Il villaggio. Allenamenti e dichiarazioni


“Più forte!”
Borg gridò con quanto fiato aveva in gola e riprese a colpire il sacco appeso al ramo.
Era imbottito di trucioli e la prima volta si era illuso che fosse uno scherzo; poi, al primo colpo aveva compreso e le sue nocche parlavano per lui.
Continuò, mentre Karho lo incitava e Kajey teneva il sacco dalla parte opposta.
Berta osservava tutto da un ramo, sembrava insolitamente elegante e selvatica al contempo. Kajey non la perdeva mai di vista e Berta gli sorrideva felice.
Potevano essere felici a pochi giorni dal Consiglio?
Borg si fermò per asciugarsi il sudore dalla fronte e sbirciò Karho.
Quello si avvicinò e gli porse acqua fresca dalla brocca.
“Stai andando alla grande Borg, sei davvero forte, è impressionante.”
L’ammirazione che traspariva dalla voce del ragazzo, scaldò il cuore di Borg e una sensazione ormai familiare lo fece arrossire un po’.
“Ti piacciono i muscoli ragazzo?”
Karho annaspò, arrossì terribilmente e gettò lo sguardo intorno, mortificato che potessero sentirlo. Ovviamente Kajey aveva approfittato della pausa per sedersi accanto alla ragazza per cui pareva aver perso il senno.
“No, non proprio. Non in generale.”
Borg sogghignò. “In particolare, allora?”
Karho lo guardò dritto negli occhi, un mondo inespresso si aprì tra loro e i loro cuori sarebbero potuti esistere benissimo al di fuori di loro, semplicemente insieme.
“In particolare, mi piaci tu.”
Borg si sentì avvolgere da un calore nuovo e stringere, si sentì fragile e per la prima volta ebbe paura come mai prima. Voleva scappare e voleva entrare nel petto di Karho e non uscirne più.
Karho iniziò a tremare, abbassò lo sguardo con le spalle curve.
A Borg si spezzò il cuore.
Di slancio lo abbracciò e lo strinse a sé, stretto al proprio petto, i cuori che scalpitavano furiosi tra loro. Sussurrò piano al suo orecchio: “No, non hai capito. Non hai capito Karho che mi hai tolto il fiato, le parole. Io non ti merito e lo so. Sono però egoista e mi prendo tutto ciò che così generosamente mi offri. Lo capisci che ci tengo a te?”
Karho aveva il viso nascosto sul petto di Borg, si beava del suo calore, il suo odore, il sudore, Borg… chiuse gli occhi per conservare la sua essenza.
“Inizio a crederlo, voglio crederlo.”
“Ascolta bene. Non so come andrà, non so se ce la faremo, ma ci proveremo, insieme. Non iniziare a sgridarmi. Ce la metterò tutta, per te. Ascolta però, se non ce la dovessi fare. Se la mia famiglia mi fermasse, se loro mi bloccassero, qualsiasi cosa succeda, tu sai che sei la prima e unica persona per me.”
“No, Borg ti prego, non parlare così! Ce la faremo insieme, non vado da nessuna parte senza di te!”
“Calmati. Siamo realisti,va bene? Devo sapere che tu sai e saprai sempre che non mi importa niente di nessuno, solo di te!”
Karho, lo strinse e nascose di più il volto contro di lui, mentre le lacrime lo tradivano, esponendo le sue emozioni.
“Andrà tutto bene, avevo solo bisogno di chiarire.”
Karho sollevò il mento e lo guardò, sorridendo tra le lacrime.
“Chiarito. Tu tieni a me, io tengo a te e gli faremo il culo!”
Borg scoppiò a ridere e si riposizionò per continuare l’allenamento.
“Ehi, fratellino! Ti ho sentito, ti tocca una bella sciacquata a quella bocca sporca!”
Berta rideva e per un attimo ci fu l’illusione che quella serenità potesse durare.
