Guai in vista-I racconti di Lara e Ruben.14-


Arrivarono curvi, dimentichi del tempo.
“Lara!”
“Ah! Ruben, ma che fai?”
Ruben stringeva Lara tra le braccia, dopo esserle corso incontro e averla sollevata da terra con sommo sbigottimento dei ragazzi che stavano rientrando.
“Ehi ragazzo, non ti sembra di essere un po’ grandicello per fare le feste così?”
Ruben posò Lara e la spinse oltre le proprie spalle, scrutò torvo l’altro: “Cosa vuoi? Dico sinceramente, chi ti conosce? Non sai chi sono, ma hai già deciso che non valgo il pelo di quella tua barba immonda.”
Rock sgranò gli occhi e si morse l’interno della guancia per non ridere, non c’era gusto a prendere in giro quel ragazzo, in fondo erano quasi coetanei.
“Immonda dici? Eppure pensavo di avere il mio fascino. Io non credo che tu non valga; a dire il vero non mi sono posto il problema. Non era mia intenzione offenderti. Cerca di capire che non è stato facile questo incontro.”
Ruben si ritrovò ad arrossire, cosa che detestava in assoluto: diventare di un unico colore la testa completa!Non aveva pensato, la gelosia, il possesso erano imperanti e non aveva pensato per un solo istante allo strazio dell’altro.

“Ok, sì. Tregua. Entriamo e mi spiegate dove diavolo vi eravate cacciati in piena notte, lasciandomi come un coglione da solo.”

Lara gli pizzicò il fianco e Ruben sussultò per poi voltarsi.
“Ciao. Ci sono anch’io, ricordi? Il tuo capo. Ora, se hai dato sfoggio della tua mascolinità, ti pregherei di smetterla di fare lo stronzo.”
Se possibile Ruben si fece ancora più rosso e fece cenno agli altri di seguirlo nella casa del minatore.
Rock allora scoppiò a ridere.”Troppa grazia amico mio! Mi inviti ad entrare in casa mia?”
A quel punto l’imbarazzo scaldò le orecchie di Ruben così tanto che lui affrettò il passo per non mostrare il volto.

Di fronte alla porta stava Gorgo sconsolato.
Una scossa lungo la spina dorsale preannunciò a Lara un presagio fosco.
“Parla Gorgo”
Il gigante si tirò le trecce scontento.
“Mi dispiace capo. Tuo fratello sta arrivando.”
Ruben guardò Lara:”Il predestinato ci ha raggiunti.”
Lei chiuse gli occhi, per un attimo sconfitta.
Rock le strinse il braccio confortandola con una lieve stretta:”Finalmente posso aiutarti.”

Fiato di drago-I racconti di Lara e Ruben.12-


“Dobbiamo parlare.”

Lara sgranò gli occhi per lo stupore, era già in piedi, abituata a reagire subito.

“Vedo che sei stata addestrata bene, ma non devi temermi, lo sai vero?” Rock la guardava serio, con lo sguardo ferito.
Lara si rilassò e poi guardandosi intorno scorse Ruben acciambellato all’acciambellato a sua volta Brocco. Avrebbe mai imparato? Come poteva dormire così beatamente quando vivevano in costante pericolo?
“Di cosa vuoi parlare?”
“Non qui.” Rock fece un cenno allusivo nella direzione di Ruben.
Lara sospirò, consapevole che qualunque cosa da quel momento sarebbe stata terribilmente difficile da gestire.
“Dove vorresti parlare, Rock?”
Lui le prese il braccio e lo strinse più del dovuto, ma Lara non diede segno di fastidio.
“Dobbiamo andare alla miniera, devo mostrarti qualcosa. Lo farei comunque, perché sei a capo della Missione. Lo farei perché mi fido comunque di te sola.”
Lara non avrebbe saputo spiegare perché si sentì un gomitolo andarle di traverso. Probabilmente il senso di colpa. Un tempo avrebbe riposto la sua intera esistenza nelle mani di Rock e l’aveva fatto. Non era colpa sua se erano stati divisi, ma da allora lei era diventata più forte, sapeva contare sulle proprie capacità e aveva imparato a fidarsi solo di una persona: un ragazzo incapace di difendersi e troppo sguaiato. Assurdo il destino!
“Me lo devi, lo devi a Safira, fosse anche morta, glielo devi!”
“Andiamo, avviso Gorgo.”
Rock assentì e i due uscirono silenziosamente nel gelo della notte nordica.

