Malinconia


Ci sono sogni, desideri custoditi nel cuore. Attese divenute illusioni. Nasce nel petto un dolore sordo per ciò che non è stato, il ricordo di un momento mai vissuto. Il fantasma di un sentimento intrappolato e caduto. La nostalgia graffia e lecca le ferite inferte. Un dolore così dolce da cercarne il tormento.

Nonna


Continuo a sognare la tua casa. C’è la chiave che mi lasci da qualche parte. Immancabilmente diventa difficile accedere. Le scale sono quasi impossibili o i vicini, non so perché, sono da evitare. So, nel sogno, che devo entrare senza che nessuno ne venga a conoscenza, cosa che mi ferisce. Il cielo si fa scuro e ho una pesantezza nel cuore, ma sono determinata nell’impresa: devo entrare in casa tua, la casa a cui penso per potermi rilassare, quando la testa viaggia troppo. Mi manchi sempre e rivivo la tua voce, la tua presenza vivace. Il mio bisogno di te nella mia vita, col dubbio di non essere abbastanza. Perché tu sei sempre stata la donna che più ho ammirato, la persona che ho amato e che mi ha ascoltato e visto. Restano i ricordi, ma ho perso i luoghi, le radici e anche quella casa, con le tracce di te che nessuno ha pensato fosse fondamentale tenere. Per me. Oggi sei nel mio cuore.

Diario di un’introversa #1


Ah, immagina un mondo in cui gli introversi, altamente sensibili, o come spesso vengono definiti con un certo fastidio ipersensibili, possano essere, agire secondo la propria natura! Non essere obbligati a essere educati secondo un’etichetta cucita sulla personalità di altri, sarebbe un sogno. La gente, la maggior parte, più bisognosa di rapportarsi socialmente secondo certe convenzioni, non si rende conto di quanto a volte (spesso), sia una forzatura estrema per gli introversi adattarsi. Nessun introverso vuole estraniarsi, anzi, solitamente amiamo stare con gli altri, ma è il modo in cui siamo “obbligati” a farlo che risulta faticoso. Fisicamente faticoso. Tanto che dopo una giornata di gruppo, anche in famiglia, si resta spossati, sfiniti. Noi vorremmo osservare, scherzare, spesso con una certa dose di sarcasmo e autoironia. I discorsi ripetitivi sono una tortura perché vogliamo parlare davvero, a cuore aperto, ma non con seriosità. Oppure, amiamo la leggerezza, l’ironia intelligente. È terribilmente spiazzante la risata di chi fa battute senza senso o diversamente, il monologo di chi si prende troppo sul serio e si offende di fronte l’ironia e non la comprende. Il modo totalmente sincero con cui ci viviamo, causa perenne di conflitto interiore (è impossibile mentire a se stessi), è anche lo sguardo che volgiamo sul mondo. Quindi, è grande l’insofferenza verso l’arroganza, il bullismo, la subdola manipolazione, soprattutto sentimentale. Viviamo l’eterno conflitto di chi vuole uscire e amare il mondo in toto, umani e natura compresa, ma la sofferenza di fronte a tante sovrastrutture, ci fa rifuggire nell’angolo sicuro. A volte soli con noi stessi ci sentiamo più amati, capiti. Non siamo tutti uguali, siamo simili nel modo di sentire e osservare e disperatamente agognamo un altro di noi da incrociare nel mondo per non sentirci troppo diversi. Poter essere come siamo e smettere di scusarci per essere sfuggenti; quando nessuno si scusa con noi per le angherie gratuite, le offese facili, perché dà un falso senso di potere all’insicuro ferire quello nel cui sguardo onesto si vede e non si piace. Sarebbe bello che chi è sensibilmente educato possa un giorno nuotare in questo mondo di squali, senza temerne l’attacco.