Continuarono così, mentre i fratelli si rincorrevano tra gli alberi salendo e scendendo dai rami, come fossero spiriti incorporei, Borg tirava pugni al sacco e si esercitava con Berta che brandendo un bastone cercava di colpirlo, mentre roteava sulle gambe con estrema agilità.
“Brad!”
Tutto si fermò.
I ragazzi andarono incontro al fratello di Borg, la preoccupazione evidente sul volto di tutti.
“Borg, devi tornare a casa. Nostro padre ha saputo che passi il tempo qui, pensa che tu stia corteggiando Berta per fortuna, ma non è contento.”
Borg si sentì nauseato.
“Perché dici per fortuna?”
Il ragazzo sembrava in difficoltà, guardò Karho in cerca di aiuto e lo trovò.
“Senti Borg, tuo fratello è venuto in aiuto. Tuo padre è un uomo pericoloso, se me lo concedi e se tutto ciò che teme dai nostri incontri è che tu corteggi Berta, va bene.”
Borg appariva profondamente imbarazzato.
“Hai ragione Karho, pensavo intendesse…”
“Qualsiasi cosa tu voglia dirgli, se gli vuoi dire qualcosa, sta a te. A me sta bene in ogni caso.”
Borg si sentì ancora una volta un verme nei confronti di Karho, credeva di avere imparato meglio.
“No! No.” Guardò il fratello e sospirò. “Hai ragione, è un bene che nostro padre la pensi così, perché se sapesse la verità, se sapesse chi …beh corteggio, non è il termine giusto, ma se sapesse a chi tengo, sarebbe pericoloso per tutti noi.”
Karho gli sfiorò la schiena e Borg si sentì grato della sua presenza.
Brad gli sorrise. “Finalmente Borg, ora ti riconosco. Ti ho sempre ammirato: coraggioso e indifferente all’opinione altrui, poi per un po’ sei cambiato. Comunque dobbiamo sbrigarci. L’avevo capito che davi il tormento a Karho per questo!”
Tutti risero e Borg si sentì più leggero, ma l’ansia per la minaccia che il padre rappresentava lo stringeva in una morsa dolorosa.

Il villaggio. Borg


“Muoviti e datti una lavata per bene, ma cosa credi che io possa aggiustare tutto per te?”
“Ascolta tuo padre, stanno arrivando Borg, non vuoi sistemarti, eh? Se stai calmo e in ordine, dovresti fare una buona impressione, eh? Lo sai che sei intelligente, non avrai problemi. Al prossimo Consiglio Segreto ti indicheranno come curatore della Biblioteca dei Savi. Eh?”
La voce lacrimevole della madre era come un lento graffiare sotto pelle, avrebbe voluto gridare dal fastidio, ma temeva il padre, troppo.
La guardò e le sorrise, con poca convinzione.
“Sì madre, immagino andrà così.”
“Muoviti ora!”
Quell’uomo era un incubo. “Sì padre, vado.”
Corse sulle scale e diede una bella spinta al fratello minore, non gli importava degli insulti che questi gli lanciava.
“Corri giù moccioso, se torno indietro le prendi e se arrivano e ci trovano così, immagina tuo padre che fa.”
Il ragazzino smunto gli corse incontro. “Nostro padre, caprone. Perché ti comporti così? Sei diventato imbarazzante. Il modo in cui tratti Karho, è una vergogna. Ora guardano male anche me!”
Karho. Borg si piantò a un soffio dal naso del fratello, le emozioni in subbuglio, la frustrazione ormai a livelli insopportabili.
“Non nominarlo, tu non capisci niente! Non capisci davvero, e quindi non parlarmi. Se ti vergogni tanto che ti giudichino male a causa mia, fatti un carattere, così ti giudicheranno male, bene non importa, ma almeno sarà di te che parleranno.”
Il ragazzo lo osservò in silenzio.