“Capo, vengo con te.” Lo disse poco convinto in partenza, ma il suo istinto di guerriero fremeva.
“No, Gorgo. Rimani qui. Torno presto.”
Entrambi sapevano che l’unico motivo per quella decisione era là dentro addormentato, ma Lara non l’avrebbe mai ammesso e il gigante la rispettava troppo per metterla in imbarazzo.
“Rock, ricordo un tempo in cui eri un uomo d’onore. Non mi piacevi troppo allora, spero di avere un motivo per rispettarti al tuo ritorno.”
Rock sembrò quasi divertito. “Io devo il mio cuore a questa donna, del resto non m’importa, non gioco pulito. Sappi che con me Lara è al sicuro, lascio in cambio la mia vita.”
“La barba lunga non t’impedisce di cantare come lo strimpellatore di Grouse. Allora ci sto: mi prenderò la tua vita in cambio di un solo capello fuori posto del capo.”
Lara sbuffò e salutò Gorgo con un secco cenno della mano.
“Ecco perché gli uomini non hanno fatto un buon lavoro in politica.”

S’incamminarono avvolti da pesanti mantelli che i minatori confezionavano per i tempi rigidi.
Lara non riusciva a mettere insieme le parole, in più il freddo le affettava il respiro, condensandolo in fiati di drago.
“…così lo chiamavamo allora.”
Lara guardò Rock senza capire, non si era accorta che stesse parlando. “Cosa?”
“Sono così noioso? Tanto tempo e non ti manca la mia voce…” scrollò le spalle “ti ricordi da ragazzi? Tu eri una bimbetta fastidiosa e io mi divertivo a riempirti la testa di storie.”
“Certo che mi ricordo, non vivevo che per farti da ombra.”
“Già. Quando faceva freddo e tu osservavi il fiato che usciva dalla tua bocca eri così sorpresa e io mi divertivo a guardarti.”
“Non lo sapevo.”
“Allora ti raccontavo che il freddo addormentava i draghi nelle loro grotte sepolte e il loro fiato fuggiva per trovare cuori coraggiosi. Se alitando fosse uscita una nuvola di drago significava che eri un guerriero nato.”
“Fiato di drago e io alitavo convinta di essere un guerriero destinato a grandi imprese.”
Rock si ammutolì e aumentò il passo. Si fermò voltandosi e Lara si bloccò a sua volta.
“Non sapevo che fosse vero. Non avevo idea che la mia storiella fosse così vera.” Poi si voltò senza più parlare.
“Rock..” , ma il vento gelido disperse il suo fiato nella notte.

Il confronto tra Lara e Rock-I racconti di Lara e Ruben.11-


Ruben si sentì trafitto da una lama d’ansia affilata.”Safira? No, no amico ti sbagli, lei si chiama..”

“Zitto Ruben!” Lara lo squadrò furente e terrorizzata al tempo stesso, mentre quel minatore scuro osservava attentamente.

Ruben provò un odio sincero verso l’uomo, non era così ingenuo.

Gorgo sbadigliò rumorosamente. “Io mi apposto qua fuori, non tardate voi, domani siamo di partenza. ‘notte…. capo.”

I tre gli fecero un cenno di saluto frettoloso, mentre il gigante usciva faticosamente dalla casa del minatore.

Brocco si acciambellò tra i piedi di Ruben, gli lanciò uno sguardo acuto, di umana comprensione e Ruben si sentì uno stupido, un fallito.

Il loro ospite si sfregò la barba pensieroso, guardava ora Lara, ora Ruben, nel silenzio greve.

“Rock, io..”

“Dunque, sei in Missione? Alla fine c’è riuscito? Si gioca l’unica figlia, mentre il figlio è svanito nell’Ombra ?”

Lara si mosse inquieta sullo sgabello spartano. “E’ una situazione unica e grave, non ho più saputo nulla di te, io non dovrei neanche esistere, e non mi importava molto a quel tempo, tanto valeva spendersi per la Missione.”

