Come te lo posso dire?


Cat Stevens – How can I tell you that I love you?

A me lui porta sempre qualcosa, e sono meno hippie che mai, ma lui mi porta sempre qualcosa, altrove, o dentro me, non so.

E la voglia di fare un tuffo in un cielo di seta e batuffoli di cotone, non so, essere e basta, senza più costrizioni, perché a volte mi vanno proprio strette.

Sono la persona più normale, abitudinaria, tranquilla del mondo, così voglio essere, sono troppo stanca di scossoni e ondate di cose inaspettatamente tristi, eppure.

Eppure la mia natura bussa alla porta sul retro di quest’anima inquieta e mi sussurra le parole che celo, mi ricorda cos’ho nel cervello, i miei sogni, le mie ribellioni, il desiderio di libertà, senza mattoni.

E allora, una lacrima, un grazie al cielo, della normalità, senza bisogno di cambiare una virgola, ma guardando a quell’anima che corre e grida correndo, con complicità.

Io corro, dentro corro e salto e impreco e respiro a bocca spalancata, che non mi basta mai l’aria.

Ciao, a me, a te, a chi ama, e cerca e non sa che cerca sempre e solo se stesso in vesti d’altri.

L’assolo di fuoco


Mi sento così,

come una chitarra

che grida, che scatta nervosa

sale e scende e torna sempre.

Voglio in grande

i sensi infuocati

avere tutto o niente.

Voglio il velluto,

la seta e il ricamo,

la mano ruvida

e il tocco piumato,

come la musica

sublime l’amore

eppure si nutre

di carne e di cuore!

Voglio le note

alte e contratte

voglio tenerle

e ridartele poi,

sali la scala

e tieni il tempo,

‘ché dopo l’assolo

si torna indietro.

 

 

 

Arriva la bruma


 

Due civette sul tetto della strega,

una che canta, l’altra che prega.

Dieci bambine a tenersi per mano,

l’ultima a terra che piange piano.

Soffia il vento dall’alito greve,

viene dall’oltre il sospiro lieve,

porta con sé il ricordo lontano,

di vite trascorse dal mesto fato,

Conta la conta dei bimbi lieti,

chi c’è lo piglio e il resto aspetti!

Arriva la bruma che tutto copre,

i sensi, i pensieri, le menti devote.

Dormite bambine nei caldi lettucci,

tenete i balocchi nei vostri cantucci.

I bimbi monelli son già avvisati,

che arriva la sete di nuovi fati.

Due civette sul tetto della strega,

una che canta l’altra che prega.

In cammino verso la città-I racconti di Lara e Ruben.2-


Il cammino era impervio, ogni traccia di verde alle spalle, mentre salivano, un mare di pietre da calpestare e il riverbero del sole a ferire gli occhi. Rivoli di sudore a placare la pelle bollente, per ogni passo un dolore acuto, una vescica nuova che pulsava pressante nei calzari vecchi. Le giacche lise fungevano da copricapo, Ruben davanti a Lara a torso nudo, col dorso bruciato dal caldo impietoso. Lei a passo di marcia, allo stesso ritmo dalla partenza non parlava, fissando lo sguardo in un punto lontano tra cielo e terra.

“Non ho mai desiderato fare lo scalatore, davvero, non so se tu mi stia ascoltando, ma giuro che non fa per me questo sport!” gettò lo sguardo verso la ragazza senza fermare il passo, ma lei continuò in silenzio.

“Sei uno spasso, chi avrebbe detto che una ragazza così femminile potesse farmi tanto ridere!” ma dicendolo Ruben capì di aver fatto un passo falso, sapeva in un angolo del suo cervello di averla ferita, senza spiegarsi come.

Lara ebbe un sussulto, cercò di mascherarlo, ma non fece in tempo, così optò per uno sguardo assassino verso il malcapitato compagno che alzò le spalle in segno di resa.

“Senti, non è che volessi offenderti, credimi, sei davvero bella, ma riconoscerai che ti comporti come un generale in battaglia, sempre, senza un momento di svago… non ti ho mai visto ridere!” sperava di aver placato l’ira di Lara, voleva che capisse,”in fondo sei più piccola di me, come diavolo fai a non scherzare mai, io giuro che non ti capisco, mi fai sentire uno stupido!”.

