Alessandro


Fui il tuo nido
Cullandoti in grembo
Fosti il mio nocciolo
Fattami frutto per
Avvolgerti.

Il trapasso dal ventre
Per massimo patire
Violenti scosse
Per le pelvi aprire
E fu la luce!

Tu nascesti
Spingendo
Soffrendo
Nel sangue
Il primo
Battesimo.

Dieci e ancora due
Gli anni sono andati
E io con te più grande
Perdonami fallace
Grata eternamente
Di esserti madre.

Cenere sul capo e rose nel cuore


Cenere sul capo perché semplicemente sto trascurando il mio giardino segreto, il mio luogo privato in cui scrivere a perdifiato il mio pensiero e poi, in un tocco di tasto, lasciarlo libero, nell’etere, nell’internettere.. e condividerlo.

Porto però anche rose nel cuore oggi, grazie a chi si ricorda di me, grazie all’Amicizia che inaspettatamente nasce tra questi click, e mi innalza con fiducia , ricambiando la stima e il calore, grazie agli affetti di sempre, quelli che subiscono i miei impeti di umore: sorrisi e poi occhiatacce, rimbrotti e consigli, carezze abbracci e scappellotti. L’Amicizia che tenace attraversa il tempo, i ricordi, le memorie… e torna, a casa, nel mio cuore.

Perciò oggi, fugacemente, prima di coricarmi, come la gallina che sono, o un gallo in corpo di gallina (mi sveglio all’alba in questi giorni!), offro a voi tutti in amicizia le rose, i fiori del mio natale. Sono trentaquattro, letteralmente, primavere, dal mio primo respiro, un bacio.

 

Sono sbocciate le rose


Ancora una volta la terra compie la sua rotazione, Cristo si incammina verso l’Ascesa.

Mi trovo la stessa, drasticamente mutando, con più certezze, accogliendo in me l’incapacità di gestire ciò che non mi compete. Il Fato, il Destino, le strane tristi coincidenze, speriamo di soffrire meno e osando, osando!, speriamo di ridere tanto, di non perdere più qualcuno che amo, di sentire serenità profonda, sfacciatamente me stessa.

E ancora una volta, in questo giorno, il perdono. Facciamoci grandi e abbassiamo la testa, concediamo a chi ci ha inferto il colpo di cantar la sua ferita. Per avere un senso, per non essere venuta da sotto un cavolo o per la mira, assai miope, di una cicogna in viaggio.

In questo giorno, come sempre, sorrido, come una paresi involontaria, facendo sentire altri migliori, fingendo di non aver bisogno di nulla come sempre, così che quello mi basti.

In questo giorno, amo me stessa e mi conservo intatta, con la speranza che, prima o poi, qualcuno mi veda, davvero e mi voglia davvero, per quella che sono, che sorrida o meno.

In questo giorno sono viva e non l’ho do mai per certo, perciò grazie, che ne ho bisogno, tanto, non solo per me stessa.

In questo giorno penso a domani, non posso farne a meno, mi aspetta l’incontro col bisturi a estirpar il nevo.

Quindi, grazie a chi scambia il suo pensiero col mio, creando nuovi intrugli più interessanti della partenza.

Grazie di leggermi, prendermi così, come mi propongo, come mi viene, in tutta libertà di passare e non proferire, di dire, commentare, disquisire.

Bel regalo davvero per chi ama cercare le parole per creare il proprio profilo, delineando man, mano i propri lineamenti.

Per quanto virtuale, qui sono, in un modo così sincero, da inquietarmene io stessa.

Buona giornata a voi che vivete, sotto il mio stesso cielo, siamo già più vicini.