Il canto di Gorgo-I racconti di Lara e Ruben.6-


Gorgo e Ruben avevano instaurato uno strano rapporto di complicità che il più delle volte faceva saltare i nervi di Lara, come corde di violino che saltino a furia di tenderle troppo.

I due erano una strana coppia a vedersi: un immenso gigante sfregiato e cupo, addobbato come un arlecchino travestito e un ragazzo rosso e scanzonato: si scambianvao colpi e insulti come fossero fratelli di sangue.

“Come sarebbe a dire che non conosci i canti di Grouse!” Ruben stava ridendo e sputacchiando avanzi di cibo mentre si faceva allegramente trasportare in spalla da Gorgo.

“Non mi parlare di stupidi cantori da due soldi! Quelli sono solo buoni a parlare di cavalieri, damine e lacrime e suicidi.. nah! L’unico rimane il cantore del fiume Argentato, quello sì che sapeva il suo mestiere! ”

Ruben si pulì la bocca con il braccio e lanciò uno sguardo verso il basso: “Ne ho sentito parlare. Dai miei zii. Ma non era un cantore, era un guerriero mi pare.”

Gorgo gli diede una pacca sul fianco con la mano aperta e per poco il ragazzo non cascò giù come una pera matura.

“Quale migliore cantore di un guerriero, di uno che la vita e la morte e tutto ciò che sta nel mezzo le conosce! Quei damerini stolti che mescolano e rimescolano le stesse parole.. non valgono la scoreggia che ho conservato per il dopo pranzo!” , così dicendo il gigante diede sonoramente prova del suo pensiero.

Ruben saltò giù di corsa e si allontanò imbronciato: “Sei il solito! Ma non ti rendi conto che quello è un tornado di puro fetore? Ah, Gorgo! Mi hai fatto risalire il pranzo alla bocca e non era un banchetto in partenza!” poi, sussurrando: “Lara è bella per fortuna, perché come cuoca.. bleah!”

Gorgo rise forte, come sempre sembrava che una roccia si staccasse dai fianchi della montagna.

Lara, che era rimasta assorta in disparte per la durata delle chiacchiere degli altri, si avvicinò a Ruben con fare battagliero: “Oh, scusa tanto mio lord se il desco non è stato imbandito a tuo gradimento, mi duole deluderti!” e così dicendo gli assestò un pugno tra le costole, come al solito.

“Che sei bella, non conta? L’ho detto, vero Gorgo che l’ho detto?”

Il gigante sghignazzò divertito: “Oh sì capo, ha detto che sei bella come una zecca nel sedere! Così ha detto!”

Ruben lo fulminò con lo sguardo: “Traditore bugiardo di un gigante vestito da damigella! Ho detto che Lara è bella come… come… una pisciata dopo la siesta!” e ridendo si mise a correre di buona lena.

Lara gli fu dietro come una saetta, ma sapeva che i suoi amici cercavano di sollevarle il morale e senza desiderio di farlo prese a ridere anche lei. Rideva così forte che fu costretta a fermarsi.

“Ok, ok, hai vinto! Anche tu non sei male Ruben, mi ricordi l’orzaiolo di quella vecchia strega dai denti marci, giù al crocevia.”

Ruben tornò indietro e l’abbraccio serio.

La guardò negli occhi: “Sempre al tuo servizio capo.” e baciandole la fronte si voltò tornando da Gorgo.

“La sai “Ritorno in Patria”? ”

“No Gorgo, ma sono certo che me la stai per insegnare!”

E il gigante dall’aspetto feroce incominciò a cantare con la voce più morbida e calda che Ruben avesse mai sentito:

L’uomo avanza nella nebbia dei sepolcri,

tutto tace tra le mura spesse,

di tenebra sospiri nella mente,

aleggiano gli spiriti erranti .

e tutto tace e il mondo resta

ritorno alla Patria

la lancia in resta.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno in Patria

e nessuna festa.

L’uomo è solo col sangue addosso,

le grida del nemico ancora in testa,

i campi di grano sono partiti

per un inferno di corpi spirati.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno alla Patria

la lancia in resta.

e tutto tace e il mondo resta

ritorno in Patria

e nessuna festa.

Il gigante ha un nome-I racconti di Lara e Ruben.4-


Il gigante continuava il suo lento avvicinamento, sempre roteando la mazza chiodata, come fosse un manganello.

Ruben sentiva il suo cuore impazzito battere alla velocità impossibile d’un battito d’ali di colibrì.

Lara non si vedeva e aveva la folle idea di andarla a cercare, ma il coso abnorme sicuramente non avrebbe acconsentito.

Adesso Ruben si stava incazzando sul serio,così non andava. Tutta quella strada per cosa?

Per morire schiacciato come un moscerino da quel gigante mal vestito?

Si leccò le labbra secche con la lingua così asciutta da sentirla come un pezzo di carne cruda gettato in bocca.

Il nervosismo gli stava annebbiando la vista e gli occhi presero a danzargli tra le orbite come biglie impazzite, aveva quello sguardo da schizzato che in altri tempi, ormai dimenticati, gli aveva causato non pochi guai.

I suoi occhi azzurri si erano scuriti tanto da sembrare braci, vivi tizzoni ardenti, il pensiero di Lara in pericolo lo faceva soffocare e un fiotto di bile gli salì in bocca.

Sputò con rabbia sul terreno sassoso e strinse i pugni, le spalle rigide, il collo contratto.

