La migliore decisione possibile


Ogni cosa scorre, tutto si accumula e continua ad arrivare, mi basta uno stop per essere schiacciato, mentre continua ad arrivare.
Se solo si fermasse ogni tanto, qualsiasi cosa: le persone che chiamano, che si aspettano cose da me, il lavoro che non si può demandare e le faccende più umanamente necessarie.
Vorrei spegnere il telefono per due giorni interi, ma non si può fare a meno di voler passare chissà quanto tempo a dimostrare di essere mentalmente stabile.
Siamo tutti connessi, talmente collegati che a voler staccare i fili, solo un attimo per pietà, ci si deve giustificare, perché è un torto che si fa agli altri.
Questo è un girotondo che non arriva mai alla fine, non ci si butta per terra e non si ride più.
Si continua a girare e all’inizio è così stimolante, così bello stare insieme, fino a quando la presa nella mia mano è diventata una morsa, fino a quando il sudore sulla fronte mi ha impedito di distinguere i volti e le voci degli altri sono diventati frase insensate.
Anche tu, che mi hai preso il cuore, vorrei potessi restituirmelo per un paio di notti, perché vorrei dormire senza preoccuparmi.
Vorrei non pensare ai tuoi sguardi, ai tuoi rimproveri, alla delusione che ormai viaggia tra noi, come un avvoltoio in attesa del primo che soccombe.
Vorrei che il mio desiderio fosse libero, i miei sentimenti chiari e le relazioni prive dei solidi nodi , tutto liscio e trasparente.
Cammino con la bocca amara, lo stomaco pesante e il passo trascinato di malavoglia.
Guardo intorno e svolto verso un’altra zona, oggi mi defilo.
Col cuore in gola che mi soffoca e mi ricorda di avere ancora sangue nelle vene, afferro il cellulare, maledetto guardiano del mio tempo e lo spengo. Un gesto idiota che equivale a un’evasione da carcere di massima sicurezza.
Mi tolgo la giacca e slaccio la cravatta, che getto nel primo cestino. Inizio a ridere e allungo il passo, perché CAZZO sono già più leggero.
Entro in un tabacchino e compro un pacchetto di sigarette, non le tocco da dieci anni e non so neanche se ne accenderò una, ma solo sapere che se mi va posso farlo, mi fa sentire libero.
Sono tentato di prendere una rivista porno, tanto per, ma chi lo fa più? E mi rendo conto che è parte di tutto quello che mi pesa sulle spalle: tutto pronto, fruibile, piatto e insulso.
Devio per il parco e camminando nel verde decido di levare le scarpe e i calzini: l’erba non è morbida come piace scrivere nei romanzi, punge ed è pure meglio, perché so che è reale.
Ho voglia di gridare, di cantare a squarciagola e spogliarmi di tutto. Che fosse stata così esaltante l’illuminazione di San Francesco?
Mi sento vivo, ho voglia di toccare, annusare e riempirmi gli occhi di tutto.
Sento il suo sguardo come una coperta avvolta sulle spalle e voltandomi scopro il suo sorriso.
Mi stupisco e mi rendo conto che sta rispondendo al mio, non ho smesso di sorridere da quando ho cambiato rotta.
Mi avvicino ipnotizzato e mi fa posto sulla panchina senza parlare e per questo sono immensamente grato.
Ci guardiamo e basta. Non riesco mai a guardare a lungo qualcuno, perché non sopporto che mi si guardi dentro e ancor meno voglio rovistare nella mente degli altri, è la più grande intimità e io ormai non voglio più condividerla. Specialmente con te che mi hai tolto anno dopo anno ogni idea di me stesso.
Sospiro, vinto dall’emozione, vorrei quasi morire adesso, per concludere con questa completa serenità nel cuore.
Non voglio vivere i momenti dopo, la realtà che sporca tutto, i dubbi, i bisogni, i sogni infranti.
Mi osserva e so con certezza che mi sta leggendo come io leggo la comprensione nei suoi occhi.
Avvicina il suo volto al mio, appoggia la guancia alla mia ed è perfetto.
Sento il suo respiro che scalda il mio orecchio, un brivido caldo lungo la schiena e inconsapevolmente mi ritrovo a scorrere col palmo la sua schiena.
Con le dita sfiora il mio volto e mi asciuga lacrime che non sapevo di aver versato. Si avvicina con lo sguardo colmo di tenerezza e lecca le ultime tracce della mia tristezza.
Sono talmente duro che ho paura di mettermi in imbarazzo, potrei umiliarmi se continua così. Non mi sono mai sentito così.
Le mie labbra catturano la sua bocca e io non esisto più, non sono altro che vita che scorre e fuoco che brucia.
Voglio restare sulla sua lingua, nascondermi tra le sue labbra per sempre.
Ha il sapore di un dolce calore, mi sento oltre, credo di sfiorare il senso, di capire appena, e ho bisogno di essere qui in questo momento, di avere di più, di dare di più.
Si avvicina e siamo aderenti, due cuori in tumulto, mentre le mani scorrono e pressano, sfiorano, memorizzano forme e anse.
Bevo dalla sua bocca come un disperato e non mi curo di nulla.
Le sue labbra scendono sul collo e bacia, morde e succhia la mia pelle.
Mi umilierò, non posso resistere.
Ricatturo la sua bocca, la sua testa presa nella morsa delle mie mani, trasmetto tutto ciò che provo.
Ho deciso e non cambierò idea.
Ci guardiamo e vedo la stessa emozione, allo specchio.
“Ti amo.”
“Lo so.”
“Ti amo.”
“Lo so.”
Sono libero.

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