Il villaggio. Allenamenti e dichiarazioni


“Più forte!”
Borg gridò con quanto fiato aveva in gola e riprese a colpire il sacco appeso al ramo.
Era imbottito di trucioli e la prima volta si era illuso che fosse uno scherzo; poi, al primo colpo aveva compreso e le sue nocche parlavano per lui.
Continuò, mentre Karho lo incitava e Kajey teneva il sacco dalla parte opposta.
Berta osservava tutto da un ramo, sembrava insolitamente elegante e selvatica al contempo. Kajey non la perdeva mai di vista e Berta gli sorrideva felice.
Potevano essere felici a pochi giorni dal Consiglio?
Borg si fermò per asciugarsi il sudore dalla fronte e sbirciò Karho.
Quello si avvicinò e gli porse acqua fresca dalla brocca.
“Stai andando alla grande Borg, sei davvero forte, è impressionante.”
L’ammirazione che traspariva dalla voce del ragazzo, scaldò il cuore di Borg e una sensazione ormai familiare lo fece arrossire un po’.
“Ti piacciono i muscoli ragazzo?”
Karho annaspò, arrossì terribilmente e gettò lo sguardo intorno, mortificato che potessero sentirlo. Ovviamente Kajey aveva approfittato della pausa per sedersi accanto alla ragazza per cui pareva aver perso il senno.
“No, non proprio. Non in generale.”
Borg sogghignò. “In particolare, allora?”
Karho lo guardò dritto negli occhi, un mondo inespresso si aprì tra loro e i loro cuori sarebbero potuti esistere benissimo al di fuori di loro, semplicemente insieme.
“In particolare, mi piaci tu.”
Borg si sentì avvolgere da un calore nuovo e stringere, si sentì fragile e per la prima volta ebbe paura come mai prima. Voleva scappare e voleva entrare nel petto di Karho e non uscirne più.
Karho iniziò a tremare, abbassò lo sguardo con le spalle curve.
A Borg si spezzò il cuore.
Di slancio lo abbracciò e lo strinse a sé, stretto al proprio petto, i cuori che scalpitavano furiosi tra loro. Sussurrò piano al suo orecchio: “No, non hai capito. Non hai capito Karho che mi hai tolto il fiato, le parole. Io non ti merito e lo so. Sono però egoista e mi prendo tutto ciò che così generosamente mi offri. Lo capisci che ci tengo a te?”
Karho aveva il viso nascosto sul petto di Borg, si beava del suo calore, il suo odore, il sudore, Borg… chiuse gli occhi per conservare la sua essenza.
“Inizio a crederlo, voglio crederlo.”
“Ascolta bene. Non so come andrà, non so se ce la faremo, ma ci proveremo, insieme. Non iniziare a sgridarmi. Ce la metterò tutta, per te. Ascolta però, se non ce la dovessi fare. Se la mia famiglia mi fermasse, se loro mi bloccassero, qualsiasi cosa succeda, tu sai che sei la prima e unica persona per me.”
“No, Borg ti prego, non parlare così! Ce la faremo insieme, non vado da nessuna parte senza di te!”
“Calmati. Siamo realisti,va bene? Devo sapere che tu sai e saprai sempre che non mi importa niente di nessuno, solo di te!”
Karho, lo strinse e nascose di più il volto contro di lui, mentre le lacrime lo tradivano, esponendo le sue emozioni.
“Andrà tutto bene, avevo solo bisogno di chiarire.”
Karho sollevò il mento e lo guardò, sorridendo tra le lacrime.
“Chiarito. Tu tieni a me, io tengo a te e gli faremo il culo!”
Borg scoppiò a ridere e si riposizionò per continuare l’allenamento.
“Ehi, fratellino! Ti ho sentito, ti tocca una bella sciacquata a quella bocca sporca!”
Berta rideva e per un attimo ci fu l’illusione che quella serenità potesse durare.
Continuarono così, mentre i fratelli si rincorrevano tra gli alberi salendo e scendendo dai rami, come fossero spiriti incorporei, Borg tirava pugni al sacco e si esercitava con Berta che brandendo un bastone cercava di colpirlo, mentre roteava sulle gambe con estrema agilità.
“Brad!”
Tutto si fermò.
I ragazzi andarono incontro al fratello di Borg, la preoccupazione evidente sul volto di tutti.
“Borg, devi tornare a casa. Nostro padre ha saputo che passi il tempo qui, pensa che tu stia corteggiando Berta per fortuna, ma non è contento.”
Borg si sentì nauseato.
“Perché dici per fortuna?”
Il ragazzo sembrava in difficoltà, guardò Karho in cerca di aiuto e lo trovò.
“Senti Borg, tuo fratello è venuto in aiuto. Tuo padre è un uomo pericoloso, se me lo concedi e se tutto ciò che teme dai nostri incontri è che tu corteggi Berta, va bene.”
Borg appariva profondamente imbarazzato.