“Io non sono sparito, sono stato cacciato, e tu sai che t’avrei ritrovata, a costo della vita.”

Ruben fremeva, ma voleva assorbire ogni parola per capire meglio.

“Non capisci che io pensavo che tu fossi morto? Mi hanno portato i tuoi vestiti insanguinati e il giorno dopo mio padre mi ha offerto come penitenza la Missione. Io sono diventata il migliore guerriero della Federazione. Volevo vincere e poi t’avrei seguito.” Lara aveva un’espressione addolorata, poi d’un tratto si infiammò ed esplose:”Si può sapere come mi avresti trovata a Haper? Sono io che ho trovato te, io mi sono data un obiettivo, ma tu qui, come pensavi di cercarmi?”

Ruben sorrise impercettibilmente, il nemico stava perdendo terreno.

“Dei vestiti insanguinati non fanno un cadavere Safira. O come dovrei chiamarti adesso? Se hai fatto giuramento ora avrai un nome nuovo.. Io sono qui in attesa di muovermi, sono un reietto e non dovrei neanche stare così vicino a Città Sacra, ma non sono riuscito a mettere altra distanza tra noi. Mi hai dimenticato, è questo che ti fa infuriare: che io ti sia tra i piedi? C’è un Generale della Guardia Sacra che ti attende?

Ruben si offese terribilmente: quel tizio non aveva pensato neanche per un istante che lui potesse essere l’uomo di Lara, o Safira..!

Lara strinse le ginocchia tra le mani, le nocche bianche, le braccia contratte. La sua bocca era una linea dura, lo sguardo rivolto al pavimento. Alzò il mento, estrasse un sospiro e la sua voce tornò quella del Primo Guerriero.
“Il mio nome è Lara, sì.. Lara. Sono il Primo Guerriero, la mia Missione non prevede fallimento, ma promette vendetta. E’ altamente probabile che io non sopravviva a tutto questo. Non c’è anima viva che mi attenda altrove. Io sono mia, non ho altro da aggiungere. Safira è morta quando ha ricevuto le prove della tua morte.”

“Safira…”

“No! Puoi vivere di ricordi, cullarti nel sogno di un passato che non ha presente, e non conosce futuro. Ti consiglio vivamente un nuovo nome e un nuovo progetto di vita.”

Rock rimase sgomento, le labbra socchiuse, lo sguardo ferito.

Ruben non si tenne più: “E che cazzo! Brava Lara, sapevo che gliele avresti cantate!”

Lara si voltò verso il ragazzo, si era scordata che ci fosse anche lui, all’improvviso si sentì nuda, imbarazzata del suo passato esposto, ma non fece in tempo a replicare che quello le saltò addosso, la strinse forte e le schioccò un sonoro bacio sulla bocca.

“Ruben!”

Il ragazzo sorrideva, gli occhi azzurri di un cielo lontano erano rivolti su quelli dell’avversario: scuri come il caffè.
“Vedi, amico, tu conoscevi forse una certa Safira, io non l’ho mai incontrata, ma Lara, questa qui, è mia. Nessun generale, bello, solo il meglio sul mercato per la mia donna: io!”

Lara non si tenne più e scoppiò a ridere fragorosamente, rovinando il momento solenne di Ruben e trascinando con sé anche il suo antico amore.

Fuori dalla casa del minatore scuro, un gigante disteso sullo sterrato, aprì un occhio, restò in ascolto e poi sorrise. Tieni duro ragazzo.

 

I minatori di Haper-I racconti di Lara e Ruben.10-


” Beh, se il bell’addormentato ce lo concede, direi che è ora di muoverci!”

“Gorgo, attento che il bell’addormentato non ti tiri un calcione sulle caviglie!”

“Oh Lara, ti ci metti pure tu? Non sono io che sono basso, è lui che si è dimenticato di fermarsi in crescita..”

Ruben le cinse la vita e lei, per la prima volta, non lo cacciò via in malo modo.

Ruben era felice di questo progresso e non pensava ad altro, mentre Lara si disperava in cuor proprio per il tempo che scorreva inesorabile, consapevole di non poter fallire la propria missione.

“Capo?”

