Amore non è (stato mai?)


Cosa sono gli anni, il mio tempo che è smarrito cos’è?
Cosa sono gli artigli nel petto, il groppo in gola, cos’è la pelle senza un tocco?
Parliamo e parliamo e il silenzio appanna gli occhi e gli orecchi, le solite parole trite e le vedo turbinare tra noi, senza senso, senza calore.
Ti guardo e non ti vedo.
Vorrei baciare ogni parte di te, vorrei tenerti stretto, ma incontro il tuo sguardo e fa così freddo.
Diventi un corpo estraneo, un odore diverso, non ti sento più, non ti voglio più.
Senza mani e senza bocca, su di me si posa l’inverno.
Siamo insieme e mille volte piango il lutto di questo sentimento, di questo giardino spoglio e dimentico.
Non m’importa nulla del mondo, quando voglio l’amore, non m’importa dei soldi che ci rubano, del cibo che ci divora, non m’importa di nulla se non ho te.
Ho sbagliato, così grande è il tormento!
Non eri tu, forse non eri tu e ora è tardi, troppo tardi.
Non è colpa tua, mia?
Chimere le risate, chimere gli ansiti e i sospiri negli atri lontani dei templi abbandonati.
Che questo sacrificio sia un giorno… qualcosa, qualcosa che mi avvolga, fosse anche nel più ultimo domani.

Sgranocchiando delusioni


Viaggio sola, cinque minuti e l’auto scorre , la musica bassa, perché a te non piace… perché?

Sono sola, perciò alzo il volume e il sangue risponde e prende a pompare, le vene che vibrano.

Slow motion, osservo con distacco le persone, pare un video musicale, un gioco, sono solo persone.

Un po’ mi spaventa e un po’ di più mi attrae questa possibilità di guardare senza sentire, senza essere parte del quadro.

Perché non ti piace la musica? Per non sentire, per non godere dentro?

Il sesso è un impulso del momento? Io insisto a pensare che la massima eccitazione sia il preludio, il cercarsi, lanciare una corda che sempre più tesa fa torcere le viscere.

Ognuno ha il suo pensiero, c’è chi fugge qualsiasi aspettativa, chi non regge il gioco e basta un’erezione per far sesso.

I pensieri viaggiano da soli e non mi va di ingabbiarli; la stanza buia per me a volte è un rifugio e il sole un isterico grido sparato in faccia.

Colleziono le sensazioni come monili preziosi e sempre più spesso mi scopro intollerante verso l’inutile spesa di parole vane.

A volte, ne sono certa, mi beccano. Sento i miei muscoli facciali immobili e so di avere uno sguardo vacuo e in quel momento mi correggo: sbatto le ciglia e partecipo all’argomento. Sono troppo educata, no. Mi dispiace davvero che io sia così annoiata, non è colpa di chi mi sta di fronte.

Basta, sento il tempo, va, va via in ogni istante la mia vita, si sgancia da me e io ho rabbia.

Ho accettato troppe cose che non volevo: per pigrizia, vigliaccheria e ignoranza. Insignificante, ciò che sono e per troppa onestà verso me stessa, so essere vero.

Volevo quei monili preziosi, quelle emozioni che non capisco perché ci neghiamo.

Dico sempre che amarsi è l’unica cosa gratuita e non si esaurisce, eppure, pare impossibile.

Darsi, cercarsi, desiderarsi è impossibile. C’è troppo altro a cui dobbiamo votarci. Se potessimo tutti smettere di distrarci, immagino crollerebbe tutto un sistema, un’impalcatura che regge il pianeta.

Chissenefrega di gadget e mazzi vari, se a casa puoi giocare tra le braccia di chi ami?

Anche lì, gadget a vendere… ma che te ne fai di sex toys se non c’è la devozione? Se non c’è uno sguardo profondo che incendia dall’interno? Un’erezione e una buona lubrificazione… sono amore?