“Hai ragione Karho, pensavo intendesse…”
“Qualsiasi cosa tu voglia dirgli, se gli vuoi dire qualcosa, sta a te. A me sta bene in ogni caso.”
Borg si sentì ancora una volta un verme nei confronti di Karho, credeva di avere imparato meglio.
“No! No.” Guardò il fratello e sospirò. “Hai ragione, è un bene che nostro padre la pensi così, perché se sapesse la verità, se sapesse chi …beh corteggio, non è il termine giusto, ma se sapesse a chi tengo, sarebbe pericoloso per tutti noi.”
Karho gli sfiorò la schiena e Borg si sentì grato della sua presenza.
Brad gli sorrise. “Finalmente Borg, ora ti riconosco. Ti ho sempre ammirato: coraggioso e indifferente all’opinione altrui, poi per un po’ sei cambiato. Comunque dobbiamo sbrigarci. L’avevo capito che davi il tormento a Karho per questo!”
Tutti risero e Borg si sentì più leggero, ma l’ansia per la minaccia che il padre rappresentava lo stringeva in una morsa dolorosa.

Il villaggio. Il bacio


“Fermati Kajey.”
Il ragazzo si immobilizzò in assoluto silenzio.
Berta si strinse forte a lui e chiuse gli occhi. Si concentrò e sondò, la sua mente spaziava e incontrava sensazioni diverse. Gli animali stessi erano in subbuglio.
Sospirò, quando incontrò la forte energia che aleggiava intorno a casa sua. Erano lì.
Sussurrò appoggiando le labbra all’orecchio di Kajey.
“Sono a casa, non posso andarci ora, sentirebbero che sono forte.”
Kajey si sentì percorrere da una scossa che lo attraversò dalla nuca alle dita dei piedi, un forte imbarazzo lo colse. Il suo corpo lo tradiva, era davvero un animale? Il corpo di Berta sulla sua schiena, il suo peso era confortante, la sua morbidezza languida, la sua stretta possessiva. Non poteva resistere?
“Kajey, cosa facciamo?”
“Conosco un posto. Tuo padre capirà, lascerò un segno e passeremo la notte altrove.”
Per un istante le strinse le gambe al proprio corpo e fu difficile trattenere ogni istinto che gli lacerava le viscere.
Prese un respiro profondo e corse, corse come solo un animale notturno sa fare, senza traccia. Nessun suono tradiva la sua presenza.
Fece un salto preciso a terra e adagiò con delicatezza Berta.
Lei lo guardò e per un momento i loro sguardi fermarono il tempo. Il battito del cuore era l’unico segno che la vita scorreva.
tum- tum tum- tum
Kajey sollevò una mano e con le dita leggere tracciò il profilo di Berta. Lei sospirò e sorrise e lui non capì come, ma seppe con certezza che il suo mondo era cambiato per sempre. Il suo cuore era migrato in un altro petto e per quel sorriso dolce e onesto avrebbe fatto ogni cosa in suo potere, per sempre.
Le sorrise e le prese la mano.
Camminarono fino ad un albero cavo.
Tirò fuori un sacchetto di velluto e vi introdusse un sasso; poi lo richiuse e lo ripose al suo posto.
Riprese la mano di Berta e per una sera decise che si sarebbe concesso di essere solo un ragazzo.
Berta sembrava avere capito, perché era pronto a giurare che il suo sguardo riflettesse tutto ciò che lui stesso provava.
Correvano e a all’imprvviso Kajey la prese e sollevandola si spinse con un salto particolarmente potente sul terzo ramo di uno degli alberi più alti.
Lei ansimava  e stringeva le palpebre, le braccia attorno al suo collo, il suo volto nascosto nel suo petto. Kajey provava emozioni nuove e non capiva come mai si sentiva come se il suo cuore fosse esploso per poi rinascere più forte.
La strinse a sé, abbassò il capo e appoggiò le labbra sulla sua testa. Profumava di primavera, di estati passate a pescare e di cose nuove, calde e morbide.
Si adagiò e si limitò a cullarla appoggiandosi al tronco.
Berta alzò lo sguardo e gli sorrise ancora.
Kajey non si capacitava di come le rispondesse automaticamente. Non era abituato a sentire le sue guance contrarsi così.
“Finalmente, eh?”
“Cosa intendi Berta? Mi aspettavi?”
Lei sorrise di più e prese a passare le dita tra i suoi capelli, facendogli venire brividi in ogni centimetro di pelle.
“Kajey… Mi hai seguito, mi hai osservato e io ho aspettato. Però, ad essere onesta, io ti ho sempre aspettato.”
“Ho pensato che tu per un po’ avessi avuto un certo interesse per mio fratello.”
“Lo adoro! Non dubitarne mai.”
Non era certo di capire, una sensazione sgradevole gli inacidiva la gola.
“Kajey? Non vuoi fidarti. Mi chiedi di fidarmi di te, ma non vuoi fare lo stesso con me.”
