In memoria


Braccia scarne e occhi immensi,
pacifici cuori e tumultuosi sensi,
oppressi.

Dormono i sogni tra le ciocche e le lenti,
tra i battiti di cuori stretti, persi,
stanchi echi.

Fredda è l’aurora come l’ora tocca,
si dilegua il tempo e la coscienza,
gelida dimora.

Le grida strazianti di chi è memoria,
il silenzio pesante grida vendetta
e non s’ignora.

Membra scarne e sguardi specchi
di ciò che sei, potresti e ti volti,
chiudi gli occhi.

Il male è immenso s’alza e non chiede,
non attende, colpisce e prende,
ciò che vuole.

Brava gente e meschina insieme,
poco importa, se non chi guarda
e non si rivolta.

Se la vita è cara, preziosa da tenere,
tanto più è degna per le altre
da spendere.

La paura di morire di sale ci blocca,
di scuse immonde la bocca riempie,
morbo che abbonda.

I passi tra i passati passi si mescono,
sul cielo lo sguardo uguale ,
un senso stesso.

Il lago del soldato.


Il lago è fermo, le sue acque immobili riflettono l’ambiente e i miei umori.
Non fidarti, tutto ciò che è fermo nasconde l’abisso che attende.
Sotto la superficie ogni cosa si confonde, la meraviglia si perde.
La limpidezza rivela la melma che afferra e non rende.
Seduto immobile, congelato nel quadro che osservo da dentro, il mio tormento si muove, ma non trapela.
Ogni vita che ho preso, ogni volto per sempre fermo in un sorpreso orrore, chiama il suo pegno.
Ho servito con onore, le medaglie splendono, le mie acque brillano.
Il mio inferno si nasconde, brucia di fiamme che lambiscono ogni mio umano sentimento.
Resto qui, sulle sponde del lago ad attendere che il mostro mi divori o mi porti con sé.