“Ehi tu, Bambinone dai gusti discutibili? La mamma non ti ha insegnato che prima di minacciare la gente con armi improprie bisogna presentarsi?”

Ormai Ruben aveva perso il freno, era pronto ad affrontare il gigante, qualsiasi fosse stato l’esito finale: l’adrenalina era in circolo e i muscoli si contraevano fuori controllo.

Il gigante parve sorpreso. Si fermò  con le enormi braccia stese lungo i fianchi. La mazza sbatté contro il terreno con un roboante sussulto di pietre.

Lo sguardo fisso su Ruben, sorrise con quello squarcio sulla guancia e i denti aguzzi in vista.

Con voce potente, una grancassa vivente, rispose divertito: ” E così, tu, l’ultimo tra gli ultimi vuoi sapere il mio nome?”.

Ruben cercò di mantenere la posa, puntellandosi con i pugni sui fianchi e i piedi piantati in terra. Non rispose, sperando di passare per spavaldo, temeva invece che la voce sarebbe uscita stridula, come quella di un topolino.

“Bene, bene.. mmm.. mi pari un bel bocconcino tutto sommato e poi la fame non ha occhi, giusto? Io mi chiamo Gorgo e non so se ti servirà saperlo, dal momento che non potrai ricordarlo.” , parlava molto lentamente, come chi è sicuro di non perdere l’attenzione del suo pubblico,”Ora noi due scopriamo chi passerà oltre. Io dico che andrò dalla tua parte della strada e tu andrai dall’altra parte della vita.. AH AH AH !”.

Il gigante rise di gusto e una cascatella di sassi prese a scendere dal declivio.

Ruben fece un testamento mentale e salutò Lara con disperazione. L’avresti ammesso prima o poi, c’ero vicino! Mi ricorderai come un eroe che si è sacrificato per te. Proprio adesso che stavi per cedere! Quanto sono sfigato io!

L’energumeno vestito come un arlecchino uscito da un incubo, riprese a muovere la mazza e la roteò con sempre maggiore foga. Ora ridacchiava realmente divertito.

Ruben sospirò e cancellò ogni pensiero. Era pronto al confronto.

Il gigante mosse un affondo verso Ruben che schizzò tra le sue gambe.

Quell’orco infiocchettato si incupì e girandosi menò un altro fendente.

Ruben se l’aspettava e questa volta saltò in alto mirando al suo mento con un calcio.

Non arrivò a tanto, ma riuscì a colpirlo sul petto.

“Moscerino, io ti schiaccio!” e alzò il braccio velocemente mirando il cranio del ragazzo.

Ruben pensò lesto a cercare una via di fuga laterale, ma c’era lo strapiombo sulla sua sinistra ora e sulla destra la roccia!

Si lanciò giù a occhi chiusi, preferendo quella fine al pesante braccio dell’orco.

“Ruben! Ma che idea è questa?”

Ruben sapeva di aver ritrovato Lara, finalmente erano liberi. Senza corpo, ma liberi. Si sarebbero amati spiritualmente.. senza corpo! Ma che destino infame!

“Ruben, apri gli occhi, ma sei completamente uscito di testa?”

La voce di Lara, incazzata anche in paradiso..che tipa!

Ruben aprì gli occhi e si ritrovò il viso di Lara chino su di lui.

Si accorse di essere immerso in un cespuglio di rovi e capì di essere un imbecille vero.

“Lara, stai bene? Quel mostro non ti ha fatto del male, vero?”

Lara si mise a ridere, ma non poteva mascherare gli occhi arrossati e l’improvviso sollievo.

“Ma di che parli? Stavo cercando di recuperare qualcosa di commestibile, perché se Gorgo ha la pancia vuota non ragiona bene e poi tu che cerchi di imparare a volare come un passerottino!”

“Tu conosci quell’orco? Ma l’hai visto? Ha cercato di farmi fuori! Mi ha minacciato con quella mazza chiodata e i vestiti? Indossa una specie di collage di abiti delle sue vittime!”

Ora Ruben era davvero agitato e mentre gesticolava impazzito, non badava ai graffi che si infliggeva tra le spine.

“Fermo, stai fermo cazzo! Non vedi che ti stai rovinando? Questo cespuglio è più pericoloso di Gorgo! Lui è così, ma è innocuo. E’ grande e la gente al suo paese per ringraziarlo, ha raccolto vestiti smessi e gli ha cucito quell’abito. Lui è sensibile e l’ha messo per non offenderli. Prima girava nudo.”

Ruben scattò su senza badare a quanto si stava lacerando in tutto il corpo.

“Nudo dici? Quel coso abnorme? E e.. tu l’hai visto anche?”

Ora Lara rideva apertamente e le lacrime che sgorgavano dai suoi occhi erano di puro divertimento!

“No, non l’ho visto Ruben, ma ne hanno parlato molto! Oh sì, se ne parla ancora!” e gli strizzò l’occhio.

Ruben arrossì violentemente e si morse il labbro, poi capì: “Mi ha preso in giro vero? E’ per quello che non mi ha colpito?” si sentiva un verme, ” Non mi avrebbe schiacciato, tu lo sapevi? Eravate d’accordo?”

“Non eravamo d’accordo ragazzo. Scusa se ho giocato un po’, volevo vedere di che pasta era fatto il ragazzo che accompagna il capo. Tutto qua. A parte il volo d’angelo, sei stato in gamba.”

Ruben non rispose, ma prese la mano di Lara e la strinse forte e lei lo lasciò fare.