Donna


 

sogni avvolti di seta, su telaio di ferrea volontà.

morbido desiderio e fiamme di bisogno cieco.

risa di bracciali che tintillano al sole.

labbra scarlatte e unghie di peltro.

parole crudeli e biasimo e scherno.

abbraccio materno, canzoni nel vento.

mele, cannella, sbuffi di farina sulle gote.

perdita, solitudine, paura di te, delusione.

il mondo non basta, il mondo ti schiaccia.

dimenticata, uccisa e bersagliata, offesa.

viaggiatore nella vita con bussola maschile.

Pentirsi di tutto e non cambiare niente


Quando la tua vita l’hai data, in tutti i sensi e non la puoi riprendere, perché non si toglie.
Non conta la mancanza di un grazie, di uno sguardo ammirato, non conta nulla.
Hai fatto le tue scelte e ne sei pentito, bene: ma non conta niente.
Si sceglie. Sempre.
Restare o andare? Cambiare o restare?
Restare, restare…
Vale più la vita di uno o il benessere del gruppo, clan, famiglia?
La storia parla da sé: sopravvive sempre solo il gruppo e il singolo vale in quanto eroe o tiranno solo quando sposta, smuove le masse e le ricompone. Vale solo in base al valore che la massa gli concede.
Martirio, vittimismo?
Il ruolo di chi depone il bisogno in sé per la sopravvivenza del nucleo, qual è ?
Una forma di egoismo, di conservazione del rispetto di sé, della propria morale, fastidiosissima, ma trave portante dell’affermazione delle parti deboli, i figli per esempio.
Consapevolezza, pazienza, tolleranza e un pozzo di infelicità nero e profondo.
Un biglietto per il paradiso?
Macché !
Nessun paradiso per chi mal sopporta, per chi non apprezza con devoto servilismo il proprio perire verso la china di un’esistenza delusa.
La gente è quel che è, si cambia e si rimane riconoscibili.
Il rischio e risultarsi intollerabili.
Mettere delle virgole e poi dei punti e virgola e infine quelle distanze diventano tre punti sospesi.
Vedere, guardare a fondo e capire che non ci sono più parole, perché puoi urlare, cantare, piangere, ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
La volontà dell’altro è un muro di gomma che ti sfianca e a un certo punto ti fermi, ti siedi e rimani lì di fronte.
La vita è così. La realtà, la verità è dura perché l’essere umano è prevaricante, arrogante e narciso. Non c’è mai un’equità di potere, in nessun caso. In un’armonica convivenza immagino coesistano flussi di potere, che rendano la bilancia stabile nel suo oscillare.
La gioia di un essere umano esiste in quanto si viene riconosciuti importanti, affettivamente e intellettualmente.
Ognuno di noi deve amarsi, è tacito, si convive con sé dall’inizio alla fine eppure non basta, non è nella natura dell’essere umano.
Siamo fatti per dare e ricevere certo, ma ci è fondamentale lasciare una traccia di sé, che sia prevaricando e calpestando l’altro, che sia porgendo e sostenendo.
Il mondo va avanti lo stesso, sempre. Con o senza di te. Il più gran conforto (sarebbe altrimenti una responsabilità immane) e la crudeltà più tagliente. Il mondo non ha bisogno di te, ma puoi fare la differenza, per qualcuno la farai. Anche se sarai infelice.

Persa


Sono così persa
che ogni sguardo
spezza
ogni parte di me
stracciata.

Cerco il gancio
le unghie graffiano
pareti
di vetro liscie
scorrono.

L’orizzonte arride
‘ché ancora seguo
ipotesi
l’amore si dimostra
teoria.

Specchi gli occhi
non guardo più
esposta
tremo la paura
repressa.

L’orgoglio che tira
l’ombra di me stessa
icona
di un’altra me
donna.

Non crollo fuori
non posso cedere
polvere
sotto il tappeto
vivere.

Ché non sono
sola da perdere
aperta
nell’anima lacera
ferita.

Stilla da me
ogni voglia
morta
di me resta
promessa.

Felice di essere donna


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Se potessi parlare, avrei pensieri da esprimere,
se potessi fare, avrei decisioni da prendere,
se potessi amare, avrei braccia forti per stringere.
Se donna fosse libertà,
gli occhi del mondo sarebbero limpidi.

Un sogno, una speranza per chi lotta oltre la moda e l’apparenza cercando una finestra da aprire sul mondo: per vedere, respirare, esistere.
Nessun pugno contiene vita, se non per soffocarla. La paura è il male che apre la porta all’orrore dell’animo umano. Combattere ciò che ci sfugge dalla comprensione è un suicidio civile.