“Io voglio fidarmi.”
“Allora, ascolta quello che provi e lascia perdere per una volta i ragionamenti. Non si applicano a queste cose e di certo non si applicano a me. Io sono al di fuori di ogni razionale pensiero. Lo capirai.”
Fece l’occhiolino e si abbassò su di lui.
I loro volti erano così vicini che non era possibile guardarsi negli occhi.
Le sue labbra erano rosse e morbide. Kajey voleva, voleva come mai aveva voluto in vita sua.
Respirava il suo respiro caldo e un po’ di imbarazzo lo fece arrossire. Lei poteva sentire la sua durezza?
“Va tutto bene Kajey.”
Gli prese il volto tra le mani e lui tremò violentemente, bevve ogni sua parola che si posava direttamente sulle sue labbra.
L’istinto prevalse sulla mente e le sue mani scesero ad afferrarle i fianchi, pressandola a sé mentre le sue labbra si posavano per la prima volta su quelle di Berta, per la prima volta sulla bocca di qualcuno.
La perfezione. La più intensa e distruttiva sensazione che avesse mai provato. Era disperso in un milione di frammenti e si sentiva completo, finché stava sulle sue labbra avrebbe avuto un senso.
Il suo sapore era il migliore che si potesse immaginare e non resistette al bisogno di passare la lingua su quelle labbra setose.
Berta ansimò e dischiuse la bocca e Kajey si perse completamente.
In quella bocca bevve, ogni respiro e ogni ansito, ne andava della sua vita.

Il villaggio. Vertigini e battiti del cuore


Il vento soffiava impetuoso ormai da giorni e le zie l’avevano lasciata in pace. Sembrava che avessero perso interesse, ma Berta sentiva il loro sguardo su di sé ad ogni movimento e la loro presenza sfiorava ogni suo pensiero.
La cosa migliore era essere riuscita a dormire, le sembrava di essere rinata, aveva in corpo un’energia impressionante e aveva stentato non poco a nasconderne la potenza.
Se cambiava stanza, lì c’era Crumbs con lo sguardo omicida e il sorriso sadico; se usciva, sentiva la presenza di Dust ai limiti della coscienza e per quanto la zia celasse la propria presenza, Berta ne era consapevole; Ash la cercava, bussava alla sua porta e la osservava, erano pretesti fragili, sembrava avesse necessità di interagire con lei, apertamente.
Il comportamento della maggiore tra le zie, l’aveva impensierita: era la classica nota stonata.
Il cielo era scuro e non sarebbe stato possibile stabilire il momento del giorno con uno sguardo al cielo, era un crepuscolo perenne.
Con un brivido di anticipazione si alzò il bavero della giacca del padre e a capo chino aumentò il passo.
Una sagoma le piombò all’improvviso davanti e per poco non gridò come una fanciullina qualsiasi.
Stringendosi il pugno sul petto guardò il ragazzo che le sorrideva divertito.
“Pensavo che mi avessi percepito.”
Il sottinteso era chiaro.
“Dubbi su di me? Proprio adesso?”
Lui scosse la testa, per un attimo dispiaciuto, ma rialzò con convinzione il mento e le puntò lo sguardo addosso.
“Non ho dubbi, ho bisogno che tu non perda la concentrazione, mai. Sembra chiedere poco, ma so che è quasi impossibile, solo tu puoi. Per quanto io sia preparato, non sono in grado di tenere la guardia alzata senza pause.”
“Io posso.”
Kajey le sorrise intenerito.
“Tu puoi, solo tu, perciò dobbiamo escogitare il modo migliore per non distrarti e per non stancarti se non necessario.”
Le porse la mano e Berta la osservò smarrita. Si sentiva in imbarazzo e questo la innervosiva, aveva bisogno di essere intatta, padrona di sé sempre.
“Devi fidarti di me. Forza.”
La ragazza annuì e mise la propria mano in quella dell’altro che era calda e asciutta, la sua presa salda e rassicurante.
“Sono amica di tuo fratello, è un po’ un fratello per me.”
Kajey si voltò a guardarla con un sorriso sbilenco, era divertito e questo la destabilizzava, la faceva sentire sciocca.
“Quindi, dal momento che Karho per te è un fratello, ti devo considerare come una sorella? Devo, Berta?”
Un improvviso calore avvampò nel petto, incendiandola dal collo al volto, era senza parole.
Lui rise. Gettò la testa indietro e rise di gusto.
“Perché ridi? Kajey, io non ti capisco.”
Lui si fece serio.
La tirò per proseguire il cammino e borbottò un “per fortuna” e si mossero senza altre parole.
Berta si chiedeva il perché del comportamento di Kajey, il ragazzo brillante, il più intelligente, quello silenzioso che non si mescolava agli altri, d’un tratto era così intenso, carico di vita e di forza.
Non era sciocca, l’aveva provocata, ma non ne capiva il motivo.
