Per sempre e poi basta


Per un istante, un momento solo, l’abbraccio amoroso, tenero, annientante. Tra le braccia il mio rifugio, nel respiro la promessa, nella spinta la salvezza. Piccola, indifesa, presa. Illusione e bisogno, la resa totale, cadere per non morire. Giorno in giorno, passa tutto e scorro, mi trasformo. Nel petto stretto il ruggito, mentre belo il mio lamento e non perdono. Ho sbagliato e non perdono, ho perso troppo tempo. Ti guardo dormire, so chi sei e mi pento, mi detesto. Seppelisco cuore e radici e mentre affondo sogno. Rifugio di braccia, respiro di vita , mano che stringe la mia. Non mi trovo e corro ancora, tra vicoli più lunghi e bui. Tutto mi assale e nulla si posa, ho spalle affrante. Tu eroe, tu conoscitore, remi in vasca. Dove andrai senza mare? Apri la porta di casa. Scorre dentro, tra flutti in tempesta e dighe ferme. Tra il battito impazzito e la gabbia sul petto. Finché respiro, finché vivrò e poi pace.

Della bellezza (dell’asino) e del curioso esplorare (trovandola)


Beauty contest.

Miss, queen e top su top on top of this beautiful world.
Fashion coi suoi divieti e i suoi must, must, must !
C’è un problema, per me: non è bellezza, forse piuttosto uno spot per l’impennarsi dell’ormone, uno solleticare un facile ardore, ma tiepido, se siamo onesti.
Si vende, tutto si vende e quando quel corpo lì, quel viso là, fa fremere le folle, allora va da sé la ricerca del clone.
Clone su clone, la star war hollywodiana si è estesa al mondo intero, complice una certa ingenuità anche in rete.
Assottiglia il punto vita e il sedere e il seno esplodono con prepotenza, come le spalle che nell’uomo appaiono subito più larghe. Sei sei così, la gente freme, qualcuno ti vorrà e mi torna in mente una canzone di George Michael”Star people”: Maybe your mama gave you up boy (it’s the same old same old) Maybe your daddy didn’t love you enough girl…

(we miss you so much George)

Strumentalizzare sulla fragilità delle persone è il gioco più antico e garantisce la vittoria (sempre?).
Però, però… l’arte si ribella, sempre si ribella, seppure con poca fantasia, a volte.
Che sia in una immagine catturata con un click, che sia indelebile nel tratto di una pennellata o nella prosa del racconto… la bellezza è svelata, sempre svelata.
Se si freme di fronte alla perfezione delle fattezze, è pur sempre vero che la vertigine nel ventre, quello scuotimento che abbatte tutte le certezze, viene da un’inatteso momento, istante di erotico stupore.
Chiunque, chiunque può provocarlo e chiunque può esserne turbato e forse non ci vogliono turbati, scossi, in grado di aprire la mente, alzare lo sguardo dalla bibita gassata, dal televisore e scoprirci vivi !
Nel difetto c’è lo stupore, quando viene tolto il velo e il mistero aleggia ancora su un seno imperfetto, un addome proteso, nello sguardo schivo e ardente, nel sapere di avere di fronte un momento unico e irreplicabile.
Allora, ode al momento di estasi tra due ignote imperfette creature che del loro incontro sanno cogliere il bello. A tutta la bellezza celata e che nessuno potrà immortalare, che il mondo segretamente brama, ma si nega.
Nel recedere della chioma meno folta, nelle pieghe che raccontano i tuoi sorrisi, tra le cosce da afferrare a mani piene  e le braccia poco muscolose che hanno sorretto famiglie intere… io vedo lo splendore, una bellezza che nessuno merita, che va donata, conquistata.

