Rispetto (per sé)


Mai rinunciare a se stessi. Né per amore del gruppo, né per alcuna convenzione che ferisca il tuo nocciolo interiore. A volte mantenere il rispetto di se stessi significa esporsi anche quando si è pacifici e con convinzione esprimere il proprio dissenso. A costo di non essere capiti. Si può essere giusti senza essere ingenui. Si può essere inclusivi senza amare tutti. Si può rinunciare a qualcuno perché quel qualcuno esclude persone che noi nemmeno amiamo. Per il semplice motivo che essere meschini è peggio che risultare antipatici. Il vecchio adagio “meglio soli che mal accompagnati” non è a significare la ragione di essere altezzosamente superiori ad altri; piuttosto, il diritto a mantenere saldi i propri principi a costo di essere impopolari. Quando il popolo abbassa la testa e volta il viso dall’altra parte di fronte alla brutalità, c’è sempre qualcuno che si ribella. Qualcuno che inizialmente viene schernito. Qualcuno che forse sarà una statua in una piazza, cui passeranno davanti senza ricordarne la storia. L’eroe che avrà pochi amici. Non saremo tutti eroi, troppo attacati al nostro benessere, ma possiamo rifiutare certamente ciò che nel petto comprime. Alla fine, ognuno è solo con se stesso. Ci deve essere rispetto.

Un’occasione persa (per te)


Dopo giorni di frasi vuote, sorrisi tirati e messaggi strazianti per quanto noiosi, rischio tantissimo (per me) e le confido la mia frustrazione, ovviamente superficialmente. Eppure chi mi conosce da sempre sa quant’è raro per gente come me aprirsi. Non è una richiesta d’aiuto, piuttosto un dono di fiducia verso chi si ama, nonostante mille delusioni.  Un dono mai apprezzato visto che diventa lo spunto per l’ennesima cronaca delle sue sventure. Peccato. È un’occasione persa. Non credo tornerà. Non ho nessuno con cui confidarmi. Chi è come me sa che basta l’orecchio e l’ empatia. Non consigli né soluzioni. Cari figli di narcisiste, altamente (troppo per molti) sensibili, portate pazienza: siamo nati con lo sguardo sull’interiore, non aspettiamoci comprensione e troppe attenzioni. Pure l’amore sarà difficilmente profondo come lo viviamo noi.  Il terapeuta diceva che gli altri possono amare diversamente, non necessariamente di meno. Comunque è di meno, molto meno.

 

Altamente sensibile si nasce


In quanto altamente sensibile, da bambina ogni promessa era certezza, finché veniva delusa e ogni incontro motivo di grande emozione. Adoravo le cene con altre persone, sempre adulte perché i miei non hanno mai cercato amici con figli. In ogni caso, ne ero felice, perché anche i miei erano più sereni e piacevoli in quelle occasioni e non mi stavano addosso e non potevo nemmeno essere troppo ignorata. Eppure il vociare diventava un caos rumoroso e sempre, puntualmente esaurivo le energie, fino a crollare addormentata. A casa di altri, in pizzeria… Mi giustificano perché ero piccola, non è mai cambiato in realtà. Ho dovuto dopo, sforzarmi di partecipare con cordialità ed entusiasmo anche se mi sentivo sfinita. Nessuno capiva che non ero mal disposta, anzi, semplicemente esaurivo le energie di colpo. Dopo aver parlato come una mini adulta con tutti, con vero mia grande soddisfazione. Guai però a cambiare umore. Oggi so che non era proprio colpa mia. Tuttora mi stanco allo stesso modo, purtroppo anche dopo una giornata che mi entusiasma e magari anticipavo da tempo. Il sovraccarico sensoriale, il tripudio di emozioni, voci colori, mi esaurisce. Semplicemente. Mi basta avere un paio d’ore di silenzio e sto benissimo. Il problema è stare con persone che lo rispettino. Si passa per delicati, pigri, scontrosi, folli. Per ore ti vedono ridere e scherzare e di colpo, di colpo, sei una pezza. Ti senti uno straccio e lo sembri. Nessuno capisce cos’hai. Nemmeno tu. Finalmente, ci sono studi e ricerche serie su queste caratteristiche. Le persone altamente sensibili hanno caratteristiche comuni, mantenendosi diverse nel carattere e modo di agire e reagire nella vita. Non intendo io spiegare nulla, non essendo competente. Sono solo una persona che si è sempre “sentita e vista” senza darsi un collocamento. Da adolescente cercavo “il mio posto”. Da bambina i miei “veri genitori” , perché per me era impensabile fossero tanto distanti da me. Da adulta mi sono rassegnata a cercare un senso di me nell’evasione della mente, per me vivere reale, tra leggere e scrivere. Sono una donna altamente sensibile e anche se nel mio quotidiano nessuno mi capisse, so di non essere sola. Finalmente!