“Perché lo sei, testa di cazzo. Dimentichi troppo in fretta il mio ruolo, io sono il capo. Non serve che tu sforzi troppo quel cervellino di passero per capirmi. Non ti riguarda la mia età, ancora di meno ti riguarda pensare che io sia una ragazza. Sono il tuo capo, ogni responsabilità è mia, se falliamo è mia la colpa e se ti succede qualcosa è ancora colpa mia. Faresti meglio a pensare meno e a fare meglio, non voglio trascinarmi dietro un moccioso con gli ormoni in subbuglio.”

Ruben ci rimase male e non provò a nasconderlo, diede un’ultima occhiata scettica alla ragazza e proseguì cantando di un ragazzo e una ragazza che si amavano, lottando contro ogni avversità per ritrovarsi un giorno, il tempo di un abbraccio, prima di perire.

Lara rimase perplessa, perché ricordava quella canzone, un passato remoto, una bimba stanca tra le braccia della madre, che giocando col suo filo di perle si lasciava cullare, fino allo sopraggiungere del sonno.

Scacciò una mosca immaginaria, stringendo i denti fino a contrarre la mascella in uno spasmo doloroso. Lei era al comando, doveva arrivare in tempo, solo questo contava. Niente più bimbe, niente più canzoni, né calore di mamma. Lara era attesa con trepidazione e sapeva bene il proprio dovere. Ogni cosa si fece sfocata, mentre i ragazzi salivano in mezzo al pietrisco. Ogni passo, un dolore, una nuova piaga nei vecchi calzari.

Say hello to heaven, Salutami il paradiso


La testa ovattata nella morsa stretta  e Chris canta il saluto al Paradiso e nel tempio del cane io mi rimetto.

Say hello to heaven…heaven…  e io non ho pace, perché ogni tempo ha il suo ritmo e il mio batte ad ogni fiotto di sangue che il mio cuore innonda .

Che la voce del trovatore perduto mi indichi la via, mentre mi sollevo da ogni giudizio e seguo la sua scia.

Che il mondo ruoti sempre con le sue rivoluzioni, a me che importa? Io ho cercato sempre di essere di più, di essere la mia versione migliore, ma a che scopo? Non lo so e non lo troverò. Io scrivo il mio lamento, ogni graffio subito, ognuno scalfito in squarci profondi e se chiudo gli occhi sono andati, cancellati.

Se chiudo gli occhi il sonno  mi porta in posti lontani e mi muta, disegnandomi nuova, rifacendo la storia e rimettendomi in pasto al fato ignoto, lasciandomi Alice in orbita, che poi a picco scende di quota.

Ho trovato il video della canzone che mi sta accompagnando sul tubo e ho postato per voi questo con il testo, perché è poesia pura, commovente e struggente come solo il saluto a un amico amato può essere.Chris Cornell saluta Andy Wood.

Ci provo a rendere le sue parole, un omaggio a voi.

Saluta il Paradiso

Ti prego Madre Misericordia, portami via da qui, e le lunghe maledizioni senza fiato che continuo a sentire nella mia testa.

Le parole mai ascoltano e chi insegna non impara, ora la candela mi riscalda , ma sento troppo freddo per bruciare.

E’ venuto da un’isola e dalla strada è trapassato ha sofferto così tanto come un’anima che si spezza, ma non mi ha mai detto nulla, così.. saluta il Paradiso.

Nuovo come un bimbo, perso come una preghiera, il cielo era il tuo campo di gioco, ma la fredda terra fu il tuo letto.

Povera osservatrice delle stelle, non ha più lacrime negli occhi, lieve come un sussurro sa che l’amore cura col tempo tutte le ferite, ora sembra che il troppo amore non basti, sarà meglio che tu vada in cerca di un’altra strada perchè questa si è interrotta all’improvviso.. saluta il Paradiso

Non ho mai voluto scrivere queste parole per te, con pagine di frasi di cose che mai faremo, così soffio sulla candela e ti metto a letto, dal momento che non puoi dirmi, beh,come ti hanno rotto l’osso i cani. C’è una sola cosa rimasta da dire… saluta il Paradiso…

E non finisce mica il cielo…against all odds


E non finisce mica il cielo… Viene da gridarla più che cantarla… la sto ascoltando adesso e la farò riandare ora che finisce, perché è incredibile, un brivido dai lombi alle radici dei capelli. Viene da correre, buttarsi nel mondo col volto rigato di lacrime, ma dal piglio fiero, col pugno chiuso e il cuore saldo.

