La prigione


Soli e lune e l’incanto

Sommesso il sogno

Leggiadro si spande

Non catene sono mani

Non bavagli sono baci

Perduto il bisogno

Rimane irrisolto

Ciò che mi tiene

L’obbligo affonda

Scalza la corsa

Il canto stonato

La vita dipinta

Ogni catena s’inventa

S’incatena ogni cuore

La pena d’amare

L’altare spoglia.

Persa


Sono così persa
che ogni sguardo
spezza
ogni parte di me
stracciata.

Cerco il gancio
le unghie graffiano
pareti
di vetro liscie
scorrono.

L’orizzonte arride
‘ché ancora seguo
ipotesi
l’amore si dimostra
teoria.

Specchi gli occhi
non guardo più
esposta
tremo la paura
repressa.

L’orgoglio che tira
l’ombra di me stessa
icona
di un’altra me
donna.

Non crollo fuori
non posso cedere
polvere
sotto il tappeto
vivere.

Ché non sono
sola da perdere
aperta
nell’anima lacera
ferita.

Stilla da me
ogni voglia
morta
di me resta
promessa.

Ti lascio, qualcosa di me che hai buttato.


Questo è ciò che ti lascio:
un passato e un’attesa.

Quel che non hai preso,
non saprai avere mai,
non sono che un soffio.

Le tue labbra chiamano
tu non sai cercare
il mio nome fuggito.

Dolce la seta di carne
turgido d’amore
il desiderio che piange.

Lacrimose perle salate
che al cuore sopito
saranno negate.

Millenni a cercare,
tra stelle lontane,
un segno  d’affetto.

Parole, pensieri sepolti,
un mondo di vite sparse
e un cuore solo.

La stretta nel petto,
nessuna emozione,
la vita che arde.

Non sono e voglio
più nulla da te,
restami ricordo.

Le fate sono morte
le ali strappate,
il deserto s’appare.

Cavalieri sui muli,
destrieri frignanti,
si aggiorna la corte.

La pelle viva odora,
calda ammanta
un istante d’amore.

Tutto è perduto
colonna di fumo,
all’orizzonte.

Piangi per me,
carezze negate
senti: le campane.

Sospiri ardenti,
singulti sperati,
la eco dispersa.

Amore è tutto,
intorno e sepolto,
trasuda e soccombe.

Piangi per me,
non credo più
non c’è più me.

Irraggiunta


tutto ciò che non sono mi assale
dagli angoli spogli e in ombra
si muove la nebbia ansante
mi copre, mi pressa e gode.

ciò che non provo agogno
e nulla il pretesto di ignorare
assolve la colpa di soffrire
perché l’ingratitudine sporca.

infiniti sguardi persi
nell’orizzonte distante
perennemente immobile
irraggiunto pulsare.

immersa in questo mare
d’onde argento fredde
perdo il sentire e
solo vorrei cadere.

giù, più giù e svanire
e non potendo
mi vesto il belletto
maschera ghignante.

di più la finzione
del vero conta ormai
la storia che non c’è
smonta e rimonta.

per quel cuore perdo
ogni traccia di me
che non vale il capello
d’un amare vivo.

scelte, strade, svolte
e si arriva e si resta
non più in aria il dado
non più l’avanzare.

colpa, ognuno la sua
pago, sempre pago
inutile scontare
l’accordo preso.

spezzata, dentro
sbagliata sempre
e fingermi intera
per non danneggiare.

nulla di me da dare
per me da volere
cerco solo di stare
e non sentire.

Sgranocchiando delusioni


Viaggio sola, cinque minuti e l’auto scorre , la musica bassa, perché a te non piace… perché?

Sono sola, perciò alzo il volume e il sangue risponde e prende a pompare, le vene che vibrano.

Slow motion, osservo con distacco le persone, pare un video musicale, un gioco, sono solo persone.

Un po’ mi spaventa e un po’ di più mi attrae questa possibilità di guardare senza sentire, senza essere parte del quadro.

Perché non ti piace la musica? Per non sentire, per non godere dentro?

Il sesso è un impulso del momento? Io insisto a pensare che la massima eccitazione sia il preludio, il cercarsi, lanciare una corda che sempre più tesa fa torcere le viscere.