Originale imperfezione


Fino all’ultimo alito di vita in me, sarò forte contro il tuo demone interiore. Tengo il mio forte al petto, il mio gemello diverso, il sussurro nella notte. Che la tua voce non si confonda mai col mio disprezzo. Nel mio cuore ho troppi strappi cuciti senza professione. Vedo il mio difetto, le crepe, il mio sentimento infetto. Conosco il bisbiglio che mi sgorga dal petto e non ha il tuo nome, il tuo personale tormento. Sarò uno scudo contro il tuo veleno. Le tue vesti ipocrite non porteranno il mio nome. Puoi gettare ogni mia azione nel fango, calpestala e farne scherno. Non sarà vero mai, nulla di ciò che lascia la tua bocca . Tuo il pennello, e il disegno di me. Tua l’interpretazione. Somigliante o meno, sarà il tuo sguardo e mai, mai il mio vero me. Ogni quadro parla del pittore. Il soggetto è solo oggetto dell’occhio che pesa, misura e sogna. Io sarò un’unica possibilità, il tempo di un arcobaleno. Il mondo avrà impressa l’impronta di me fino al passo di colui che la calpesta e sarò solo il ricordo di un odore e un’immagine sbiadita dal sole.

Bacio freddo, cuore d’inferno


La prudenza di non farsi ferire imprudentemente.
Col fuoco non c’entra, sono i no, le parole non dette, gli sguardi vacui.
Vorrei bruciare, vorrei quel fuoco sotto pelle; il tocco del tuo sguardo, concentrato, tanto da farti sudare, da farti piangere dal bisogno, dal desiderio.
Per me, solo per me.
Tra il telefono e il resto di ogni tuo pensiero, dietro ogni tua distrazione, vola via un pezzo, pezzo per pezzo, per pezzo …
Non c’è più un tozzo di carbone acceso.
Posso darti il tuo piacere di me, il mio corpo liscio, agile e spento.
Prendi, serviti pure. Il mio piacere è altrove.
Tra i bagliori di una consumante passione che non mi appartiene. Nella mia mente c’è l’universo e ogni microrganismo d’intelletto, concetto e immaginazione.
Non conosco quella via, di mezzo. Sono professata accettazione. Scorro col corso del mio quotidiano tormento. Coscenziosa determinazione.
Serbo il fuoco della mio tormento segreto e mi vesto di placida sopportazione.
Basta volgere lo sguardo altrove, ricorda! Altrove. Il mio cazzo di sguardo maledetto e pieno di inferno.

Silenziosa rivoluzione (dell’introverso)


