Il villaggio. Sacrifici


“Sta soffiando forte.”
“Di che ti preoccupi? Lascia che soffi.”
“Ash non sarà contenta. L’ultima volta abbiamo disatteso la loro volontà e non deve ricapitare.”
Crumbs rise massaggiandosi il ventre teso.
“Oh, ma abbiamo risolto bene! La splendida Gemma si è sacrificata, povera sorella. Ora miagola per poter uscire e succhia sangue nientemeno!”
“Come ti diverti Crumbs, mi fa piacere. Ora, preoccupiamoci di cosa fare con nostra nipote.”
L’altra rise ancora, ma con gli occhietti porcini scrutava il corridoio che conduceva alla stanza di Berta. Il suo sguardo era minaccioso.
“Che vuoi che ti dica Dust? Cosa vuoi farne? Fra due giorni torna da quell’insulso e poi i Savi terranno consiglio. Vuoi affrontare i Savi?”
Dust sospirò.
“Non intendevo questo, ma la ragazza si è opposta a noi con forza. Non credo che Ash la voglia come antagonista nel prossimo futuro.”
“Chi, quella? Antagonista della superba nostra maestosa sorella? Si è opposta sì, ma non sa fare altro. Sai, che potere! Ricordati sorella che a noi il tempo non manca. Lascia che affronti il Consiglio e inizi la sua vita adulta, se si rivelerà una seccatura, aspetteremo il momento giusto.”
Dust annuì malvolentieri.
“Dovranno però esiliare almeno un paio di ragazzi. Ti dico Crumbs che sta soffiando forte e dovremo pagare il nostro pegno.”
“Che ci pensino loro!” La donna sbatté il pugno sul tavolo e diventò paonazza dalla rabbia sputacchiando le parole sul volto della sorella. “Si sono presi la gloria e il potere di decidere. Beh, allora ti dico che se la sbroglino e che si vadano loro a procurare bambini nei villaggi. Io non mi muovo più!”
Un’aria gelida la zittì e per un istante un velo di terrore apparve sul suo volto.
“Sorelle che succede? Cara Crumbs, penso che tu debba riposare.”
La donna in questione si voltò verso la voce sottile.
“Ash, non sono stanca, io…”
La donna alta e magra si avvicinò proiettando la sua ombra sulla figura della più grassa sorella.
“Vai, adesso.”
Dust squittì, stringendosi le mani dal nervosismo, mentre Crumbs si alzò a capo chino, fremente di rabbia trattenuta a stento.
“Un’altra cosa sorella.”
Crumbs si fermò senza voltarsi, già diretta verso la sua stanza.
“Non preoccuparti della cena. Stasera avrai l’onore di digiunare e purificarti.”
“Ash…”
“Vai.”
Quella si diresse a passo pesante senza più rispondere.
Si udì una porta sbattere e più niente.
Ash, si sedette al tavolo osservando la sorella minore.
“Dimmi Dust, sei preoccupata.”
Non era una domanda, piuttosto una pretesa di risposta.
“Sta soffiando forte e mi chiedo cosa dovremmo fare. La ragazza non ci serve.”
Ash sollevò un sopracciglio.
“Quindi cosa? Dobbiamo sacrificarla? L’unico sangue del nostro sangue?”
Dust abbassò lo sguardo, ma non demorse.
“E’ figlia di Gemma. Non è che noi abbiamo il pensiero di doverci riprodurre.”
Un lampo di fastidio attraversò lo sguardo della maggiore. Dust tremò.
“Già, non abbiamo l’obbligo della prole che ci sopravviva, noi sopravviviamo benissimo. Non è certo che noi non periremo però.”
Dust spalancò gli occhi inorridita.
“Che intendi?”
Ash fece un verso stizzito.
“Lo sai benissimo. La vecchiaia ci porterà via? No. Siamo vulnerabili però, noi possiamo morire. Se una di voi venisse a mancare, vorrei avere mia nipote con me.”
“Una di noi. Come? Cosa dici, Ash?”
“Ti si spezza il cuore, sorella? Eppure non ti si è spezzato per Gemma, nostra sorella. Forse temi per Crumbs? O forse sei preoccupata solo per te stessa?”
Dust si chinò e si raccolse come un riccio su se stessa.
“Eppure tu, perché tu no?”
“Bene! Parliamone. Vorresti sacrificare me, cara Dust e poi voi cosa fareste?”
“Tu parli di sacrificio? Di me?”
Ash si lisciò la veste stringendo le labbra, il suo sguardo duro come pietra.
“Il sacrificio di Gemma andava bene. Il tuo no. Eppure per me Gemma era sorella come lo sei tu.”
Dust si coprì la bocca inorridita, soffocando un grido di disperazione.
“Tu tenevi a lei…”
“Certo.”
“Allora perché non..” Indicò con la testa la stanza della terza sorella.
“Che dici? Mica scelgo sorelle da sacrificare. Io.”
“Però hai scelto. Ricordo.”
“Io ricordo che in esilio sarebbe finito quell’uomo di cui lei si era incapricciata, con nostra nipote. Il vento soffiava forte, già. Era l’unica possibilità. Gemma ha scelto. Quella sciocca ha scelto loro.”
Un silenzio carico di ricordi si depose sui loro capi, come una coltre densa.
La casa scura si fondeva nel calare della sera.
Una ragazza riposava sfinita nella stanza di sua madre.
Una donna offesa meditava vendetta.
Due sorelle cercavano nei ricordi le proprie ragioni.

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