“Sì Gorgo, procediamo, abbiamo preso tutto, il tempo regge, farà freddo e dovremo prendere animali di grossa taglia la prossima volta.”

“Sì capo, Brocco mi basta giusto per farmi un paio di calze.” Il gigante rise sguaiatamente, mentre la trecciolina di capelli scuri sferzava l’aria.

Ruben scosse il capo offeso: ” Brocco non si tocca, piuttosto con quel fiocchetto rosa potremmo farci un bell’abito per la mia signora:”

“Giù le mani ragazzo! Il fiocco non si tocca e la signora non è tua. Suo padre non approverebbe. Scusa capo.”

Lara si immobilizzò e istintivamente allontanò le mani di Ruben che la cingevano.

“No, non preoccuparti Gorgo. Io non sono una signora, sono un guerriero, porto avanti la missione che mio padre mi ha assegnato, altro non conta per me.”

Gorgo la guardò tristemente, facendole capire che sapeva, facendole ricordare che era altro e molto di più, ma lei gli lanciò uno sguardo di avvertimento.

“Che succede? Sei troppo nervosa quando si parla della missione Lara.”

“Oh, solo perché potremmo perdere la libertà, perché il nostro popolo continuerebbe a morire se noi fallissimo?”

Ruben si fermò, con la posa arrogante che assumeva quando faceva il bullo al villaggio: piedi ben piantati e braccia conserte, sorriso obliquo e risatina di scherno.

“Lara, pensi che sia completamente stupido? Ti sto dicendo che ho capito che c’è altro che ti preoccupa e non c’entra col popolo.”

“Non puoi capire e poi non ha importanza, non più. Andiamo.” E così dicendo si avviò.

Gorgo e Ruben la seguirono in silenzio con Brocco a chiudere la fila.

Il clima si stava facendo più rigido, avevano calcolato di raggiungere entro sera un piccolo villaggio di minatori, così da pernottare al caldo e sondare gli umori della gente.

Camminavano di buona lena e parlarono poco, sentivano all’improvviso tutto il peso della missione, e ognuno rifletteva sul proprio ruolo cercando di affrontare le paure che covava.

Giunsero al villaggio all’imbrunire. Un cartello sulla via principale recava la scritta incerta Haper.

“Non mi pare sia cambiato questo posto.”

“Tu sei già stata qui?”

“Molto tempo fa, da bambina.”

Ruben ridacchiò: “Oh, il luogo ideale per una fanciulla!”

“Meglio qui che Città Sacra.” e Ruben si ammutolì.

Il villaggio era composto da casupole di legno imbiancate che si affacciavano sulla strada principale di terra battuta, la quale proseguiva tuffandosi nel bosco.

Gorgo si sfregò le mani, “Io qui ci voglio stare il meno possibile, forza, affrontiamo questi fanatici.”

“Che intende?”

“Vedrai Ruben, andiamo.”

Raggiunsero un catapecchia da cui fuoriuscivano voci sguaiate. “Sicuramente è il pub del paese e la gente a quest’ora ha già bevuto a sufficienza.” Lara era nervosa. Entrò con passo lungo nel locale seguita da Ruben, mentre Gorgo attendeva fuori, Brocco accanto a lui, immobile.

I minatori si voltarono squadrando i due ragazzi e un silenzio opprimente prese il posto dell’aria nel locale.

Lara proseguì e raggiunse il bancone, si appoggiò  e ordinò due birre.

“Niente birra.” Rispose con disprezzo il barista.

“Niente scherzi.” Lara allungò il braccio e gli prese la gola con forza, lui fece per colpirla, ma Ruben scavalcò con un balzo il bancone e gli fu alle spalle trattenendolo.

“Cosa volete?”

Gli uomini si erano alzati tutti, ognuno impugnando la propria arma, lame affilate che potevano sbudellare una persona con un colpo deciso.

“Alloggio, un pasto e informazioni.”

“Io dico che farete meglio a tornare da dove venite bambocci!” gridò un uomo dai capelli lunghi e dal volto coperto dalla barba incolta, nera come la pece. Gli occhi scuri come il caffè scrutarono Lara e lei sussultò.

“Noi abbiamo bisogno di alloggio, la gente sta morendo al sud, la situazione è grave. Domani proseguiremo il nostro viaggio.”