Si fidava. Sì, si sarebbe fidata di lui anche prima che tutto si mettesse in movimento, perché lo ammirava da sempre, ma ora che era stato scelto dal padre, per Berta sarebbe stato un sì certo.
“Berta, devo chiederti di salire sulla mia schiena. Io, non voglio metterti in imbarazzo, ma dobbiamo cambiare percorso, subito.”
La guardava insicuro, ogni traccia di scherno svanita.
Berta ridacchiò.
“Ma non sono in imbarazzo, per niente.” guardò verso le fronde su di loro “Si va su?” L’eccitazione nella sua voce era impossibile da mascherare.
Kajey era arrossito, i suoi occhi sembravano più grandi.
“Sì. Dai, mi volto e tu fai un salto.” La voce del ragazzo era un sussurro accennato.
Berta era emozionatissima: dalle chiacchierate con Karho aveva sognato di potersi muovere come i due fratelli e ora non le sembrava vero che Kajey le offrisse questa possibilità.
Non voleva però indagare ulteriormente sulle vertigini che le scombussolavano il ventre e le acceleravano il cuore.
Con un salto agile si issò sulla schiena di Kajey, il quale prontamente le afferrò le gambe, dietro le ginocchia.
Berta non poteva evitare di avvolgere le braccia intorno al suo collo e sentire il proprio seno pressato sulla sua schiena era una sensazione incredibilmente intima. Lui poteva sentire le sue forme?
Kajey tossì e lasciò uscire il fiato come quando si corre a perdifiato, poi fletté le ginocchia e con una spinta potente fu sul primo ramo.
Berta ansimava per l’emozione e lo spavento del salto.
“Tutto bene, Berta?”
Lei si strinse di più a lui.
“Sì, io sto benissimo. Ho paura di pesare troppo.”
Kajey rise.
“Per niente. Tieniti forte, andremo veloci, va bene?”
“Sì Kajey. Anche Karho può portarmi così?”
Kajey si irrigidì.
“No.”
“Oh, pensavo aveste qualità simili.”
“Ci penso io Berta. Me ne occupo io. Va bene così.”
Con un altro balzo cominciò a correre e saltare di ramo in ramo e Berta smise di pensare.

Il villaggio. Il passato è vicino


“La stanno prosciugando.”
Il ragazzo era turbato, Lucash si preoccupò di più per questo. Kajey era solitamente indifferente, seccato al più, ma preoccupato no.
“Mancano tre giorni e poi torna a casa.”
Kajey rise sprezzante.
“Ah sì, torna. In che condizioni? Poi, dopo che torna completamente svuotata, abbiamo una settimana prima del Consiglio. Mi sembra un suicidio.”
Lucash lo squadrò severo. Il ragazzo perse un po’ del furore. Non si era reso conto che Lucash potesse essere temibile, ma con quello sguardo truce appariva in tutta la sua terrificante possenza.
L’uomo di fronte allo sguardo impaurito di Kajey si rilassò e sorrise.
“Come fai? Sembravi diverso. Non mi ero reso conto fin’ora della tua altezza, com’è possibile?”
Il tono del ragazzo era accusatorio, ma al contempo riverente.
Lucash sospirò e si sedette sulla panca che poggiava sul muro esterno della casa.
“Siediti.”
Kajey ubbidì, seccato per il bisogno di farlo.
“Allora, tu sai che io vengo da fuori.”
“Anch’io a quanto pare.”
“Esatto, anche tu. Qui, tutti sono sani, felici e nessuno deve faticare troppo a cercare risposte, perché viene deciso tutto dai Savi.”
Kajey annuì in attesa.
“Loro hanno l’arroganza di sentirsi al di sopra del mondo esterno. Ciò li mette nella condizione di ignorare la forza e i misteri degli altri uomini. Quindi non hanno strumenti per capirci. Ci pensano pulcini inermi e ci abbandonano al nostro destino solitamente. Capisci? Non valiamo la pena neanche di uno scontro.”
“La montagna combatte gli esiliati, loro non devono pensarci più.”
“Siamo così sicuri che siano tutti morti?”
“Non lo so Lucash. Tornava la tua gente dalla montagna?”
“Io non ho vissuto in mezzo alla gente comune. Ho fatto una vita privilegiata, infatti delle mie terre io ero il principe ereditario. Mi hanno cresciuto insegnandomi l’arte della guerra, della diplomazia e la storia che serve per non dimenticare dove altri prima di me hanno fallito.”
Kajey sgranò gli occhi.
“Sei serio.”
“Sincero? Sì. Ho abbandonato tutti. Volevo cercare un bambino che dicevano scomparso dal villaggio…”
“Perché mi guardi così?” Kajey ebbe una spiacevole sensazione, una vertigine come se stesse guardando in faccia tutto il senso del mondo.
“Perché era scomparso anche un neonato, suo fratello.”
“Sarebbe una coincidenza incredibile.”
