Brevissima storia d’amore


Le voci tra loro s’incrociavano e sciamavano in onde incessanti.
La folla mi spaventa, l’intimità è così densa, prevaricante il tocco di volti sconosciuti, il loro odore mi sovrasta.
Eppure c’è un fremito, un’insidiosa trappola nel mio ventre che scatta quando il tuo sguardo mi cattura, sei così intrigante.
C’è questo dannato impacciato uomo che mi soffoca e ho bisogno di salire sul tuo vagone.
Non mi aspetti, strega!
Spingo per passare e questa gente si fa più spessa.
Avanzare! Lo vogliamo capire o NO?
No, no,nonnono…
Mi allungo, mi stendo, e sì che non sono basso!
Ti ho vista. Mia!
Inizio a spintonare senza pietà, salvo solo i bambini nella mia irruenza.
Mi è partito l’omino che attizza il fuoco nel mio basso ventre.
Il mio sangue pompa e la testa mi si fa leggera.
Corro, come uno stupido, come un disperato, mi lancio sui gradini.
Sono disperato, sono sicuro. Mia.
Mi lancio e mi freno. Calmo.
Quasi sento l’odore, sono in preda ai sensi.
Alzo lo sguardo e tu sei lì, seduta e sorniona.
Mi inchiodi con quegli occhi allungati, un lieve sorriso da gatta che ha appena finito il pasto e si liscia il pelo sazia.
Oh, ma non hai capito, bellissima strega che con me avrai fame, ancora e ancora?
Ti sorrido soddisfatto.
Non chiedo, mi allungo sul sedile di fronte al tuo e allargo le gambe. Presa!
Hai le pupille dilatate, il tuo faccino arrossato è più dolce.
Hai perso l’aria spavalda, mia magnifica preda e io ti sorrido perché così mi piaci di più.
“A che fermata..” Sussurri e non riesci a parlare, le parole ti si bloccano in gola. Candida e snella gola.
Io sono conquistato, preso.
Sogghigno. “Non lo so ancora.”
Sorridi tenera. “Ho un nuovo lavoro, mi trasferisco.”
Perfetto.”Il lavoro mi segue. Vado dove voglio.”
Sollevi quel sopracciglio leggero, sei curiosa.
“Scrivo e non ho fissa dimora, non avevo scelto dove posarmi.”
“Avevo?”
“Sì, avevo. Ora ho deciso.”
Mi guardi con gli occhi grandi, sgranati.
“Sicuro?”
Ci capiamo, voglio che tu sia sicura di me, fin d’ora.
“Sicuro.”
“Non sai il mio nome.”
“Cambia ciò che provo?”
“No, ma…”
“Cambia ciò che provi tu?”
“No.”
Ti sorrido apertamente, ti ho presa un po’ in giro, ma è la verità.
“Marco.”
“Viola.”
“Il mio colore preferito per sempre.”
Ed è davvero il mio colore preferito da allora.
Ti vesto in ogni momento, mi avvolgo di te, sei l’odore più raffinato, il mio sapore preferito, ti voglio ancora e ancora tu, un anno dopo l’altro, come le ciliege, ti assaporo senza stancarmi.

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