Ci fu silenzio, i minatori si guardavano l’un l’altro, poi il barista parlò con tono accomodante:”Dai ragazzo, lasciami.”

Ruben attese il permesso di Lara che acconsentì con un cenno.

“Dovete capire che qui non amiamo gli stranieri, verso nord vanno un sacco di disperati, a volte assassini assoldati contro il Primo Governatore, ci sono intrighi da cui vogliamo stare fuori.”

Un vecchio dalla barba ingiallita, simile a vello di pecora assentì: “Noi non amiamo visite, ma accettiamo chiunque voglia lavorare sodo. Qui si suda, ma il passato viene cancellato ad ogni colpo di piccone, ci facciamo gli affari nostri, capite.”

Ruben si rilassò e Lara ringraziò. “Chiunque ci conceda un pasto e un giaciglio avrà la mia gratitudine e la nostra protezione.”

L’uomo dalla barba nera si schiarì la voce: “Noi ci proteggiamo bene da soli, ma vi ospiterò per questa notte, accontentandomi di un po’ di gratitudine senza bisogno di aggiungere altro. Seguitemi.”

Salutarono gli altri minatori e uscirono nel freddo della sera.

“Ciao Gorgo.” L’uomo salutò il gigante che strinse gli occhi e poi sorrise.

Ruben alzò le spalle sempre più confuso, ma Lara rimaneva in silenzio.

L’abitazione del minatore consisteva in una casetta di assi di legno, tinta di bianco, modesta, ma pulita.

Entrarono, tutti, nonostante la difficoltà di Gorgo.

Il minatore distribuì pane e formaggio, fissando Lara con insistenza. Ruben si sentiva sempre più nervoso.

Lara teneva gli occhi bassi.

“Allora Safira, quanto tempo è passato?”

Lara alzò lo sguardo, il volto rigato di lacrime.

“Una vita fa Rock.”

 

 

 

Nuove svolte per Ruben-I racconti di Lara e Ruben.8-


Ruben si sentiva tirare, strattonare.. “Sveglia Ruben, sveglia!”

Non era giusto, uno fa appena in tempo a chiudere gli occhi e c’è qualcuno che ti dà un compito da svolgere o ti obbliga a rimetterti in marcia!

“Sveglia Ruben, sveglia!!”

“Lara dai, un attimo ancora, dai, non ce la posso fare..” si girò dall’altra parte.

Lara lo prese per il mento e Ruben non poté evitare di aprire gli occhi.

Restò interdetto. Lara lo guardava in modo strano, le pupille dilatate in quel verde che ora si era fatto cupo.

Ruben sentì che la terra vorticava sotto di lui, era sicuro di cadere in picchiata eppure il suo corpo era immobile, steso sul giaciglio di fortuna.

Lara lo guardava in silenzio, poi, con sua sorpresa, gli accarezzò il volto. Le dita sottili lo sfiorarono con delicatezza, prima la fronte, le sopracciglia, poi le guance asciutte e infine le passò avanti e indietro sulla bocca come fossero piume.

Il solletico lo obbligò a passarsi la lingua sulle labbra e lei di rimando leccò le proprie.

Ruben non sapeva cosa pensare, era ipnotizzato dalla bellezza di Lara.

Le sue lunghe ciocche corvine le ricadevano dalle spalle e lui ne sentiva la pienezza sul petto.

Senza consapevolezza di ciò che si apprestava a fare, ne prese una tra le dita, saggiandone il peso e la portò al viso, incredulo del profumo che pervadeva la sua chioma folta.

Fu irresistibile baciarle i capelli e colto da un impeto misto a commozione le prese il volto tra le mani avvicinandolo da avere il naso a contatto col suo.

Il fiato di entrambi si fece più corto, mentre lei appoggiò le mani sulle sue spalle per sorreggersi.

Lui sfiorò il suo labbro inferiore con la lingua e la sentì tremare sorpresa.

La guardava occhi negli occhi, deciso a non permetterle di evitare il suo sguardo.

Attese.

Lei si avvicinò impercettibilmente, stringendogli le spalle per incitarlo, ma lui aveva il gioco in mano e attese.