“Perché non vuoi spiegarmi cosa ti succede? Lascia perdere quella gente con cui vai in giro, non serve a niente. Per favore. ”
Altra spinta. “Ti ho già detto che non puoi capire e quelli non c’entrano. Non cambia niente se anche mi chiudessi in casa. Ora scendi e non mi scocciare.”
Borg si voltò e si chiuse nella stanza da bagno.
Non poteva parlare con nessuno. L’unico con cui avrebbe voluto parlare gli faceva provare cose che lo riempivano di rabbia e diventava tutto inutile. Biblioteca… i suoi genitori erano degli illusi, suo fratello sì che sarebbe stato perfetto per quel compito. Brad era calmo, studioso ed estremamente intelligente. Niente a che fare con lui. Illudersi diversamente sarebbe stato stupido e lui non era così stupido.
I suoi genitori non si rendevano conto che lui rischiava l’esilio, altro che preoccuparsi per la posizione di prestigio!
Tutta colpa di quel ragazzo strano. Karho.
Si prese i capelli tra le dita, li torse fino a farsi venire le lacrime. Picchiò la testa contro la porta e si decise a lavarsi, ormai spento.
Si grattò via la pelle a forza di sfregare, sperava forse di trovare un altro sotto se avesse scavato abbastanza?
Si asciugò con furia, beandosi del dolore, perché lui lo meritava. Meritava il dolore perché si stava condannando a una fine orribile.
Non si è mai sentito che gente come lui riuscisse a passare indenne Il Consiglio dei Savi.
Si vestì con cura, reprimendo i brividi di terrore che lo scuotevano nell’attesa della visita di quegli uomini osannati.
Non aveva mai capito chi fossero davvero, né quanti anni avessero o da che famiglia venissero.
Il mistero che li avvolgeva era inquietante.
Scese le scale, ormai avvolto da una pace ottenebrante. Il padre lo squadrò e fece un cenno di approvazione. La madre gli sorrise commossa, gli occhi traboccanti di lacrime. Aveva così pena di quella donna da disprezzarla. Viveva per il marito e idolatrava i figli, soprattutto il maggiore. Lui non riusciva proprio a ricambiarla, era troppo stupida nella sua ottusa devozione.
Il fratello minore lo guardava incerto, Borg si limitò a un’occhiataccia minacciosa.
“Brad, osserva bene tuo fratello, fra due anni dovrai fare buona impressione anche tu.”
Il ragazzo alzò le spalle sconfitto. “Sì madre.”
“Veramente, ci controllano da quando siamo nati, non credo che uno possa cambiare la loro opinione appena prima del Consiglio.”
“Hai ragione Borg, come sempre!”
“Sì, madre.” Come si poteva parlare con lei? Il padre non la guardava nemmeno, limitandosi ad attendere sulla poltrona di pelle lucida.
Una folata gelida li fece rabbrividire  e mentre si coprivano il volto per la violenza del vento improvviso, i Savi apparvero loro.
La madre si gettò ai loro piedi baciando le vesti ora dell’uno ora dell’altro. Nessuno riusciva a dire quanti fossero, né ricordava mai i loro volti. Ogni settimana i Savi facevano visita agli abitanti del villaggio e nessuno ricordava le loro caratteristiche più banali.
“Sia la nostra casa degna della vostra venuta!”
“Donna alzati e siediti all’angolo.”
La madre ubbidì loro con il volto sorridente, il ritratto della beatitudine.
“Porta i tuoi figli al nostro cospetto, Baron.”
Il padre inchinandosi li prese per le braccia, stringendo forte a monito e li spinse di fronte ai Savi.
“Bene, ecco il nostro caro ragazzo. Borg, sei pronto per il Consiglio?”
Lo sguardo dell’uomo era stranissimo, Borg si sentì nauseato, ma fece di tutto per svuotarsi di ogni pensiero. In questo modo la vertigine scompariva.
L’uomo sembrava contrariato, ma sorrise teso e proseguì col fratello minore.
Borg sentiva di essersi salvato per un pelo da una caduta rovinosa.