“Per niente. Da terre vicine da un po’ di tempo si diceva che venivano rapiti bambini per portarli sulle montagne. Qualcuno li offriva agli spiriti, dicevano.”
“E tu ci hai creduto? ”
“Ci ho creduto dopo aver indagato e scoperto che ombre nere erano apparse in sogno a più persone e la descrizione coincideva. Dicevano che portavano vesti di fiori secchi. Incredibilmente, nonostante fossero passate ore, Un passaggio di fiori appassiti ci apparse come una pista segnata per noi. La seguimmo fino alle pendici della montagna.”
“Hai proseguito.”
“No, ho riportato al castello la mia scoperta. Mi hanno intimato di abbandonare e pregare per le anime dei bambini. Io non ho voluto. Mio fratello ha pianto vedendomi partire. Io l’ho lasciato indietro. C’erano delle persone che si diceva fossero tornate dalla montagna. Erano incapaci di parlare, di reagire agli altri. Gusci vuoti dicevano.”
Lucash parve vinto dai ricordi.
“Non possiamo essere io e mio fratello. Io potrei essere il neonato, ma Karho è nato un anno dopo di me. Sono altri da noi quei bambini.”
“La madre di quei bambini venne fuori che era scomparsa dopo il parto, ma siccome era una forestiera, la gente non aveva dato peso alla notizia. Lo so, è un’ingiustizia.”
“Da dove veniva?”
“Era la moglie di un diplomatico che era morto in viaggio e lei si era ritrovata incinta, bloccata nelle mie terre. Aspettò di partorire, aveva comunicato alla levatrice che sarebbe ripartita appena il nuovo nato fosse stato in grado di affrontare il viaggio. Io non lo sapevo, altrimenti avrebbe avuto diritto di alloggio al castello. La sua estrazione sociale glielo consentiva, ma il marito era morto prima di arrivare a corte e non so perché lei scelse di restare per conto suo.”
“Lucash, da dove veniva?”
“Dalle terre degli Uomini Degli Alberi. Le Terre Libere.”
Kajey scoppiò in un singhiozzo, non era pronto alla propria reazione, ma ad un tratto sentiva nelle ossa che quel neonato era lui, che quella era sua madre.
Lucash lo abbracciò stretto, fino a quando il ragazzo si calmò, accasciandosi, svuotato di ogni emozione.
“Mi dispiace ragazzo.”
“Pensi che sia viva? Come è possibile che poi sia nato Karho e lei sia sparita?”
“Non lo so, lo scopriremo. Sono quelle streghe, ne sono sicuro.”
“Karho è mio fratello?”
Il dolore negli occhi di Kajey era tangibile.
“Sì, totalmente. Questo non me lo spiego: tuo padre non era morto, forse anche lui era stato rapito.”
Rimasero a riflettere in silenzio.
“Come fai a sapere che siamo fratelli davvero?”
“A parte la somiglianza eccezionale, ho i miei doni. Sento il sangue, è una caratteristica della mia famiglia. Il mio stesso sangue è potente.”

Il villaggio. Esercitazioni


“Non credevo fosse così.”
“Ancora? Non hai altri argomenti? Vorrei che ti impegnassi quando ti alleni.”
Karho sbuffò. Il ragazzo mite, sorridente e accomodante mostrava i primi segni di irritabilità.
“Mi sto impegnando Kajey, ma lei fa parte del piano e dovresti sapere con chi farai gruppo. Quando la rivedrai non avrai il tempo che pensi per imparare a conoscerla e non vorrei che fossi troppo duro.”
“Ah, pensi forse che la tratterei male? Da quando mi fai così meschino? Oh, aspetta lo so! Da quando Berta è diventata il tuo idolo!”
Karho osservò il fratello, non riusciva a credere a ciò che sentiva.
“Tu sei geloso.”
“Ma chi l’ha mai guardata due volte!”
Ancora più interessante.
“Io mi riferivo a me, al fatto che io che ti ho sempre ammirato più di ogni altra persona al mondo, ti possa togliere un secondo di attenzione perché sono amico di Berta.”
Kajey aveva un’espressione assurda, il fratello fece fatica a mascherare la risata che gli stava sgorgando dal petto. Preso!
“Uh, certo. Infatti, ma io non sono geloso. Cosa avrete da dirvi? Lei è una ragazza.”
Karho esplose, non ce la faceva più: rise con fragore e più rideva e più il cipiglio dell’altro aumentava, cosa che lo fece solo ridere di più.
“Sono lieto che te ne sia accorto!”
“Cosa pensi, che non sappia vedere la differenza tra maschio e femmina? Pensi che a me non interessino le femmine?”
Karho gli diede uno spintone, abbastanza scherzoso.
“A me non interessano le femmine eppure so distinguere e mi piace quella ragazza.”
Kajey proseguì, saltando da un ramo all’altro senza apparente fatica.