Lara sospirò piano, premendosi contro il suo petto in un gesto che non immaginava producesse tanto turbamento in Ruben, ma lui, con tenacia illesa restò a guardarla, sollevando un sopracciglio col solito sorriso beffardo.

La vide che soffriva, il suo orgoglio le comandava la fuga, ma negli occhi lui capiva già la sua resa.

Lara stavolta gli conficcò le unghie nelle spalle, per vendetta, ma perse clamorosamente quando incerta posò le labbra morbide sulle sue. Ruben si trattenne, perché la voleva da troppo e l’avrebbe di getto rovesciata in terra, soverchiandola di peso, premendo la sua impazienza pube contro pube, stringendole i fianchi, leccandole il collo, assaggiandola e mordicchiandola impaziente, ma… Lara, era lei, non poteva.

Le carezzò i capelli con dolcezza, mentre le leccava le labbra con delicatezza. Lei ripeteva i suoi gesti rapita,con gli occhi che gli chiedevano pietà. Giocò con la sua bocca, mordicchiandola, succhiandola e le diede piccoli baci leggeri tutt’intorno, finché fu lei che premette sulle sue labbra e dopo avergli dato un morso un po’ più forte di quel che si aspettava, gli invase la bocca, con prepotenza.

Allora Ruben non poté ragionare ancora, quanto si poteva pretendere?

Rise tra le labbra di Lara e le gremì i fianchi con forza, con un colpo di reni la girò e con la solita aria scanzonata le sorrise vittorioso. Per risposta Lara si avvinghiò con le gambe ai suoi fianchi lanciandogli uno sguardo di sfida.

“Sfacciata!” si gettò nell’incavò tra collo e spalle e aspirò l’odore unico di Lara, perdendo la ragione.

La baciò con una disperazione che non immaginava nemmeno potesse scalfirlo.

La strinse forte, per non lasciarla andare, mai.

“Ho vinto, sei mia!”

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Gorgo si avvicinò a Lara e la cinse per le spalle cercando di confortarla.

“Da quanto va avanti?”

Lara si strinse le braccia al busto sconsolata: “Sono tre giorni.”

“Che facciamo?”

Lei lo guardò con orrore e poi con rabbia, non aveva mai litigato con Gorgo, ma la paura era tanta.: “Che facciamo? Niente! Vuoi lasciarci, vai! Non ti trattengo, non ti obbligo, io..”

Gorgo la strinse al petto mentre lei crollava, per la prima volta,e pianse come un bimbo a cui venga tolta l’infanzia.

“Ce la farà, lo so, è una canaglia tosta, figurati che ti lascia in pace.”

Lara guardò ancora una volta in direzione di Ruben.

“Non c’è modo di svegliarlo, è sotto sortilegio. Se mi avvicino mi stringe e muove le labbra, ma non capisco cosa dice. Non so più che fare, le mie erbe non funzionano.”

Rimasero a guardare Ruben, come se potesse aprire gli occhi grazie alla loro disperazione.

Il nuovo amico peloso di Ruben, che aveva deciso di chiamare Brocco con la solita ironia, si mise al suo fianco.

Lara pianse calde lacrime quando Brocco, spirito protettore emise una nenia dolcissima, che andò avanti per ore.

Forse c’era una speranza, se Ruben avesse capito di non trovarsi in una dimensione reale, forse avrebbe lottato per tornare.

Un incontro particolare-I racconti di Lara e Ruben.7-


Ruben stava stava piazzando trappole per lepri nel sottobosco.
Avevano percorso una buona parte del tragitto da fare, ma ne avevano ancora per molto.
Raramente ormai si avventurava solo, c’era sempre un compagno con lui, Gorgo il più delle volte.
Aveva bisogno di stare per conto suo, almeno ogni tanto, per riflettere in pace, senza dover fingere che tutto andasse bene, che tutto gli andasse bene.
Sembrava fosse passata un’eternità da quando viveva con gli zii in un piccolo villaggio.
Non è che avesse passato un’infanzia felice, ma lui era stato un ragazzino spensierato, a dispetto degli eventi.
I suoi erano mancati presto e il riserbo sulla loro sorte era un motivo valido per il suo viaggio.
Sapeva che c’era molto in ballo, che il silenzio degli zii aveva avuto un prezzo.
Non è che l’amassero, ma lo tolleravano e quando avevano compreso quanti guai potesse combinare, si erano arresi: niente più lavoro nei campi, né urla, né botte.
Un pasto lo trovava sempre, e per il resto del tempo stava in giro a bighellonare.
Gli zii però avevano finito per amarlo sul serio e non toccando l’argomento genitori, gli avevano spiegato alcune cose sulla Città Sacra e i suoi abitanti.

