
Mi sorride e bacia il mio volto, una amante cieco nel suo ardore.
Lo stringo, più forte per saggiarne la pienezza.
Appoggio la fronte sulla sua spalla e lo contemplo, mentre lo accarezzo.
Lui appoggia il capo affianco al mio e mi sussurra amabili sconcezze all’orecchio.
Tremo e gioisco.
“Sei così bello.”

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