Della bellezza (dell’asino) e del curioso esplorare (trovandola)


Beauty contest.

Miss, queen e top su top on top of this beautiful world.
Fashion coi suoi divieti e i suoi must, must, must !
C’è un problema, per me: non è bellezza, forse piuttosto uno spot per l’impennarsi dell’ormone, uno solleticare un facile ardore, ma tiepido, se siamo onesti.
Si vende, tutto si vende e quando quel corpo lì, quel viso là, fa fremere le folle, allora va da sé la ricerca del clone.
Clone su clone, la star war hollywodiana si è estesa al mondo intero, complice una certa ingenuità anche in rete.
Assottiglia il punto vita e il sedere e il seno esplodono con prepotenza, come le spalle che nell’uomo appaiono subito più larghe. Sei sei così, la gente freme, qualcuno ti vorrà e mi torna in mente una canzone di George Michael”Star people”: Maybe your mama gave you up boy (it’s the same old same old) Maybe your daddy didn’t love you enough girl…

(we miss you so much George)

Strumentalizzare sulla fragilità delle persone è il gioco più antico e garantisce la vittoria (sempre?).
Però, però… l’arte si ribella, sempre si ribella, seppure con poca fantasia, a volte.
Che sia in una immagine catturata con un click, che sia indelebile nel tratto di una pennellata o nella prosa del racconto… la bellezza è svelata, sempre svelata.
Se si freme di fronte alla perfezione delle fattezze, è pur sempre vero che la vertigine nel ventre, quello scuotimento che abbatte tutte le certezze, viene da un’inatteso momento, istante di erotico stupore.
Chiunque, chiunque può provocarlo e chiunque può esserne turbato e forse non ci vogliono turbati, scossi, in grado di aprire la mente, alzare lo sguardo dalla bibita gassata, dal televisore e scoprirci vivi !
Nel difetto c’è lo stupore, quando viene tolto il velo e il mistero aleggia ancora su un seno imperfetto, un addome proteso, nello sguardo schivo e ardente, nel sapere di avere di fronte un momento unico e irreplicabile.
Allora, ode al momento di estasi tra due ignote imperfette creature che del loro incontro sanno cogliere il bello. A tutta la bellezza celata e che nessuno potrà immortalare, che il mondo segretamente brama, ma si nega.
Nel recedere della chioma meno folta, nelle pieghe che raccontano i tuoi sorrisi, tra le cosce da afferrare a mani piene  e le braccia poco muscolose che hanno sorretto famiglie intere… io vedo lo splendore, una bellezza che nessuno merita, che va donata, conquistata.

Arte e Ragione


Inchinandosi le pose un bacio sul piede scalzo.

La ragazza intimorita gli sorrise da sotto le palpebre schiuse, ma l’uomo restò chino, immobile.

Allora, lei sospirò, curiosa di vedergli gli occhi, celati dai capelli sparsi sul volto.

Protese la delicata mano verso di lui e con un cenno tremante gli toccò il mento.

Fu un’emozione nuova, inattesa, ma si diede coraggio e con un cenno gli sollevò il volto da poterlo scrutare.

Mai uomo fu più bello, mai uno sguardo più penetrante, i suoi occhi erano braci, liquidi diamanti neri che splendevano incastonati in un volto perfetto.

Maschio, comprese il significato nel momento stesso in cui percorse le linee decise che lo tratteggiavano: il naso dritto e fiero, gli zigomi taglienti, la mascella arrogante, la bocca disegnata in un sorriso spavaldo.

Quegli occhi l’avevano allacciata e non sapeva più liberarsi e non voleva più affrancarsi.

Lui la squadrò serio e poi le fece un sorriso aperto, una luce rincuorante che l’avvolse in un abbraccio di sole.

Le sfiorò le dita e la lasciò fremente, non capiva,non sapeva, ma si fidava ciecamente.

Le prese la mano e si sollevarono insieme, le baciò a fronte e lei  sorrise felice.

E così, tenendosi per mano accadde che Arte e Ragione si avviarono sul lungo viale dell’Amore.

Epici miti


Prendendo le distanze dal mondo, ho viaggiato in universi lontani, in echi di memorie divine, tra  i sogni degli avi.

La mia nave è salpata, traversando mari di seta, fendendo le tempeste col puntale, vagando un tempo senza ore, tra l’acque chete e i cieli mossi.

Sul destriero scalpitante, ho percorso lande immense, senza soste né affanni, insieme sudando, insieme soffrendo, delle  guerre il condottiero.

Sono stato portatore di sventure, di congiure, di orditi inganni, per volere d’arte in figure cupe, travolgendo le menti nei teatri, con maschere argute.

Del pensiero io sono il signore, messaggero di epoche storiche, vi porto un guizzo d’intelletto, un frullo di pensiero, vanamente porgendo un lume al vostro desco.