Goodbye my faith


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Sorridere e soffrire nello stesso momento, capita a tutti. A me in quest’anno spesso, troppo spesso, e mi accorgo che il sorriso mi si spegne quando la stanchezza mi satura e cedo, mentre sorrido guardo chi ho di fronte e penso, ma chi se ne frega e di punto in bianco so di cambiare espressione in una mutazione schizofrenica, ma sono finalmente io. Stanca, di quel dolore che penso non andrà mai via, di guardare due occhioni e chiedermi se capiscono che dentro mi stanno lacerando, ho paura allora di far più paura io.

Non tutto va come si spera, quasi mai, eppure ho avuto gioie che non pensavo, perché in fondo mi sono sempre sentita marchiata, non serve andare a chiedersi perché. Se ti senti marchiato ti aspetti che la vita ti faccia lo sgambetto sempre, proprio sul più bello. Temevo di non potere mai avere ciò cui più tendevo, ma ho avuto, con lacrime, grida, rabbia, paura, sofferenza mordace, ho avuto, e allora? Ciò che ho perso quando ci ho sperato, un ultimo miracolo non chiedo altro, mi ha scavato dentro, due volte, per due volte una benedizione e altri due rintocchi a funerale.

Due sì, due no.. è andata bene, per chi porta il marchio sull’anima.

Anche il bue più mansueto può scattare. la rabbia è un buon alleato per reagire, per muovere le gambe e tirare il carro, ma ti logora dentro, ti consuma e non lascia chiudere i lembi aperti.

Tutto qui, due occhioni per ricordare, sorridere e morire un po’ e ancora domani e un altro giorno ancora.

Ringraziare il cielo di tutto cuore per ciò che di più bello mi ha donato e uno sguardo in terra a celare le lacrime per un buco dentro che si nutre di dolore.

goodbye sweet honey, goodbye my faith