Il tempo derubato


Old Woman at the Mirror by Bernardo Strozzi

Sottraendo dal tempo la sabbia del suo scorrere,

ho accelerato la fine del suo percorso imperituro,

ho rubato attimi alla mia vita mortale,

ho tenuto in pugno questo nuovo potere!

E poi l’orrore,

un singhiozzo di sgomento,

il terrore mentre il capo

di neve candida pare vestuto

e la pelle ricade senza polpa

e le ossa si incurvano stanche…

Perché?

Quel volto riflesso chi è?

Mi terrorizzava la sua pena,

gli occhi azzurri così piccoli,

così stanchi,

e quel pugno chiuso ,

quell’ossuto pugno stretto…

abbassando lo sguardo inorridisco

contemplando il mio pugno leggero,

mentre gli ultimi granelli di sabbia

sfuggivano disperdendosi tra le dita.

 

Io sono.


Ho corso fino a non poterne più. Ho corso fino a non avere più fiato . Dimenticando chi fossi, dove andassi e perché stessi  scappando.

Sentivo solo le tempie pulsare, il cuore che spingeva in petto per uscire, le gambe tremare e il petto dolere ad ogni respiro.

Ho corso fino a cadere, senza possibilità di ripresa, infine inerme.

Ho volto lo sguardo intorno e non ho visto  che neve.

Mi sono girata con il volto al cielo e ho respirato freddo, mentre fiocchi di ghiaccio scandivano il tempo, danzando lievi a carezzarmi il volto.

Un manto candido si è posato su di me, avvolgendomi e freddando ogni brace.

Il sonno mi ha colto e ho trovato te.

Mi guardavi in silenzio dal tuo pulpito incorporeo, dedicandomi amore con ogni silenzio, con ogni gesto mi chiedevi di scegliere, ancora una volta, di essere in me.

Io sono.