Il fratello lo seguì, sempre più abile. Il brivido della velocità, l’adrenalina per il rischio dell’errore nella presa del prossimo ramo, lo fecero eccitare. Si ricordò di un’altra volta in cui aveva provato le stesse emozioni e un volto gli apparve come un fantasma. Si riprese in fretta, spaventato dal turbamento e dalla possibilità di cadere per la propria stupidità.
Kajey si era fermato e lo stava guardando.
“Quindi, cos’ha di speciale da farti sbrodolare tanto?”
“Chi?”
“Come chi? Sei strano fratello: la tua amica!”
Per un attimo aveva temuto che Kajey gli leggesse nella mente, sperava ferventemente che quello non fosse un’altra qualità che avrebbero scoperto possedere.
“Berta è intelligente, non meno di quanto lo sia tu e non fare smorfie per favore. In più è dolce, comprensiva e molto divertente. Mi ha subito dato fiducia e la sua amicizia è importante. Ti prego, non prendermi in giro su questo.”
Il fratello lo stava guardando, serio; sperava che capisse o che almeno rispettasse la sua richiesta.
Kajey si limitò ad annuire e poi gli sorrise, apertamente, come non faceva da almeno due settimane.
Karho lo ricambiò e ripartirono in una gara che li lasciò stremati, sudati e felici.
“Ragazzi, che ne dite di scendere adesso?”
Con un salto che avrebbe significato fratture orribili per qualunque altro essere umano, i due furono di fronte a Lucash.
L’uomo aveva un’espressione soddisfatta.
“Siete bravi, Karho sei migliorato molto; non serve menzionare che a terra sei imbattibile. Kajey, sei agile, sei intelligente e il migliore osservatore. Ho bisogno che tu continui a studiare i manuali che ti ho dato. Non pensare mai a ciò che studi in prossimità di certi individui. Non lo ripeterò abbastanza, mai.”
I due ragazzi risposero all’unisono: “Sì, Lucash.”
L’uomo sorrise compiaciuto. “Bravi soldati, ma io vorrei dire amici. Posso?”
I fratelli si guardarono e poi gli sorrisero annuendo.
“Ora, chi mi sa dare notizie di mia figlia? So che è indipendente e forte. Nessuno è forte come lei. Lo capirete. Eppure sono un padre in apprensione.”
Kajey rimase in silenzio, lo sguardo basso. Karho prese parola, stranito dalle reazioni del fratello.
“Signore..”
“Lucash, Karho. Chiamami per nome. Ricordi? Siamo amici.”
Il ragazzo si sfregò la nuca imbarazzato.
“Sì, certo. Lucash, Berta resiste, lo sento che è forte. Quelle la molestano continuamente:”
“Le sondano la mente, questo intendi?”
“Sì, esatto. Si chiude in camera, quella di sua madre. Mangia poco, perché sa che quelle zuppe influiscono sulle sue capacità. Riposa ancora di meno per essere vigile. Nel tempo che riesce a ritagliarsi, all’alba solitamente, esce e si reca qui nel bosco. Cerco di venirci anch’io e parliamo.”
Lucash inarcò un sopracciglio incuriosito.
“Siete amici, eh?”
Il ragazzo arrossì. “Sì, lo siamo. Non facciamo niente di male.”
“Lo so, stai tranquillo. In realtà voglio ringraziarti. Lei ha bisogno di amici. Se passi prima a casa mia, ti faccio trovare del cibo da portarle durante i vostri incontri. Per entrambi.”
Karho non avrebbe voluto mangiare prima di fare colazione, perché temeva di rovinarsi l’appetito e dover rispondere poi alle domande della madre. Guardò quell’uomo speranzoso e acconsentì.
“Va bene. Volentieri.”
“Bravo ragazzo, ti sono molto grato. ” Lo colpì sulla spalla.
Entrambi guardarono Kajey che non si era esposto.
“Bene, possiamo continuare con l’allenamento? Avevi parlato di lotta Lucash.”

Il villaggio. Preparativi e promesse


“Non sembro più io, questa è una donna!”
Berta rise al proprio riflesso: una splendida ragazza con le gote scarlatte e gli occhi accesi di gioia la osservava. Indossava un abito turchese, aderente al busto con una gonna che le cadeva morbida fasciandole i fianchi stretti e le gambe lunghissime, mentre le maniche strette e lunghe si aprivano dal gomito a campana, dando enfasi a ogni suo gesto.
“Berta, tu sei una donna. Figlia mia, non sai quanto questo mi commuova e mi spezzi il cuore allo stesso tempo. Avrei voluto che durasse di più la tua infanzia. Avrei voluto proteggerti ancora, come continuerò a fare, ma era bello quando non c’era fretta e questo momento sembrava lontano.”
La ragazza si voltò e si tuffò tra le braccia del padre. Lucash la strinse forte baciandole il capo come tante altre volte aveva fatto da quando era nata.
“Andrà tutto bene.”
“Come puoi dirlo? Stasera devo andare dalle zie, per un intero ciclo lunare e il mese dopo ci sarà il Consiglio!”