Donna. Riflessioni sulla sessualità e sulla condizione femminile


Un’altra notte bizzarra … che mi conduce a un’opinabile illuminazione sulla condizione femminile .
Ovviamente tutto si riconduce al mistero del femminile; che non è la maternità, non solo, ma il piacere e il desidero femminile e il suo scopo e potere.
Un uomo che sapesse suonare questo strumento con passione e sentimento, quali melodie eterne ne susciterebbe ! Quanta devozione e fiducia ci vorrebbero ! Tempo che è stato necessario all’uomo per altri scopi. Per cui, come legare a sé una donna che lo ami, lo assista e accudisca la famiglia senza perdere il senno ? Natura, Dio per chi crede come me, ha creato la donna così: emotivamente sensibile, sessualmente malleabile, misterosamente portata ad un legame indissolubile e irrazionale verso l’uomo capace di amarla. L’uomo, leggasi partner, per quel che riguarda l’essere femmina non cambia in base al genere dell’altro.
Sono persuasa che una campagna secolare di frustrazione sessuale abbia facilitato l’impegno della donna nel matrimonio.
Con tabù, sensi di colpa e ferocia verso l’espressione della donna del proprio desiderio.
Oggi, se non c’è ferocia, permane la vergogna, l’indifferenza o quantomeno l’incredulità.
La donna può desiderare di essere amata come merita? Di esplorare la propria sessualità con l’amato? Può desiderare al di là della bellezza e dell’età? Come mai ci è dato un corpo che può vibrare così tanto e così spesso e tuttora permane la ridicola convinzione che sia l’uomo a volere tanto sesso e tante donne? Convinzioni necessarie per rassicurare l’uomo che ha sempre sospettato che la donna andasse soddisfatta meglio, più spesso; per cui si è fatto prima a dare un valore morale negativo al desiderio femminile che a soddisfarlo: quale merito ad avere tante donne a cui dedicarsi il tempo di un incontro ? Meno esigenze da soddisfare, meno giudizi da affrontare.
Laddove il desiderio femminile soddisfatto porta alla tenerezza, alla devozione, al bisogno di legarsi e rendere l’altro felice. Ogni cosa ha un senso e le scorciatoie portano a perdersi.
Per cui non c’è per me soluzione nel maschilismo o nel femminismo, in quanto rimango fermamente convinta che la libertà sia vera nel momento in cui ci si dona e che il mistero della vita si riveli a quelli che si amano con tutto il tempo, la devozione e la passione reciproca.
Quando la donna sarà libera, il mondo sarà un posto felice.

Risveglio notturno


Mi svegliai nel pieno del temporale.
Secchiate d’acqua sui vetri scossi dal vento. Mi rigirai una volta ancora, la milionesima probabilmente. Un rantolo infastidito mi uscì dalle labbra imbronciate: il pigiama mi aveva in trappola!
Che fastidio! La stoffa attorcigliata sulle gambe, il cavallo dei pantaloni sul fianco e la maglia tutt’attorno al busto: maledetto pigiama comodo, comodo e stronzo!

Mi sollevai come un verme che scava la terra, per sistemare alla bell’e meglio quel groviglio di tessuto infiammabile, con un balzello degno del miglior farfalla olimpionico, mi scaraventai pancia a materasso e mezzo soffocando sul guanciale, sospirai in cerca di venia. Perfetto.

Perfetto.. ho freddo.. mi era salito il pigiama sulle ginocchia! C’è quella sottile striscia di pelle tra il calzino e il pigiama che sul lenzuolo ghiacciato tremava. Non è tanto per il freddo, ma per l’effetto del freddo sulla vescica. Che senso ha riaddormentarsi se poi al culmine del sogno, nell’illusione di una svolta esistenziale, la vescica freme e preme e si contrae fino al punto che l’oceano ha la meglio sulle Ande?

Tenendo la posizione, supina, sollevai un ginocchio alla volta ricoprendo gli stinchi infreddoliti; cercai di distendere le gambe scorrendo l’alluce sul lenzuolo, per evitare il sollevamento del pigiama con lo sfregamento.

Bene! Guancia a cuscino, inclinazione perfetta: narici libere, collo sostenuto. Braccia piegate, ma non indolenzite, ginocchio flesso, altra gamba distesa. La palpebra cala, la pioggia tamburella… un pensiero piacevole per giungere al lido.. mmmh… però… se poi, forse un po’ la vescica, magari meglio adesso che dopo..no?

Balzai fuori dal letto con passo marziale in ciabatte rosa shocking. Via! La gocciolina timida, un plin tremulo e null’altro più.

Consapevole della paranoia da sveglia notturna, mi risistemai, le calze, il pigiama, la mia scemenza.

E poi furono i pensieri a rincorrere un sogno lontano.. con il tempo che scorreva implacabile.

Una notte di pioggia tra sbuffi e lenzuola strattonate.

Essere donna, giovane e non goderne


Ogni giovane donna “sistemata” ringrazia anticipatamente per la cortesia che si faccia loro non mettendo mani sulla pancia come se si fosse sempre in procinto di sfornare eredi – l’imposizione delle mani lasciamola gentilmente a nostro Signore -.

Il rischio è, oltre all’odio da parte della donna, di farla sentire grassa, affetta da meteorismo evidente o con le ovaie esposte, tipo “ho scordato di rimetterle in sede oggi?”.

La donna è altro ancora e tanto e ricordarci sempre che le donne sono le peggiori amiche e migliori nemiche delle donne è una gran delusione.

Facciamo che sia l’ignoranza, va’ e non un’offesa gratuita.

Quando arriva la menopausa finisce ‘sta storia? Ma quanti figli bisogna fare? Dieci ,quindici basta? Dobbiamo avere la pancia sempre trattenuta, magari smettere di respirare direttamente? oh, è un’idea, sai quante rotture di balle in meno!!!

P.S. una donna a cui le gravidanze capiti che non sempre siano andate bene, non gradisce molto.