Voglio ribellarmi a tutto questo, questa vigliaccheria di non farlo seriamente l’amore! Senza ridere e mascherare l’imbarazzo di non sapersi spogliare l’anima, senza quello sguardo non è eroticamente corretto.

Il tempo scorre e il mondo con esso, o forse dovrei dire che la gente si affanna dietro un pallone che corre, ma non sa che la strada è in discesa, perenne.

Cafona tristezza


Non so comportarmi,
quando serve sgarro,
sbotto,perdo il laccio.
Starei nella tana
giusto per non
umiliarmi, cado.
Perfetta ammaccata,
fumante di rabbia,
di vomito rimessa.
La furia, del male
doloroso potente
mi acceca la mente.
Così il sentimento
celato quotidianamente
d’un botto si manifesta.
Preferibilmente
quando v’è la gente
e non più l’orgoglio.

Guardando oltre e ritorno amaro


 

 ilmiokiver musica

E guardo il mare
Lisciando lo sguardo
Slitto in fondo all’orizzonte
In cerca d’un altro, d’un oltre
Un altrove calmo.

Il mare sussurra
Sciabordano l’onde
Distrattamente si torna’
L’occhi cullati, stanchi
si posa’ rapiti.

Dolce del tempo la ninna
Scompiglia il core confonde
Recando seco tenerezze gentili
Che ratto torcono in spire
Lo spirito infelice.

Goodbye


Ci vuole una dose di stupidità così superiore per non capire, che pure io mi arrendo.
Si salvi chi può, ognuno pare viva per se stesso.
Eppure io sogno di navi aeroplani e serpenti velenosi, tu che mi abbandoni e io che mi umilio per il Bene di tutti noi.
Al mattino il risveglio è così amaro che neppure i baci mai dati potrebbero dolcire.
Ci vuole così poco per non crederci più.
Ci vuole una donna per guardarsi sola e un paio di libri da vivere e morire.
Ho un viaggio in testa che mi chiama e allora la musica s’alza e copre, cenere e fango d’annata.
Goodbye, Goodbye e basta.

Ricordi di colonia.


Ricordo di un’estate in colonia.
Con la l minuscola, un’estate minuscola.
Ricordo un desiderio di legare, di piacere a gente mai vista.
Gli animatori anche loro, a cercare di piacere e di farsi piacere ragazzini spesso odiosi.
Un sapore di fascismo vestito da Italia casereccia. Non dico che fosse così, a me è rimasto così.
In quell’estate italiana nanna nà, che ululava i Mondiali .
I miei che giocavano a separarsi e a far finta di proteggermi, mentre stavo parcheggiata in quella colonia a cui avevano troncato “penale” per compassione.
Certo, il controllo pidocchi per l’amissione non prometteva bene.
Ecco, per me quell’unica colonia della mia esistenza, resta un’indelebile stazione di posta, tra un burrone e un deserto morente.
L’estate a venire i miei si sarebbero separati davvero e avrei avuto la certezza, eterna, della loro miseria umana.
Questi però, sono altri frammenti di me.

Delusione e riflessione su


Quando la verità è plasmata per manipolare ciò che penso e imbrigliare la mia opinione, conosco un’unica sincera soluzione al dilemma della conseguente delusione cocente:
VAFFANCULO !

leggere attentamente le avvertenze scritte in aramaico dialettale qui sotto prima di affrontare lo scritto sovrastante. L’autrice si libera dalla responsabilità di chi possa sentirsi offeso per la sua volgarità; sottolinea inoltre la fortuna del malcapitato lettore nella sua impossibilità di leggerle la mente, ben più corrotta delle sue parole.

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Anatomico cuore


La misura del mio cuore
È un pugno stretto
Un urlo d’amore
Il sogno maledetto .

I contorni corrosi
Dall’acido residuo
Dei giorni fumosi
Del viver deciduo.

Carne striata
Pulsante scommessa
Fatica ingrata
La mortale pressa!