Il villaggio. Ash


“Ti strapperò i capelli, uno ad uno li tirerò e non verserai una lacrima strega.”
Ash si strinse nelle spalle e sospirò.
“Il vostro tempo è giunto, per colpa vostra la montagna è maledetta. Siete creature immonde e quei mostri hanno alimentato le tenebre per troppo tempo ormai.”
La donna strinse i pugni e continuò a fissare il proprio riflesso nella pozza.
Il volto era quello di un’altra però, una donna splendida, dai capelli corvini, lucidi come seta. La bocca rossa come le bacche selvatiche e gli occhi d’ambra che la scrutavano con odio feroce.
Ash stava immobile, solo l’orlo della lunga veste in movimento.
“Io sono Vendetta, il mio nome si poserà sulla vostra bocca prima di cedere l’anima alla montagna e appartenere alle tenebre per sempre.”
Lacrime silenziose scorrevano sul volto smunto della donna immobile.
“Ora strappa ogni capello che hai sulla testa, io aspetto, c’è tempo. Tu non temi il tempo e neanch’io lo temo, vedi? Ora siediti e ubbidisci al mio comando. Quando avrai terminato, lascerai i tuoi capelli di strega sull’erba. Peccato che sia destinata a bruciare. Sei tossica, lo capisci? Sei velenosa.”
Ash annuì impercettibilmente e si accasciò a terra.
Iniziò a strapparsi i capelli, attenta a non spezzarli, posandoseli con cura in grembo.
Le lacrime scorrevano libere, dalla bocca chiusa un mugolio straziante, un lamento angosciante accompagnava ogni suo gesto.
Dondolava piano, il dolore tremendo, mugolando e piangendo.
Il vento gelido la faceva tremare, ma non rallentava mai, non un istante.
Lo specchio d’acqua s’increspò e un grido minaccioso ne sgorgò, come fosse un getto d’acqua si lanciò nell’aria che vibrò.
Come un’esplosione, il suono potente appiattì l’erba accerchiando la donna terrorizzata.
Ash si ammutolì. Sbatté le palpebre. La testa ormai pelata. I capelli raccolti in grembo.
“Sì, questo è un dono che ti faccio, se preferisci puoi prenderlo come un avvertimento, so che sei intelligente e non metterai in dubbio la mia autorevolezza. Il tuo mondo d’ora in poi sarà privo di ogni suono. Udirai solo nella tua mente col ricordo, con i sogni e con la mia presenza costante. Sarà orribile, non illuderti mai. Sei fortunata. Lo capirai. Non provocare più la mia ira. Ora lascia i tuoi capelli avvelenati come ti ho ordinato. Va’ e non parlare di me, mai.”
Ash si alzò lentamente, i suoi movimenti rigidi, gli occhi sgranati.
Posò i capelli sull’erba che con un sibilo si accartocciò, incenerita.
Un passo dietro l’altro si incamminò verso casa, senza voltarsi mai.
Giunta sull’uscio si fermò.
Chiuse gli occhi, sospirò e si passò le mani sul cranio liscio.
Prese un fazzoletto dalla tasca del grembiule e si coprì il capo annodandolo sotto il mento.
Ora sì che il suo aspetto era quello di una strega!
Raddrizzò le spalle e impettita entrò in casa.
“Ash, che ti è successo?”
Dust la accolse già carica di ansia. La donna minuta la scrutava, la preoccupazione evidente sul volto.
Se solo fosse per lei quella preoccupazione, invece del suo bisogno di protezione…
Ash sfruttò al meglio la connessione psichica con la sorella, la voce della quale era per lei ormai solo silenzio.
“Nulla, ho dato un tributo alla montagna. Ora, mi sarai grata. Vai, occupati delle pelli che nostra nipote ci ha lasciato. Lavora bene Dust e lasciami in pace.”
La donna la guardò incerta e poi convinta le sorrise.
“Grazie sorella! Il tuo potere ci protegge, ti lascio riposare ora. Vedrai, farò un buon lavoro!”
Se ne andò con passo veloce.
Ash restò altera, percepiva il divertimento di Crumbs in un angolo della mente.
Si incamminò verso la cucina e la trovò intenta a rimestare un intruglio. La cena di certo.
Restò in silenzio, in attesa.
La sorella si voltò e non nascose il divertimento alla sua vista.
“Una nuova moda? Mi perdonerai vero se non cedo alle lusinghe del tuo concetto di bellezza?”
Gettò la testa indietro e spalancò la bocca.
Ash in quel momento fu grata di non poter udire quella risata orrenda.
“Mi fa piacere trovarti così allegra, infatti penso che se il mio sacrificio risulta così divertente, sarò ben lieta di cedere a te l’onore la prossima volta. Vorrei provare anch’io un po’ della tua spensieratezza.”
La sorella si scurì in volto e Ash percepì nitidamente il suo rancore.
“Potresti guardarti allo specchio cara.”
Ash riuscì a leggerle le parole sulle labbra e fece una smorfia divertita.
“Certo Crumbs. Domani andrai al mercato all’alba per le interiora di porco che il tuo amico ti conserva. Prevedo farà caldo al tuo ritorno.”
Quella si limitò ad annuire.
Ash si sedette e attese.
Attese i suoni che le erano negati.
Attese l’unica sorella che l’amava.
Attese il padre che non tornava.
Attese lui che non sapeva.

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