Il villaggio. Borg


“Muoviti e datti una lavata per bene, ma cosa credi che io possa aggiustare tutto per te?”
“Ascolta tuo padre, stanno arrivando Borg, non vuoi sistemarti, eh? Se stai calmo e in ordine, dovresti fare una buona impressione, eh? Lo sai che sei intelligente, non avrai problemi. Al prossimo Consiglio Segreto ti indicheranno come curatore della Biblioteca dei Savi. Eh?”
La voce lacrimevole della madre era come un lento graffiare sotto pelle, avrebbe voluto gridare dal fastidio, ma temeva il padre, troppo.
La guardò e le sorrise, con poca convinzione.
“Sì madre, immagino andrà così.”
“Muoviti ora!”
Quell’uomo era un incubo. “Sì padre, vado.”
Corse sulle scale e diede una bella spinta al fratello minore, non gli importava degli insulti che questi gli lanciava.
“Corri giù moccioso, se torno indietro le prendi e se arrivano e ci trovano così, immagina tuo padre che fa.”
Il ragazzino smunto gli corse incontro. “Nostro padre, caprone. Perché ti comporti così? Sei diventato imbarazzante. Il modo in cui tratti Karho, è una vergogna. Ora guardano male anche me!”
Karho. Borg si piantò a un soffio dal naso del fratello, le emozioni in subbuglio, la frustrazione ormai a livelli insopportabili.
“Non nominarlo, tu non capisci niente! Non capisci davvero, e quindi non parlarmi. Se ti vergogni tanto che ti giudichino male a causa mia, fatti un carattere, così ti giudicheranno male, bene non importa, ma almeno sarà di te che parleranno.”
Il ragazzo lo osservò in silenzio.
“Perché non vuoi spiegarmi cosa ti succede? Lascia perdere quella gente con cui vai in giro, non serve a niente. Per favore. ”
Altra spinta. “Ti ho già detto che non puoi capire e quelli non c’entrano. Non cambia niente se anche mi chiudessi in casa. Ora scendi e non mi scocciare.”
Borg si voltò e si chiuse nella stanza da bagno.
Non poteva parlare con nessuno. L’unico con cui avrebbe voluto parlare gli faceva provare cose che lo riempivano di rabbia e diventava tutto inutile. Biblioteca… i suoi genitori erano degli illusi, suo fratello sì che sarebbe stato perfetto per quel compito. Brad era calmo, studioso ed estremamente intelligente. Niente a che fare con lui. Illudersi diversamente sarebbe stato stupido e lui non era così stupido.
I suoi genitori non si rendevano conto che lui rischiava l’esilio, altro che preoccuparsi per la posizione di prestigio!
Tutta colpa di quel ragazzo strano. Karho.
Si prese i capelli tra le dita, li torse fino a farsi venire le lacrime. Picchiò la testa contro la porta e si decise a lavarsi, ormai spento.
Si grattò via la pelle a forza di sfregare, sperava forse di trovare un altro sotto se avesse scavato abbastanza?
Si asciugò con furia, beandosi del dolore, perché lui lo meritava. Meritava il dolore perché si stava condannando a una fine orribile.
Non si è mai sentito che gente come lui riuscisse a passare indenne Il Consiglio dei Savi.
Si vestì con cura, reprimendo i brividi di terrore che lo scuotevano nell’attesa della visita di quegli uomini osannati.
Non aveva mai capito chi fossero davvero, né quanti anni avessero o da che famiglia venissero.
Il mistero che li avvolgeva era inquietante.
Scese le scale, ormai avvolto da una pace ottenebrante. Il padre lo squadrò e fece un cenno di approvazione. La madre gli sorrise commossa, gli occhi traboccanti di lacrime. Aveva così pena di quella donna da disprezzarla. Viveva per il marito e idolatrava i figli, soprattutto il maggiore. Lui non riusciva proprio a ricambiarla, era troppo stupida nella sua ottusa devozione.
Il fratello minore lo guardava incerto, Borg si limitò a un’occhiataccia minacciosa.
“Brad, osserva bene tuo fratello, fra due anni dovrai fare buona impressione anche tu.”
Il ragazzo alzò le spalle sconfitto. “Sì madre.”
“Veramente, ci controllano da quando siamo nati, non credo che uno possa cambiare la loro opinione appena prima del Consiglio.”
“Hai ragione Borg, come sempre!”
“Sì, madre.” Come si poteva parlare con lei? Il padre non la guardava nemmeno, limitandosi ad attendere sulla poltrona di pelle lucida.
Una folata gelida li fece rabbrividire  e mentre si coprivano il volto per la violenza del vento improvviso, i Savi apparvero loro.
La madre si gettò ai loro piedi baciando le vesti ora dell’uno ora dell’altro. Nessuno riusciva a dire quanti fossero, né ricordava mai i loro volti. Ogni settimana i Savi facevano visita agli abitanti del villaggio e nessuno ricordava le loro caratteristiche più banali.
“Sia la nostra casa degna della vostra venuta!”
“Donna alzati e siediti all’angolo.”
La madre ubbidì loro con il volto sorridente, il ritratto della beatitudine.
“Porta i tuoi figli al nostro cospetto, Baron.”
Il padre inchinandosi li prese per le braccia, stringendo forte a monito e li spinse di fronte ai Savi.
“Bene, ecco il nostro caro ragazzo. Borg, sei pronto per il Consiglio?”
Lo sguardo dell’uomo era stranissimo, Borg si sentì nauseato, ma fece di tutto per svuotarsi di ogni pensiero. In questo modo la vertigine scompariva.
L’uomo sembrava contrariato, ma sorrise teso e proseguì col fratello minore.
Borg sentiva di essersi salvato per un pelo da una caduta rovinosa.

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