Berta non riuscì a trattenere più la tensione e pianse col volto nascosto sul petto solido del padre.
“Ho dei piani Berta, ma non posso dirteli e sai perché. Tu stai tranquilla, mi occupo di tutto io, sarai abbastanza impegnata a contrastare gli attacchi psichici delle streghe.”
“Lo sono davvero quelle, lo so: non è più un gioco.”
“Non ti preoccupare, avrei voluto solo che fosse durata di più la tranquillità. Resisti Berta, sei una donna. Credi in me sempre. Capisci che non posso spiegarti adesso, ma quando tornerai, capirai tutto. Ti devi fidare di me e adattarti ai cambiamenti. Devi continuare ad allenarti con le trappole. Capito?”
La ragazza lo guardò, capiva che c’era un patto solenne tra loro anche se inespresso chiaramente.
“Sì papà.”
Lucash sorrise e l’aiutò a preparare i bagagli e ripose con cura l’abito confezionato per la figlia.
Sospirò per il peso di tutti quegli anni di tensione e preoccupazione costante, per la figlia, per la famiglia che non aveva più visto. Sperava con la speranza di un fanciullo alla sera che li avrebbe rivisti, che avrebbe avuto l’occasione di riunire tutti per la prima volta. Sarebbe anche potuto morire dopo. Non gli importava di altro.
Perla seguiva Berta ad ogni spostamento e la ragazza si muoveva lasciandole spazio, in maniera inconsapevole, come un balletto armonioso provato dai danzatori infinite volte.
Lucash soffriva un po’ per quella relazione incompiuta, ma non aveva troppa comprensione per la gatta. Avrebbe solo voluto che Berta avesse di più. Lui ci aveva provato, ma non era certo di bastarle.
“Berta, penso sia meglio che io non ti accompagni.”
La figlia apparve sorridendogli teneramente col bagaglio sulle spalle.
“Certo che no papà, non vorrai che ti trasformino.” Gli fece l’occhiolino e rise, poi lo abbracciò e ricevute le solite raccomandazioni si avviò attraverso il bosco.
Lucash guardò la gatta. “Già, non lo vorrei neanche io.”
Quella gli soffiò contro e si allontanò dietro la ragazza.
“Ok ragazzo, entra!”
Con un balzo Kajey gli apparve davanti sorridente.
“Il tetto?”
Lui annuì e l’uomo lo prese per il braccio e chiuse la porta.
“Bene, finalmente. Ci dobbiamo presentare?”
Il ragazzo scosse il capo. “Lo sa che io sono il figlio del pescatore e sa il mio nome. Io so il suo e che lei è un forestiero.”
“Sediamoci, credo di sapere un paio di cose che tu ancora ignori. Ti pare possibile?”
Sedendosi Kajey ridacchiò. “Lo spero signore, io voglio sapere tutto ciò che vorrà insegnarmi.”
Lucash si strofinò la barba corta. “Bene, ma dammi del tu, niente signore. Non lo sono più da quando ho posato il primo passo su quella maledetta montagna. In più, i compagni di avventura non hanno tempo per i convenevoli.”
“Lo immagino, io sono pronto e speravo che tu stessi organizzando qualcosa.”
Lucash annuì. “Sto organizzando tutto questo dal giorno in cui sono arrivato in questo villaggio. Ora che Berta ha diciassette anni e il Consiglio Segreto sta per riunirsi, è finalmente giunto il tempo di mettere tutto in moto.”
Kajey si fece pensieroso e l’uomo decise di lasciare che si prendesse il suo tempo.
“C’è una cosa che devo dirti e non cambierò idea, piuttosto me ne vado da solo.”
“Calma, calma. Qui mettiamo tutte le carte giù, scoperte. Decidiamo insieme. Non serve stare sulla difensiva. Dimmi,dai.”
“Sì, scusa. Si tratta di mio fratello.”
“Lo so, anche lui è diverso.”
“Lo sai?”
“Certo, ho notato un paio di volte come si muove.”
“Non posso lasciarlo qui.”
“Certo che no! Due Ragazzi Degli Alberi, e non ne avevo mai visti prima!”
“Non capisco Lucash…”
“Io sì. Non mi interessa che tuo fratello sia diverso per come lo intendi tu. Devi sapere che da dove vengo io, ogni bambino è uguale a un altro e si aspetta che crescano per sapere il loro orientamento emotivo, mi capisci? Nessuno lo dà per scontato. Non importa e basta.”
“Qui non è ammissibile, il fratello di mia madre è stato esiliato per questo. Mia nonna ne è morta e mia madre non è stata più la stessa.”
“Me lo ricordo.”
“Voglio ritrovarlo.”
“Lo ritroveremo.”

Il villaggio. Rivelazioni


“Non ho fretta, sai?”
Karho camminava spedito , cercando di disperdere quella voce tra i vicoli. Impossibile, quella voce aveva gambe veloci.