Un giorno era passata Lara dalle sue parti e gli zii l’avevano ospitata con deferenza.
Ruben si era rifiuato di essere rispettoso, ma al contrario del solito, era rimasto, troppo incuriosito dalla ragazza. Poi, l’incendio che era divampato nel villaggio. Lui e Lara erano rientrati da una gita nei boschi, che scoprì poi essere stato un giro di perlustrazione, e avevano trovato un mucchio di cenere e desolazione. Tutti morti. Non c’era una spiegazione logica a un distruzione così rapida, la magia era l’unica parola che gli girava in testa, ossessivamente.

Si riscosse da questi pensieri che non sapeva risolvere, per scoprire di avere ormai svuotato il sacco per le trappole.
Tornò sui suoi passi silenzioso, ma un guaito lontano lo fece fermare.
Ascoltò immobile. Niente. Fece un passo e il guaito ricominciò. Fermo. Niente. Passo. Guaito.
Ruben allora cambiò direzione, aveva capito dove fosse la fonte di quella voce.
Fu attento a non calpestare rami secchi che potessero spaventare la creatura in affanno.
Scrutò tra i cespugli e trovò una piccola radura al centro della quale un ammasso di pelo rosso si contorceva disperato.

Si avvicinò con circospezione. Due occhi tondi gialli come l’oro lo guardavano con terrore e dal musetto tondo e un po’ schiacciato usciva un lamento di dolore.
“Stai tranquillo, voglio aiutarti. Prometto di essere gentile se tu ti calmi, ok?”
L’animaletto lo guardava fisso, ma parve calmarsi. Ruben si avvicinò di più per controllare: aveva una zampa ferita e ancora incastrata in una tagliola.
“Allora ci sono ancora i bastardi! Prendo il mio coltello adesso, ma non spaventarti, devo fare leva su questo aggeggio infernale.”
L’animale si leccò la zampa e poi chiuse gli occhi. Ruben fu certo che capisse.
Fece scattare la trappola e il botolo rosso si allontanò zoppicando.
“Ehi, fermati. Se vieni con me, c’è Lara che ti può curare e Gorgo, se tralasci l’aspetto, ti canterà storie incredibili. Ci stai?”
Il piccolo si fermò e lì rimase finché Ruben lo raggiunse e lo prese sotto il braccio.

Quando giunse al campo provvisorio, trillò:”Lara, aiutami! C’è un amico da aiutare!”
“Fatteli da te i massaggi alle gambe! Te l’ho già detto che non sono stupida!” Lara continuava a pulire patate.
Gorgo che era accovacciato vicino sussurrò:”Lara, penso che tu debba dare un’occhiata, io stesso stento a crederci..”
Lara finalmente alzò lo sguardo e le cadde il coltello, mentre sgranava gli occhi con la bocca spalancata: “Uno spirito protettore…”.
Ruben guardò l’amico peloso :”Ma che dici? Comunque è ferito, vuoi aiutarmi sì o no?”
“Come hai fatto, come hai fatto a vederlo? E’ venuto con te da solo?”
Ruben era evidentemente seccato dall’interrogatorio:”Sì, è venuto con me. Prima però l’ho liberato da una tagliola nel bosco, l’ho invitato a venire qui perché tu lo curassi, ma ora me ne pento, perché hai solo voglia di chiacchierare!”
Lara si alzò:”Tu sei stato scelto da forze più grandi Ruben. Non me lo spiego,ma è così. Questo spirito resterà sempre con te da adesso. Trattalo bene. Ha già parlato?”
Ruben la guardò sospettoso:”Non dire fesserie. Comunque un cucciolo l’ho sempre voluto, aiutami a curarlo.”