Autoanalisi spicciola. Ovviamente. Quindi, vera, cruda. Pulsante.
Senza sangue non spurga. Ognuno ha il suo danno. Il suo genitore che ha segnato. Ognuno di noi che sia genitore rischia di esserlo.
Da madre narcisista è inevitabile derivi un figlio, in questo caso figlia, introverso?
A scommetterci, penso sia una vittoria facile.
Il problema che non credo sia tanto riconosciuto, è che l’introverso ha davvero bisogno di spazio. L’isolarsi, metodico, il tempo di respirare, raccogliere le idee e tornare nel mondo, non è sintomo di depressione. Io ho scontato il mio periodo di depressione quando mi veniva negato, come una violenza fisica, un abuso, il diritto di quello spazio. Per un introverso il fiato sul collo è una tortura che non si può quantificare. Nello specifico poi, c’era nei miei confronti un certo livello di disprezzo e non accettazione incomprensibile. Per fortuna, scoprire che l’ipersensibile, l’introverso, la personalità INFJ ha diritto di esistere ed essere se stesso, mi ha dato una risposta. La gente come me esiste, probabilmente essendo particolarmente riservata, non lotta rumorosamente per il diritto di essere accettata per com’è. Infatti difficilmente viene accettata. Nel mio caso, lascio mi pare una buona impressione, ma finisco per deludere, per i miei periodi di distanza o perché mi tengo tutto e se reputo qualcuno amico, mi apro, troppo profondamente, quando il come stai è più per circostanza. Altre volte l’interessamento dell’altro è per curiosità e quando tu esponi il nervo scoperto, solitamente un problema che ti affligge da tempo infinito e che non hai condiviso, come d’abitudine, l’altro resta in silenzio. Semplicemente, la confidenza vera, analitica consapevole lascia spiazzato l’altro che non ha gli strumenti ed è impreparato. Tu (io), in compenso ti senti derubato e deluso con un coltello in petto. Come osi farmi credere di potermi fidare e trattare ciò che mi scarnifica il cuore come un gossip e voltarti senza rispetto?
Inevitabilmente, passerà un tempo altrettanto infinito prima che ci siano nuove confidenze e l’amico sarà segnato nel libro nero. A volte per la seconda o terza volta. Un amico che non capirà mai perché non lo cerchi o chiami. La lealtà per me è a un livello esteso. La fiducia di poter cadere e non sbucciarmi, perché mi terrai, come io farei per te. Invece…
Sono quella che da bambina era definita ipersensibile, con un certo fastidio e ovviamente ho avuto un padre egocentrico e una madre patologicamente narcisista, cosa che ormai le è impossibile nascondere. La bambina che giocava silenziosa, l’adolescente disprezzata che piuttosto che passare un altro giorno nella casa della madre e del patrigno, piuttosto orco, preferiva il nulla. L’oblio.
Posso confermare che è stata una lotta, col mondo fuori e quello dentro. Ho sempre scritto. Ho scatole di pagine, conservate da una nonna amante dell’analisi, cariche di evoluzioni creative e pensieri crudi. Poi, ho smesso, poi ho ricominciato. Scrivere è semplicemente esistere, esprimere e non c’è altro modo perché sarebbe troppo da versare in conversazioni quotidiane. Non ho un solo amico con cui essere me, davvero. Ho smesso di scrivere per un lungo periodo, perché una volta ancora ho dato ragione al disprezzo nei miei confronti. Un’abitudine troppo facile ed è troppo facile prendersela con gente come me. Semplicemente perché non mento, aborro le strategie di comportamento e gioco a carte scoperte. Considerato vivere un gioco. Poi, per caso, come quando si trova un tesoro nel proprio giardino, ho iniziato a trovare massime sull’ introverso e la definizione di personalità ispirate alla classificazione di Jung. Secondo il MBTI sono INFJ e senza fare troppe parole e decidere quanto sia realistico e bla, bla bla, mi basta aver trovato la gioia immensa di essere VISTA. In quella descrizione c’è tutta me e ho trovato in me, per la prima volta, il desiderio di essere esattamente come sono. Dopo una vita di strattoni, perché le forzature altrui sono questo, finalmente capisco me stessa. Dopo una vita a capire gli altri, per non ferirli, fare arrabbiare o semplicemente aiutarli, vedo me e mi accetto.
Dopo una vita che senza troppo lottare accetto la decisione finale dell’altro, mentre esco quando non voglio e sto ferma ogni volta vorrei esplorare, secondo l’altrui desiderio.
Cari introversi, introspettivi, incompresi senza vittimismo, vi vedo. Esisto e abbiamo diritto ad essere rispettati per ciò che siamo. Lasciamo stare quegli urlatori “sono così e vado preso come sono!” che ci hanno soffocato tutta la vita, quelli che proprio loro non ci accettano, nè ci vedono. Senza grandi rivoluzioni col nostro silenzioso pensare, prendiamo il nostro spazio nel mondo e iniziamo a spostare qua e là. Mettiamoci comodi, è ora di cambiare arredamento.