Il Gioco


Sono corpi, sono menti e bisogni,
vestiti di carne muscoli e ossa.
Ti muovi e li scansi, spingi e soffi,
i nervi esposti sulla pelle rotta.
Odori, voci, colori mai uguali,
intimi indirizzi di DNA umani.

Brucia lo sguardo come brace,
scotta il tuo cuore di paglia.
Nel petto un grido che tace
si apre con venti di sabbia.
Girano i giorni sul giogo
d’eterno si veste l’immoto.

Troppe le notti a morirsi,
l’attesa svilente d’amore.
Le ore buone per pentirsi,
il tempo di mietere spose.
Gridano i pianti e le risa
nel gioco d’azzardo: la vita.

La certezza di morire


L’unica certezza, una scossa, una porta chiusa e più non c’è risposta.

Le ossa rotte, aride, polvere.

I sogni di ali spezzate, trascinati da onde infrante, voci lontane.

Fermo il cuore si tace, giace.

Ogni carezza, sospiro, l’odore erotico tra memorie riposte aleggia.

Il cranio solo testardo resiste.

La bocca carnosa rattrapisce, rigida e severa non svela e non tradisce.

Dell’unica certezza che tutti ghermisce, l’umanità intera perisce.

Lo strappo


Non l’opera d’una lama che ti offende nella carne, crudele e vendicativa, ma una logorante tensione che tira , impietosa e non desiste. Insensibile alla tua pena, indifferente al tuo dolore. Tira e tende, fino allo squarcio, fino a che la tua pelle si laceri maldestramente. Inutile ricucire lembi che mai più combaceranno. Tuttalpiù lo strappo si cela.

Ogni notte


Immagine correlata

Sono i corridoi in cui mi portasti, le ultime parole prima del mattino a smarrirmi ogni notte.
Immobile rivedo i giorni del sole caldo sulla pelle, tra le nostre risa e i tuoi occhi felici.
Ho amato tutto di te, sopra ogni cosa i difetti, così tanti, così imbarazzanti da renderti unico e inarrivabile.
Mi hai trascinato, preso di peso e iniziato a piaceri inconfessabili, ho perso il senno.
Il mondo ormai ridotto al tuo volto, al peso della tua voce, al colore del tuo sguardo.
Ho provato a sfuggirti, correndo in senso opposto al tuo arrivo, ma a nulla è valso il mio impegno, il mio struggimento per negarti.
Ho intrapreso un viaggio verso il più buio inferno, per mia volontà e pensavo solo a te.
Cercavo il tuo volto tra quei ghigni infami, sapendoti altrove; ti incolpavo di mancarmi, eppure mia era la colpa.
Sudavo nelle notti insonni di un ghiaccio terrore, agognavo la mia pena eterna, il mio unico amore.
Ho provato a cancellarti, annullarti e ho stretto l’aria nei pugni serrati.
Il resto della vita se n’è andato tra i rimpianti e la fatica di ritrovarti ed ora che non ho più il respiro, tu mi piangi.
Non aver pena, mio amore incompreso, starò in attesa vegliandoti, certo di meritarti.

risvegli e incubi


i tuoi occhi
oltre me
vivono
lontano,
da me

mi batto il petto,
grido
mi graffio
scalpito
piango

come fosse
normale
spazi (tu),
nel mondo
ti basti

nel buio sento
braccia forti
strette
al mio petto,
fantasmi

parlo,
non senti
guardo,
non vedi
lascio

ciò che ero
non sarò,
il cuore spento,
un fioco
desiderio

non si cancella
non si riparte
solo avanti
a spinte,
a inciampi

errori?

sogni grandi!

per umani

piccoli

nulla

di carne

sangue

e ossa

troppo

fragili.

Per sempre e poi basta


Per un istante, un momento solo, l’abbraccio amoroso, tenero, annientante. Tra le braccia il mio rifugio, nel respiro la promessa, nella spinta la salvezza. Piccola, indifesa, presa. Illusione e bisogno, la resa totale, cadere per non morire. Giorno in giorno, passa tutto e scorro, mi trasformo. Nel petto stretto il ruggito, mentre belo il mio lamento e non perdono. Ho sbagliato e non perdono, ho perso troppo tempo. Ti guardo dormire, so chi sei e mi pento, mi detesto. Seppelisco cuore e radici e mentre affondo sogno. Rifugio di braccia, respiro di vita , mano che stringe la mia. Non mi trovo e corro ancora, tra vicoli più lunghi e bui. Tutto mi assale e nulla si posa, ho spalle affrante. Tu eroe, tu conoscitore, remi in vasca. Dove andrai senza mare? Apri la porta di casa. Scorre dentro, tra flutti in tempesta e dighe ferme. Tra il battito impazzito e la gabbia sul petto. Finché respiro, finché vivrò e poi pace.