Ho cambiato copertina al mio blog, non me ne si voglia, ma per quanto donna e felice di esserlo, sono la prima ad ammettere che troppo rosa dà alla testa. Ho provato tutti i template, tutti che fossero free, e poi ho ragionato su ciò che piaceva a me e su ciò che poteva essere fruibile per chi vi si affacciasse e ho scelto e poi personalizzato un po’.

E’ partito Minuetto, lo so per una che ama il grunge é un po’ strano, ma non è la verità. Io metto colonne sonore anche ai sogni… Ora, dopo aver tinteggiato le pareti del blog, mi è partito nel cervello sempre il solito motivo, come una girandola controvento e quando mi sono soffermata  ad ascoltare bene cosa fosse, mi sono resa conto che la mia testa cantava E non finisce mica il cielo.

Minuetto non è la mia passione, non me ne si voglia, mi sa che ora ascolto qualcos’altro… ‘spetta un attimo..Va bene, facciamo un tuffo nel passato, a quella ragazzina innamorata persa, che col cuore spezzato si sparava Phil Collins live, come se potesse condividere le emozioni di un uomo fatto, che canta il dolore della fine di una relazione matrimoniale… ma tant’è che il suo cuore era spezzato.

Ovviamente mi riferisco ai tempi di Sussudio, che versione live è mille volte meglio: quell’uomo è qualcosa, davvero. Sono consapevole che lui nasce batterista ed è quella la sua passione, ma ringrazio il cielo che abbia scritto canzoni così: se il cuore duole, sembra che lui canti ogni tuo battito perso.

Non voglio mettere musica nel blog, so già che non funziona. Apri un blog per leggere un’articolo e ti parte sparata una canzone e non capisci la canzone e non capisci l’articolo, finendo per detestare questo e quello. Se qualcuno volesse ascoltare queste canzoni sono talmente facili da trovare… Ci sono tanti posti in internet in cui ascoltarle.

Comunque l’album, quando c’erano gli album.., è Serius Hits…Live! Ora me lo godo e mi lascio andare nostalgicamente a cose che non sapevo, che immaginavo, ma avevano un sapore, un odore preciso e non le ho più ritrovate, perché altre e diverse da quelle sono arrivate.

Senti la gente che applaude e lui che non so come, ha una vice così limpida, forte. Sapete che molti cantati perdono la voce per strada nelle esibizioni live; bé, Collins è strepitoso, non c’è paragone ripeto l’esibizione live con la versione studio di queste canzoni!

Ho tergiversato, ma in fondo sto dietro a sensazioni, trombe, batteria e cori.. che mi sembra di tornare bambina e rivedere quelle esibizioni alla televisione. E sognavo e non pensavo a cosa mi affliggeva: sembrava tutto possibile, con quella musica e gli artisti sul palco vitali, la gente in fermento e un futuro ancora da fare.

Against all odds… non credo che qualcuno possa ascoltare questa canzone senza commuoversi, se volete smentirmi… cavolo! ho voglia di piangere… e poi la batteria che solleva il battito e tu ti ritrovi a cantare… just take a look at me now… cavolo, non lasciarlo! torna.. stupida! sto delirando. Decisamente.

Chiunque abbia voglia di passare un po’ di tempo di qualità e farsi un tour nel proprio cuore ascolti questo album e mi si conceda di chiamarlo album.

tuc..tuc..tuc… who said i would?

Non riesco.. sono trascinata via… io dovevo vivere tra concerti e mondi da scoprire, libri da riempire e chissà cos’altro…

Questi erano i miei semplici sogni… e poi, l’ Australia.. mia fissazione d’infanzia. Tornerei in Inghilterra anche oggi se potessi però, era la mia dimensione, il posto dove essere me stessa.

Deliro… sparatevi la musica che si abbina al vostro umore e non credo serva altro.

Non parlo neanche di compagnia, perché io ci ho rinunciato, non ho trovato il modo di condividere le mie passioni, neanche mezza… Marte e Venere? tigre e civetta piuttosto.. ma io mi coccolo, quando sono sola, ritrovo me stessa.