“Io aspetto, ricordalo e mi prendo ciò che è mio!”
Non doveva rispondere, non doveva mai rispondere, Kajey l’aveva sempre detto. Quella gente aspetta solo la scintilla per accendere la miccia. Niente scintilla. Zitto, zitto, zitto.
“Sei veloce per essere un cosino grazioso. Ti hanno detto che sono bravo a cacciare le mie prede? Non ne sopravvive una. Mai.”
La paura traspariva in rivoli di sudore che scorrevano come fiumi: sotto le ascelle, lungo la schiena, dal collo fino al ventre e tra i capelli ormai incollati al cranio.
“Fermati! Lo so che ti va, non c’è nessuno!”
Il tono lamentoso di Borg era quasi più pericoloso della sua arroganza, non voleva essere un suo capriccio.
“Lasciami stare, non ti ho preso niente. Non ho niente!”
La debolezza, ecco, come al solito si rompeva, doveva solo aspettare che arrivasse il momento di tensione giusto e lui si spezzava. Era davvero una cosina?
“No, non è vero! Tu mi hai preso qualcosa e io non riesco proprio a perdonarti per questo!”
La disperazione nella voce del ragazzo era tangibile e mentre correva Karho non poté evitare di sbirciare oltre la spalla.
Il ragazzo tanto più grosso era fermo in mezzo al vicolo, lo stava guardando con una tale furia e una tale brama che Karho si sentì mancare il fiato, ma era il dolore nei lineamenti dell’altro ragazzo a lasciarlo sconvolto.
“Io… devo andare. Scusa!”
Prese a correre forte senza più voltarsi indietro. Scusa? Era pazzo!
Se Kajey avesse assistito a quella scena pietosa cosa avrebbe pensato di lui? Sapeva di essere rosso per la vergogna più che per la fatica, perché nessuno sapeva che Karho era goffo spesso, per via della timidezza, ma nascondeva un’agilità mai vista su altri.
Ora, Borg lo sapeva? Aveva capito la forza che aveva dovuto trattenere per non scivolare via come un sussurro nel vento? Lo sforzo era stato faticoso, perché Karho avrebbe corso molto più in fretta.
Fin da piccolo aveva intuito che se si fosse fatto notare troppo sarebbe stato tutto più difficile. Ad ogni visita i Savi li squadravano, li mettevano alla prova fin dalla più tenera età e ne traevano le proprie deduzioni. Aveva osservato il fratello maggiore trattenere le proprie capacità col tempo, perché nessuno deve essere troppo lontano dalle aspettative. Il pericolo di essere esiliati era una creatura viva che li minacciava da sempre. Un mostro viscido e freddo che strisciando alle spalle soffiava minacce silenziose nei pensieri dei ragazzi.
Karho rallentò spaventato dal rischio che aveva corso. Attirare l’attenzione su di sé era stupido. Borg rispetto ai Savi era un rischio di minime proporzioni.
Sperava ardentemente che nessuno l’avesse visto.
Un fruscio dai rami sopra di lui e con un balzo leggiadro il fratello fu a un passo da lui. Karho si strinse il petto per lo spavento. Era troppo.
“Stai più attento.”
L’aveva deluso? “Sì Kajey.”
Il fratello lo prese per un braccio e si incamminarono verso casa.
“Non ti sto rimproverando. Dobbiamo parlare di molte cose. Il tempo è poco ed è tutto complicato.”
“Già, lo sto capendo. L’importante è che non mi lasci indietro.” Detestava il tono implorante con cui lo diceva, ma stava pregando davvero il fratello di portarlo con sé. Sapeva che se ne sarebbe andato e aveva deciso da tempo di seguirlo. Meglio rischiare la vita da liberi che lasciare fossero altri a finirla. L’avrebbero cacciato comunque.
“Ho parlato con i nostri genitori. E’ stato difficile Karho. Davvero difficile.”
“Va bene. Mi dirai tutto, vero?”
“Sì, certo. Devi capire che noi siamo sempre osservati, non solo dai Savi.”
“Anche dalle Tre.”
Kajey lo fissò per un attimo stupito e poi sorrise. “Sì, fratello. Dalle Tre. C’è il padre di Berta, anche lui è diverso, sai. Credo stia preparandosi a qualcosa. Dovremo contattarlo presto. Nostro padre dice che è un forestiero, un nobile.”
“Non l’hanno cacciato?”
“No, anzi. L’hanno trovato e portato qui. La madre di Berta voleva solo lui e tu sai di chi era sorella.”
“Capito. E noi?”
Kajey balzò su un ramo e con poche spinte si arrampicò fino quasi alla cima. Si fermò guardando il fratello in attesa.
Karho soppesò le proprie possibilità, era incerto, ma vedendo la fiducia sul volto del fratello scattò e con poche mosse lo raggiunse.
Kajey lo abbracciò stretto.”E noi siamo fratelli. Questo conta.”