Raffaella


sospesa in nuvole che rafficano il cielo mi domando.

e scalfendo la carne con gatti annodati mi ribello.

ricordami la rima del mio cuore allegro

cantiamo insieme l’eco di un tempo.

gioisce il giorno che ci trova insieme,

amicizia imperitura nell’eterna veste.

sospirano i ricordi nel mio orecchio

ribolle il sangue fluendo sciolto.

raccontami ancora di com’ero felice

nel tempo che fu con te luminoso.

nell’angusto sgabuzzino del passato

abbatti il muro di cartone

e ti ritrovo ancora

amica di sempre.

 

 

Goodbye my faith


angelo ali fotografia immagine

Sorridere e soffrire nello stesso momento, capita a tutti. A me in quest’anno spesso, troppo spesso, e mi accorgo che il sorriso mi si spegne quando la stanchezza mi satura e cedo, mentre sorrido guardo chi ho di fronte e penso, ma chi se ne frega e di punto in bianco so di cambiare espressione in una mutazione schizofrenica, ma sono finalmente io. Stanca, di quel dolore che penso non andrà mai via, di guardare due occhioni e chiedermi se capiscono che dentro mi stanno lacerando, ho paura allora di far più paura io.

Non tutto va come si spera, quasi mai, eppure ho avuto gioie che non pensavo, perché in fondo mi sono sempre sentita marchiata, non serve andare a chiedersi perché. Se ti senti marchiato ti aspetti che la vita ti faccia lo sgambetto sempre, proprio sul più bello. Temevo di non potere mai avere ciò cui più tendevo, ma ho avuto, con lacrime, grida, rabbia, paura, sofferenza mordace, ho avuto, e allora? Ciò che ho perso quando ci ho sperato, un ultimo miracolo non chiedo altro, mi ha scavato dentro, due volte, per due volte una benedizione e altri due rintocchi a funerale.

Due sì, due no.. è andata bene, per chi porta il marchio sull’anima.

Anche il bue più mansueto può scattare. la rabbia è un buon alleato per reagire, per muovere le gambe e tirare il carro, ma ti logora dentro, ti consuma e non lascia chiudere i lembi aperti.

Tutto qui, due occhioni per ricordare, sorridere e morire un po’ e ancora domani e un altro giorno ancora.

Ringraziare il cielo di tutto cuore per ciò che di più bello mi ha donato e uno sguardo in terra a celare le lacrime per un buco dentro che si nutre di dolore.

goodbye sweet honey, goodbye my faith

Un mondo di gioia isterica prima dell’abbraccio.


Che il mondo appartenga ai gioiosi, agli esultanti, agli entusiasti, alla beata giovinezza e alla sgargiante contentezza!

Una luce accecante che tutto abbaglia. Risvegliarsi un domani e sono tutti in fiore, tutto un ciao! Che gioia incontrarti!  e inviti e incontri a tutte le parti.

Immagina svegliarti e trovare il sole, oggi, domani, sempre e niente siccità, non t’impensierire, perché la gioia sarebbe così tanta che il nostro pianeta sarebbe risolto da sé, senza intervenire. Poi, un mondo così felice non cercherebbe più soluzioni, a cosa? Va tutto bene! Niente più inquinamento, ‘ché la gente passerebbe il tempo a far l’amore a portare i figli a  rincorrersi sui prati e poi giù a rotolar dai pendii più dolci. Studiare per imparare, niente ambizioni! Nessuno vorrebbe superare un altro, la gioia è immensa e si diventa generosi, pensando solo vantaggio altrui.

Canzoni e canzoni a tutto fiato, niente più grunge, blues, jazz, rock metallico, ma un’allegra carrettata di Zecchino, Celentano, le canzoni della domenica a Messa, quelle con la chitarra, delle gite fuori porta!

I vecchi coi bambini in sintonia, le madri coi padri in un eterno abbraccio. Niente reclami, è tutto perfetto. Niente richieste, è tutto già dato. Nessuna domanda, la fiducia è totale. Un mondo splendente di allegria celestiale.

Piaciuto?

Sì?

Davvero?

Sicuro?

E’ ciò che desideravi in fondo, noo?

Come no?

E che facciamo adesso? Aggiungiamo qualche ombra? Giusto per rendere il quadro meno accecante. Magari per dargli un po’ di profondità, un po’ di sfumatura.

Trovi che il mondo così finisca nell’ignoranza? Che importa se sono felici tutti, stanno sempre lì tra i prati a correre e a fare l’amore!

Sembra riduttivo forse, vero? La mente umana è più complessa, in cerca di stimoli, di ombre, per vedere la giusta luce…

Viene da pensarci sul perché il Caravaggio sia così emozionante, perché quella ricerca interiore per trovare uno scopo, nella sua contrizione ci stimoli così tanto;

perché l’amato è sempre immaginato come una lunga ricerca, molto prima di un traguardo;

perché la conoscenza si poggia sul bisogno, sulla mancanza di sapere, di soluzione;

perché un mondo risolto appaia isterico, perché i giorni sempre assolati procurino angoscia.

Ci vuole l’ombra, la pioggia, il blues, la rabbia, la malinconia, la tristezza, perché siamo un ricambio di stagioni che ha bisogno di cedere sempre il passo al momento nuovo.

Immagino sai un po’ il senso dello yin e dello yang. Un abbraccio tra gli opposti, una fusione.

L’abbraccio è un momento, un incontro, un mare di sensazioni, uno degli scambi umani che preferisco in assoluto.

L’abbraccio è tra due diversità sempre, a meno che non ci si abbracci da soli, ma non vale mica tanto.

Felice, immensamente felice


E se solo una persona volesse essere felice?

Sì, lo so che è la massima aspirazione di tutti, lo so che ogni uomo cerca la sua felicità sulla terra, ma non ci credo poi così tanto. Penso ormai che gran parte di noi trovi conforto nel crogiolarsi nelle proprie disgrazie, penso che siamo così profondamente soli che a volte, l’unico modo per trovare un briciolo di attenzione negli altri, sia ispirare compassione.

Voglio essere felice, immensamente felice, sguaiatamente felice, senza pudore !

E se non posso esserlo, non è lecito che io possa soffrirne in santa pace?

Lasciatemi nel mio angolo buio, sulle gelide piastrelle sbeccate, mentre spio i rami che sventolano fuori dalla finestra , tra i fori della tapparella.

Ogni passo, ogni movimento tra i piani fa scattare l’allarme nel mio cuore: chi è , cosa vuole, perché ?

E i passi si allontano e l’angoscia si distende e mi chiedo perché quando si vuole essere colmi di una felicità bruciante, la delusione di non ottenerla possa tagliare le ginocchia con un colpo secco, in una muta preghiera di soccorso.

Da dove arriva l’ebrezza estatica che fa accelerare i battiti e risveglia i sensi sopiti? Quella voglia di aprire le braccia al cielo e volteggiare fino a non poterne più, fino alla vertigine più alta e poi lasciarsi cadere stremati, mentre le risa salgono dal cuore alla gola esplodendo in uno scroscio di scintille arcobaleno.

Dove si può trovare quella voglia di vivere così contagiosa da infondere la forza di un battaglione, da ispirare la sicurezza di un generale e la motivazione del migliore stratega?Volendo solo essere immensamente felice, che mi importa di cercare soldi, di ottenere fama, di essere onorata con reverenza, se tutto quello che mi basta è che tu mi stringa forte, così forte tra le tue braccia da non cadere più?