Vite d’inchiostro (indelebile)


Se i giorni della vita fossero pagine riempite d’inchiostro, ne avrei stracciato singhiozzando a manciate. Il fato vuole che ciò che è stato scritto resti e immagino che  legando le vite le une alle altre, le preservi dai ripensamenti. Eppure… Pagine a cui non tornare più, ma un capitolo prosegue l’altro e non è possibile scappare, rifare. Non è sempre un bel romanzo la vita, la propria. Forse rimarrà là, sullo scaffale per un po’, finché s’impolvera. Finché un nuovo libro prenderà il suo posto. Ci sarà una soffitta per questi romanzi impolverati? Ci sarà una mano che vi torni per ricordare?

Come si spezza un cuore


Come puoi smettere di sanguinare dal cuore?
Come frenare il crollo di ogni illusione?
Precipitano come massi i sogni e non fanno rumore.

Spiegami, come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?

Come steccare ali piegate dal dolore?
Come toccare anime partite?
Sono petali che s’alzano dal mio cuore.

Spiegami come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?

Come fermare l’odore della passione?
Come immergersi nel tepore?
La pelle freme, ha sete, ma non si vende.

Come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?
Spiegamelo, spiegami come fa
un cuore senza clamore.

 

 

Originale imperfezione


Fino all’ultimo alito di vita in me, sarò forte contro il tuo demone interiore. Tengo il mio forte al petto, il mio gemello diverso, il sussurro nella notte. Che la tua voce non si confonda mai col mio disprezzo. Nel mio cuore ho troppi strappi cuciti senza professione. Vedo il mio difetto, le crepe, il mio sentimento infetto. Conosco il bisbiglio che mi sgorga dal petto e non ha il tuo nome, il tuo personale tormento. Sarò uno scudo contro il tuo veleno. Le tue vesti ipocrite non porteranno il mio nome. Puoi gettare ogni mia azione nel fango, calpestala e farne scherno. Non sarà vero mai, nulla di ciò che lascia la tua bocca . Tuo il pennello, e il disegno di me. Tua l’interpretazione. Somigliante o meno, sarà il tuo sguardo e mai, mai il mio vero me. Ogni quadro parla del pittore. Il soggetto è solo oggetto dell’occhio che pesa, misura e sogna. Io sarò un’unica possibilità, il tempo di un arcobaleno. Il mondo avrà impressa l’impronta di me fino al passo di colui che la calpesta e sarò solo il ricordo di un odore e un’immagine sbiadita dal sole.

Bacio freddo, cuore d’inferno


La prudenza di non farsi ferire imprudentemente.
Col fuoco non c’entra, sono i no, le parole non dette, gli sguardi vacui.
Vorrei bruciare, vorrei quel fuoco sotto pelle; il tocco del tuo sguardo, concentrato, tanto da farti sudare, da farti piangere dal bisogno, dal desiderio.
Per me, solo per me.
Tra il telefono e il resto di ogni tuo pensiero, dietro ogni tua distrazione, vola via un pezzo, pezzo per pezzo, per pezzo …
Non c’è più un tozzo di carbone acceso.
Posso darti il tuo piacere di me, il mio corpo liscio, agile e spento.
Prendi, serviti pure. Il mio piacere è altrove.
Tra i bagliori di una consumante passione che non mi appartiene. Nella mia mente c’è l’universo e ogni microrganismo d’intelletto, concetto e immaginazione.
Non conosco quella via, di mezzo. Sono professata accettazione. Scorro col corso del mio quotidiano tormento. Coscenziosa determinazione.
Serbo il fuoco della mio tormento segreto e mi vesto di placida sopportazione.
Basta volgere lo sguardo altrove, ricorda! Altrove. Il mio cazzo di sguardo maledetto e pieno di inferno.