Lara annuì e Ruben notò che lo guardava con un rispetto nuovo.

Il canto di Gorgo-I racconti di Lara e Ruben.6-


Gorgo e Ruben avevano instaurato uno strano rapporto di complicità che il più delle volte faceva saltare i nervi di Lara, come corde di violino che saltino a furia di tenderle troppo.

I due erano una strana coppia a vedersi: un immenso gigante sfregiato e cupo, addobbato come un arlecchino travestito e un ragazzo rosso e scanzonato: si scambianvao colpi e insulti come fossero fratelli di sangue.

“Come sarebbe a dire che non conosci i canti di Grouse!” Ruben stava ridendo e sputacchiando avanzi di cibo mentre si faceva allegramente trasportare in spalla da Gorgo.

“Non mi parlare di stupidi cantori da due soldi! Quelli sono solo buoni a parlare di cavalieri, damine e lacrime e suicidi.. nah! L’unico rimane il cantore del fiume Argentato, quello sì che sapeva il suo mestiere! ”

Ruben si pulì la bocca con il braccio e lanciò uno sguardo verso il basso: “Ne ho sentito parlare. Dai miei zii. Ma non era un cantore, era un guerriero mi pare.”

Gorgo gli diede una pacca sul fianco con la mano aperta e per poco il ragazzo non cascò giù come una pera matura.

“Quale migliore cantore di un guerriero, di uno che la vita e la morte e tutto ciò che sta nel mezzo le conosce! Quei damerini stolti che mescolano e rimescolano le stesse parole.. non valgono la scoreggia che ho conservato per il dopo pranzo!” , così dicendo il gigante diede sonoramente prova del suo pensiero.

Ruben saltò giù di corsa e si allontanò imbronciato: “Sei il solito! Ma non ti rendi conto che quello è un tornado di puro fetore? Ah, Gorgo! Mi hai fatto risalire il pranzo alla bocca e non era un banchetto in partenza!” poi, sussurrando: “Lara è bella per fortuna, perché come cuoca.. bleah!”

Gorgo rise forte, come sempre sembrava che una roccia si staccasse dai fianchi della montagna.

Lara, che era rimasta assorta in disparte per la durata delle chiacchiere degli altri, si avvicinò a Ruben con fare battagliero: “Oh, scusa tanto mio lord se il desco non è stato imbandito a tuo gradimento, mi duole deluderti!” e così dicendo gli assestò un pugno tra le costole, come al solito.

“Che sei bella, non conta? L’ho detto, vero Gorgo che l’ho detto?”

Il gigante sghignazzò divertito: “Oh sì capo, ha detto che sei bella come una zecca nel sedere! Così ha detto!”

Ruben lo fulminò con lo sguardo: “Traditore bugiardo di un gigante vestito da damigella! Ho detto che Lara è bella come… come… una pisciata dopo la siesta!” e ridendo si mise a correre di buona lena.

Lara gli fu dietro come una saetta, ma sapeva che i suoi amici cercavano di sollevarle il morale e senza desiderio di farlo prese a ridere anche lei. Rideva così forte che fu costretta a fermarsi.

“Ok, ok, hai vinto! Anche tu non sei male Ruben, mi ricordi l’orzaiolo di quella vecchia strega dai denti marci, giù al crocevia.”

Ruben tornò indietro e l’abbraccio serio.

La guardò negli occhi: “Sempre al tuo servizio capo.” e baciandole la fronte si voltò tornando da Gorgo.

“La sai “Ritorno in Patria”? ”

“No Gorgo, ma sono certo che me la stai per insegnare!”

E il gigante dall’aspetto feroce incominciò a cantare con la voce più morbida e calda che Ruben avesse mai sentito:

L’uomo avanza nella nebbia dei sepolcri,

tutto tace tra le mura spesse,

di tenebra sospiri nella mente,

aleggiano gli spiriti erranti .

e tutto tace e il mondo resta

ritorno alla Patria

la lancia in resta.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno in Patria

e nessuna festa.

L’uomo è solo col sangue addosso,

le grida del nemico ancora in testa,

i campi di grano sono partiti

per un inferno di corpi spirati.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno alla Patria

la lancia in resta.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno in Patria

e nessuna festa.