Il villaggio. Il patto


“Cosa vuoi? Non sei la benvenuta qui.”
La donna perse un po’ della sua alterigia, la bocca stretta, strinse i pugni e lo guardò con determinazione.
Lucash capiva che c’era qualcosa di terribilmente sbagliato nella strega.
“Parla!”
“Devi farmi entrare, poi mi ascolerai e deciderai.”
L’uomo la squadrò con malcelato disprezzo. Perla si insinuò fra le sue gambe e si fermò di fronte alla donna, il piccolo capo rivolto in sù.
Ash ricambiò il suo sguardo, per la prima volta Lucash la vide ammorbidirsi.
Ebbe una fulminea visione di una giovane donna felice, bella, dai lineamenti eleganti.
Ash incrociò il suo sguardo e lui fu certo che la donna lo avesse capito.
“Entra.”
Si voltò e senza cerimonie lasciò che lo seguisse.
Ash si sedette vicino alla finestra, il tepore dell’ultimo sole della giornata le dava un’illusione di calore umano.
“Ti è successo qualcosa. Il tuo sangue è cambiato. Questi sono i tempi del cambiamento Ash. Non sono io a dovertelo spiegare, ma ho bisogno che tu capisca che non sono stupido o ingenuo come vi piace pensare. Finiamola con i giochetti.”
Lucash si accorse che la donna era concentrata sulle sue labbra e ci mise poco a capire la sua titubanza.
“Non senti, mi chiedo chi sia così potente da stregare la strega.”
Rise sprezzante, non c’era divertimento in lui, ma non c’era neppure compassione.
“Dici bene Lucash. Io sono stata gabbata. Non posso svelarti i retroscena però. E’ giunto per me l’ora di pagare, nonostante io mi fossi illusa molto tempo fa di avere già concesso tutta me stessa.”
Ash corse con lo sguardo alla gatta. Il dolore che provava fu per la prima volta evidente.
“Ho rinunciato alla mia umanità, non chiedo scusa perché non c’è perdono che io possa o desideri ottenere. Non da chi lo vorrei. Ti chiedo perdono però, perché hai perso la verità. Sei stato ingannato e non da mia sorella. Lei no. Lei è sempre stata limpida e sincera.”
Lucash si sentì morire. La conferma di ciò che aveva incominciato a capire, ma che non riusciva ad accettare.
“Gemma non mi ha portato qui con l’inganno?”
“No.”
“Non era vostra complice nel rapimento dei bambini?”
“No, no Lucash. Non si trattava proprio di rapimento, ma lei non ha mai avuto nulla a che fare con tutto questo.”
“Io ti dico donna che i bambini che cercavo quando sono stato stregato, perché non mi sono perso, sono stati rapiti!”
Ash si ammutolì.
“La colpa è mia, non ho saputo controllare. Non ho saputo vegliare.”
“Tua sorella, lei ha fatto cose orribili.”
“La colpa è mia.”
“Parlami di Gemma.”
“Lei ha avuto la sventura del suo destino. L’abbiamo cresciuta noi, orfana di madre e abbandonata dal padre. Non poteva innamorarsi, povera sorella bellissima. Non poteva essere corteggiata. So che soffriva per l’isolamento del villaggio, ma ognuno deve accettare il suo destino. Nessuno l’avrebbe presa. Per causa nostra.”
“Mi ha salvato, quindi, nel bosco.”
“Ti ha salvato due volte. Non c’è amore più grande del suo. Sei fortunato.”
Lucash scoppiò a ridere e ne fu sorpreso. Rise forte e si asciugò le lacrime. La cognata lo osservava in silenzio.
“Fortunato, dici? La donna migliore che avessi mai potuto desiderare mi amava con tutta se stessa e io l’ho disprezzata per colpa vostra e voi l’avete permesso, ne avete goduto. Gemma non si è opposta, non si è mai difesa. Perché? Perché se mi amava non si è difesa dal mio errore?”
“Per noi, per non tradirci.”
“Quasi esatto, ci sei vicina Ash. Per te, solo per te. Ha rinunciato a chiarirsi con me, perché avrebbe dovuto oscurare la tua persona. Tu, l’unica madre che ha conosciuto.”
“Sai cose ora che prima non sapevi.”
“Le ho viste.”
Ash si bloccò, stupita dalla rivelazione.
“Sei potente.”
Lucash ridacchiò.
“Sarei polvere a quest’ora se non lo fossi. Sei ingenua quando si tratta delle tue sorelle. Tutto ciò che è successo a Gemma è stato orchestrato con cura.”
La donna annuì, un lampo di furia passò nei suoi occhi antichi.
“Non mi è ancora chiaro però il motivo della tua visita.”
Ash sospirò.
“Ti prometto la mia lealtà. Ne avrai bisogno. Non la vorrai, ma ti sarà necessaria. Porta con te Perla. Glielo dobbiamo, tu ed io.”
Lucash soppesò le parole della strega e accettò mal volentieri.
“Mi aiuterai quando necessario. Avrò cura di Berta e di Perla, ma non pensare che sia merito tuo. Non l’avrei mai lasciata indietro. Pagherò ancora, darò ciò che devo fino alla morte, per ridare giustizia alla sua esistenza. Non credo ci sia modo di redimerti. Il mio Signore è grande, l’ho imparato dalla culla, ma non so se tu possa essere salvata e non me ne importa. Ora va’ e tieni a bada i tuoi segugi.”
Ash si alzò e uscì nell’imbrunire. Il vento freddo la scosse mentre si incamminava con passo veloce. Sentì Gemma avvolgerle la mente, come un abbraccio.

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