Il villaggio. Preparativi e promesse


“Non sembro più io, questa è una donna!”
Berta rise al proprio riflesso: una splendida ragazza con le gote scarlatte e gli occhi accesi di gioia la osservava. Indossava un abito turchese, aderente al busto con una gonna che le cadeva morbida fasciandole i fianchi stretti e le gambe lunghissime, mentre le maniche strette e lunghe si aprivano dal gomito a campana, dando enfasi a ogni suo gesto.
“Berta, tu sei una donna. Figlia mia, non sai quanto questo mi commuova e mi spezzi il cuore allo stesso tempo. Avrei voluto che durasse di più la tua infanzia. Avrei voluto proteggerti ancora, come continuerò a fare, ma era bello quando non c’era fretta e questo momento sembrava lontano.”
La ragazza si voltò e si tuffò tra le braccia del padre. Lucash la strinse forte baciandole il capo come tante altre volte aveva fatto da quando era nata.
“Andrà tutto bene.”
“Come puoi dirlo? Stasera devo andare dalle zie, per un intero ciclo lunare e il mese dopo ci sarà il Consiglio!”
Berta non riuscì a trattenere più la tensione e pianse col volto nascosto sul petto solido del padre.
“Ho dei piani Berta, ma non posso dirteli e sai perché. Tu stai tranquilla, mi occupo di tutto io, sarai abbastanza impegnata a contrastare gli attacchi psichici delle streghe.”
“Lo sono davvero quelle, lo so: non è più un gioco.”
“Non ti preoccupare, avrei voluto solo che fosse durata di più la tranquillità. Resisti Berta, sei una donna. Credi in me sempre. Capisci che non posso spiegarti adesso, ma quando tornerai, capirai tutto. Ti devi fidare di me e adattarti ai cambiamenti. Devi continuare ad allenarti con le trappole. Capito?”
La ragazza lo guardò, capiva che c’era un patto solenne tra loro anche se inespresso chiaramente.
“Sì papà.”
Lucash sorrise e l’aiutò a preparare i bagagli e ripose con cura l’abito confezionato per la figlia.
Sospirò per il peso di tutti quegli anni di tensione e preoccupazione costante, per la figlia, per la famiglia che non aveva più visto. Sperava con la speranza di un fanciullo alla sera che li avrebbe rivisti, che avrebbe avuto l’occasione di riunire tutti per la prima volta. Sarebbe anche potuto morire dopo. Non gli importava di altro.
Perla seguiva Berta ad ogni spostamento e la ragazza si muoveva lasciandole spazio, in maniera inconsapevole, come un balletto armonioso provato dai danzatori infinite volte.
Lucash soffriva un po’ per quella relazione incompiuta, ma non aveva troppa comprensione per la gatta. Avrebbe solo voluto che Berta avesse di più. Lui ci aveva provato, ma non era certo di bastarle.
“Berta, penso sia meglio che io non ti accompagni.”
La figlia apparve sorridendogli teneramente col bagaglio sulle spalle.
“Certo che no papà, non vorrai che ti trasformino.” Gli fece l’occhiolino e rise, poi lo abbracciò e ricevute le solite raccomandazioni si avviò attraverso il bosco.
Lucash guardò la gatta. “Già, non lo vorrei neanche io.”
Quella gli soffiò contro e si allontanò dietro la ragazza.
“Ok ragazzo, entra!”
Con un balzo Kajey gli apparve davanti sorridente.
“Il tetto?”
Lui annuì e l’uomo lo prese per il braccio e chiuse la porta.
“Bene, finalmente. Ci dobbiamo presentare?”
Il ragazzo scosse il capo. “Lo sa che io sono il figlio del pescatore e sa il mio nome. Io so il suo e che lei è un forestiero.”
“Sediamoci, credo di sapere un paio di cose che tu ancora ignori. Ti pare possibile?”
Sedendosi Kajey ridacchiò. “Lo spero signore, io voglio sapere tutto ciò che vorrà insegnarmi.”
Lucash si strofinò la barba corta. “Bene, ma dammi del tu, niente signore. Non lo sono più da quando ho posato il primo passo su quella maledetta montagna. In più, i compagni di avventura non hanno tempo per i convenevoli.”
“Lo immagino, io sono pronto e speravo che tu stessi organizzando qualcosa.”
Lucash annuì. “Sto organizzando tutto questo dal giorno in cui sono arrivato in questo villaggio. Ora che Berta ha diciassette anni e il Consiglio Segreto sta per riunirsi, è finalmente giunto il tempo di mettere tutto in moto.”
Kajey si fece pensieroso e l’uomo decise di lasciare che si prendesse il suo tempo.
“C’è una cosa che devo dirti e non cambierò idea, piuttosto me ne vado da solo.”
“Calma, calma. Qui mettiamo tutte le carte giù, scoperte. Decidiamo insieme. Non serve stare sulla difensiva. Dimmi,dai.”
“Sì, scusa. Si tratta di mio fratello.”
“Lo so, anche lui è diverso.”
“Lo sai?”
“Certo, ho notato un paio di volte come si muove.”
“Non posso lasciarlo qui.”
“Certo che no! Due Ragazzi Degli Alberi, e non ne avevo mai visti prima!”
“Non capisco Lucash…”
“Io sì. Non mi interessa che tuo fratello sia diverso per come lo intendi tu. Devi sapere che da dove vengo io, ogni bambino è uguale a un altro e si aspetta che crescano per sapere il loro orientamento emotivo, mi capisci? Nessuno lo dà per scontato. Non importa e basta.”
“Qui non è ammissibile, il fratello di mia madre è stato esiliato per questo. Mia nonna ne è morta e mia madre non è stata più la stessa.”
“Me lo ricordo.”
“Voglio ritrovarlo.”
“Lo ritroveremo.”

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