Ognuno ha il suo pensiero, c’è chi fugge qualsiasi aspettativa, chi non regge il gioco e basta un’erezione per far sesso.

I pensieri viaggiano da soli e non mi va di ingabbiarli; la stanza buia per me a volte è un rifugio e il sole un isterico grido sparato in faccia.

Colleziono le sensazioni come monili preziosi e sempre più spesso mi scopro intollerante verso l’inutile spesa di parole vane.

A volte, ne sono certa, mi beccano. Sento i miei muscoli facciali immobili e so di avere uno sguardo vacuo e in quel momento mi correggo: sbatto le ciglia e partecipo all’argomento. Sono troppo educata, no. Mi dispiace davvero che io sia così annoiata, non è colpa di chi mi sta di fronte.

Basta, sento il tempo, va, va via in ogni istante la mia vita, si sgancia da me e io ho rabbia.

Ho accettato troppe cose che non volevo: per pigrizia, vigliaccheria e ignoranza. Insignificante, ciò che sono e per troppa onestà verso me stessa, so essere vero.

Volevo quei monili preziosi, quelle emozioni che non capisco perché ci neghiamo.

Dico sempre che amarsi è l’unica cosa gratuita e non si esaurisce, eppure, pare impossibile.

Darsi, cercarsi, desiderarsi è impossibile. C’è troppo altro a cui dobbiamo votarci. Se potessimo tutti smettere di distrarci, immagino crollerebbe tutto un sistema, un’impalcatura che regge il pianeta.

Chissenefrega di gadget e mazzi vari, se a casa puoi giocare tra le braccia di chi ami?

Anche lì, gadget a vendere… ma che te ne fai di sex toys se non c’è la devozione? Se non c’è uno sguardo profondo che incendia dall’interno? Un’erezione e una buona lubrificazione… sono amore?

Voglio ribellarmi a tutto questo, questa vigliaccheria di non farlo seriamente l’amore! Senza ridere e mascherare l’imbarazzo di non sapersi spogliare l’anima, senza quello sguardo non è eroticamente corretto.

Il tempo scorre e il mondo con esso, o forse dovrei dire che la gente si affanna dietro un pallone che corre, ma non sa che la strada è in discesa, perenne.

InXpresso


Ti vedo, mentre ti muovi a scatti, come una belva in catene, ti giri e misuri la stanza coi tuoi passi.
Io, immobile, osservo.
Nella mia fissità strepito e ti prendo a schiaffi, fino a dolermi i palmi, di quei ceffoni sonori, tanto per intenderci.
Nella mia prigione silenziosa lotto per non liberarmi e saltarti addosso, come vorrei fare.
Tu sbuffi, ti gratti la nuca e getti le mani al vento.
Penso che tu sia un commediante, un inutile spreco di movimenti a sottolineare nulla, ad accentare un silenzio.
Io, invece, se mi muovessi appena, non perderei tempo: ti attaccherei alla gola, con un solo balzo.
Finalmente, mi guardi, pensi che io sia calma, tranquilla e quanto ti sbagli!
Intanto cerco un segno, una traccia anche labile del mio affetto per te; ti guardo seria e osservo la tua espressione, la piega della bocca, la tua pelle, il tuo portamento: nulla, irritazione, solo una gran brutta irritazione, potrei cancellarti con un tubetto di cortisone…
Il peggio è guardarti mentre ti convinci che il mio silenzio sia un buon segno e ti rassereni: nessuna discussione, nessun turbamento per te.
Mi sorridi anche e io ti strapperei ogni capello, ma mi torco le mani fino a sentire il dolore e mi trattengo.
Mi spaventa la violenza con cui vorrei scuoterti dentro, vorrei rapire il tuo cuore e insegnargli ad amare, quel vigliacco!
Non serve, ora so che non serve a niente. Sono solo pensieri buoni a riempire pagine per un romanzo che mai scriverò e nessuno avrà mai letto.
Allora, mi riscuoto e guardandomi intorno, ancora una volta mi accorgo d’essere sola,che tu non ci sei.
Quando torni, sarò la solita inutile donna che brucia dentro e si divora, mentre ti sorride con sguardo mesto.