Come si spezza un cuore


Come puoi smettere di sanguinare dal cuore?
Come frenare il crollo di ogni illusione?
Precipitano come massi i sogni e non fanno rumore.

Spiegami, come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?

Come steccare ali piegate dal dolore?
Come toccare anime partite?
Sono petali che s’alzano dal mio cuore.

Spiegami come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?

Come fermare l’odore della passione?
Come immergersi nel tepore?
La pelle freme, ha sete, ma non si vende.

Come fa un cuore a spezzarsi
senza che si senta il fragore?
Spiegamelo, spiegami come fa
un cuore senza clamore.

 

 

Rispetto (per sé)


Mai rinunciare a se stessi. Né per amore del gruppo, né per alcuna convenzione che ferisca il tuo nocciolo interiore. A volte mantenere il rispetto di se stessi significa esporsi anche quando si è pacifici e con convinzione esprimere il proprio dissenso. A costo di non essere capiti. Si può essere giusti senza essere ingenui. Si può essere inclusivi senza amare tutti. Si può rinunciare a qualcuno perché quel qualcuno esclude persone che noi nemmeno amiamo. Per il semplice motivo che essere meschini è peggio che risultare antipatici. Il vecchio adagio “meglio soli che mal accompagnati” non è a significare la ragione di essere altezzosamente superiori ad altri; piuttosto, il diritto a mantenere saldi i propri principi a costo di essere impopolari. Quando il popolo abbassa la testa e volta il viso dall’altra parte di fronte alla brutalità, c’è sempre qualcuno che si ribella. Qualcuno che inizialmente viene schernito. Qualcuno che forse sarà una statua in una piazza, cui passeranno davanti senza ricordarne la storia. L’eroe che avrà pochi amici. Non saremo tutti eroi, troppo attacati al nostro benessere, ma possiamo rifiutare certamente ciò che nel petto comprime. Alla fine, ognuno è solo con se stesso. Ci deve essere rispetto.

Un’occasione persa (per te)


Dopo giorni di frasi vuote, sorrisi tirati e messaggi strazianti per quanto noiosi, rischio tantissimo (per me) e le confido la mia frustrazione, ovviamente superficialmente. Eppure chi mi conosce da sempre sa quant’è raro per gente come me aprirsi. Non è una richiesta d’aiuto, piuttosto un dono di fiducia verso chi si ama, nonostante mille delusioni.  Un dono mai apprezzato visto che diventa lo spunto per l’ennesima cronaca delle sue sventure. Peccato. È un’occasione persa. Non credo tornerà. Non ho nessuno con cui confidarmi. Chi è come me sa che basta l’orecchio e l’ empatia. Non consigli né soluzioni. Cari figli di narcisiste, altamente (troppo per molti) sensibili, portate pazienza: siamo nati con lo sguardo sull’interiore, non aspettiamoci comprensione e troppe attenzioni. Pure l’amore sarà difficilmente profondo come lo viviamo noi.  Il terapeuta diceva che gli altri possono amare diversamente, non necessariamente di meno. Comunque è di meno, molto meno.

 

Altamente sensibile si nasce


In quanto altamente sensibile, da bambina ogni promessa era certezza, finché veniva delusa e ogni incontro motivo di grande emozione. Adoravo le cene con altre persone, sempre adulte perché i miei non hanno mai cercato amici con figli. In ogni caso, ne ero felice, perché anche i miei erano più sereni e piacevoli in quelle occasioni e non mi stavano addosso e non potevo nemmeno essere troppo ignorata. Eppure il vociare diventava un caos rumoroso e sempre, puntualmente esaurivo le energie, fino a crollare addormentata. A casa di altri, in pizzeria… Mi giustificano perché ero piccola, non è mai cambiato in realtà. Ho dovuto dopo, sforzarmi di partecipare con cordialità ed entusiasmo anche se mi sentivo sfinita. Nessuno capiva che non ero mal disposta, anzi, semplicemente esaurivo le energie di colpo. Dopo aver parlato come una mini adulta con tutti, con vero mia grande soddisfazione. Guai però a cambiare umore. Oggi so che non era proprio colpa mia. Tuttora mi stanco allo stesso modo, purtroppo anche dopo una giornata che mi entusiasma e magari anticipavo da tempo. Il sovraccarico sensoriale, il tripudio di emozioni, voci colori, mi esaurisce. Semplicemente. Mi basta avere un paio d’ore di silenzio e sto benissimo. Il problema è stare con persone che lo rispettino. Si passa per delicati, pigri, scontrosi, folli. Per ore ti vedono ridere e scherzare e di colpo, di colpo, sei una pezza. Ti senti uno straccio e lo sembri. Nessuno capisce cos’hai. Nemmeno tu. Finalmente, ci sono studi e ricerche serie su queste caratteristiche. Le persone altamente sensibili hanno caratteristiche comuni, mantenendosi diverse nel carattere e modo di agire e reagire nella vita. Non intendo io spiegare nulla, non essendo competente. Sono solo una persona che si è sempre “sentita e vista” senza darsi un collocamento. Da adolescente cercavo “il mio posto”. Da bambina i miei “veri genitori” , perché per me era impensabile fossero tanto distanti da me. Da adulta mi sono rassegnata a cercare un senso di me nell’evasione della mente, per me vivere reale, tra leggere e scrivere. Sono una donna altamente sensibile e anche se nel mio quotidiano nessuno mi capisse, so di non essere sola. Finalmente!

Originale imperfezione


Fino all’ultimo alito di vita in me, sarò forte contro il tuo demone interiore. Tengo il mio forte al petto, il mio gemello diverso, il sussurro nella notte. Che la tua voce non si confonda mai col mio disprezzo. Nel mio cuore ho troppi strappi cuciti senza professione. Vedo il mio difetto, le crepe, il mio sentimento infetto. Conosco il bisbiglio che mi sgorga dal petto e non ha il tuo nome, il tuo personale tormento. Sarò uno scudo contro il tuo veleno. Le tue vesti ipocrite non porteranno il mio nome. Puoi gettare ogni mia azione nel fango, calpestala e farne scherno. Non sarà vero mai, nulla di ciò che lascia la tua bocca . Tuo il pennello, e il disegno di me. Tua l’interpretazione. Somigliante o meno, sarà il tuo sguardo e mai, mai il mio vero me. Ogni quadro parla del pittore. Il soggetto è solo oggetto dell’occhio che pesa, misura e sogna. Io sarò un’unica possibilità, il tempo di un arcobaleno. Il mondo avrà impressa l’impronta di me fino al passo di colui che la calpesta e sarò solo il ricordo di un odore e un’immagine sbiadita dal sole.