Brevissima storia d’amore


Le voci tra loro s’incrociavano e sciamavano in onde incessanti.
La folla mi spaventa, l’intimità è così densa, prevaricante il tocco di volti sconosciuti, il loro odore mi sovrasta.
Eppure c’è un fremito, un’insidiosa trappola nel mio ventre che scatta quando il tuo sguardo mi cattura, sei così intrigante.
C’è questo dannato impacciato uomo che mi soffoca e ho bisogno di salire sul tuo vagone.
Non mi aspetti, strega!
Spingo per passare e questa gente si fa più spessa.
Avanzare! Lo vogliamo capire o NO?
No, no,nonnono…
Mi allungo, mi stendo, e sì che non sono basso!
Ti ho vista. Mia!
Inizio a spintonare senza pietà, salvo solo i bambini nella mia irruenza.
Mi è partito l’omino che attizza il fuoco nel mio basso ventre.
Il mio sangue pompa e la testa mi si fa leggera.
Corro, come uno stupido, come un disperato, mi lancio sui gradini.
Sono disperato, sono sicuro. Mia.
Mi lancio e mi freno. Calmo.
Quasi sento l’odore, sono in preda ai sensi.
Alzo lo sguardo e tu sei lì, seduta e sorniona.
Mi inchiodi con quegli occhi allungati, un lieve sorriso da gatta che ha appena finito il pasto e si liscia il pelo sazia.
Oh, ma non hai capito, bellissima strega che con me avrai fame, ancora e ancora?
Ti sorrido soddisfatto.
Non chiedo, mi allungo sul sedile di fronte al tuo e allargo le gambe. Presa!
Hai le pupille dilatate, il tuo faccino arrossato è più dolce.
Hai perso l’aria spavalda, mia magnifica preda e io ti sorrido perché così mi piaci di più.
“A che fermata..” Sussurri e non riesci a parlare, le parole ti si bloccano in gola. Candida e snella gola.
Io sono conquistato, preso.
Sogghigno. “Non lo so ancora.”
Sorridi tenera. “Ho un nuovo lavoro, mi trasferisco.”
Perfetto.”Il lavoro mi segue. Vado dove voglio.”
Sollevi quel sopracciglio leggero, sei curiosa.
“Scrivo e non ho fissa dimora, non avevo scelto dove posarmi.”
“Avevo?”
“Sì, avevo. Ora ho deciso.”
Mi guardi con gli occhi grandi, sgranati.
“Sicuro?”
Ci capiamo, voglio che tu sia sicura di me, fin d’ora.
“Sicuro.”
“Non sai il mio nome.”
“Cambia ciò che provo?”
“No, ma…”
“Cambia ciò che provi tu?”
“No.”
Ti sorrido apertamente, ti ho presa un po’ in giro, ma è la verità.
“Marco.”
“Viola.”
“Il mio colore preferito per sempre.”
Ed è davvero il mio colore preferito da allora.
Ti vesto in ogni momento, mi avvolgo di te, sei l’odore più raffinato, il mio sapore preferito, ti voglio ancora e ancora tu, un anno dopo l’altro, come le ciliege, ti assaporo senza stancarmi.

Il miglior contratto


Sangue, grida, terrore e rabbia cieca ed è l’ultima nota su questa triste nenia.
Laddove armonia regna cheta, non si cercano passioni o ruvide emozioni.
Il miglior contratto è tra soci buoni o per meglio dirla, senza ardori.
E che sia per sempre per quelli cui la mente tiene e i bollori mette a catene.
Non può dunque essere fiamma e dolce brezza? Amicizia e tenerezza?
Sarà per sempre, imperituro, questo piccolo amore tiepido e  sicuro.

Evoluzioni rapide


Ti trovo
Fremente
Sorprendo
Impudente
Tormento
Tormento
Tormento .
Candide
Fiamme
Nevi
Ardenti
Mi senti
Mi senti
Mi senti.
Vattene
Bocconi
Il volto
Nascondi
Disprezzo
Disprezzo
Disprezzo.
Con un dito
T’incateno
Uno sguardo
ti posseggo
Tengo ti
Tengo ti
Tengo ti.

La tua ossessione, la mia sconfitta


E se tu ti fermassi adesso, che ne sarebbe di me? Le tue mani, forti, forti come il tuo  sesso contro di me.

“Lasciami.” Più vicino, più vicino, che io ti possa sentire, ho bisogno di te, così tanto che non lo tollero.
Mi stringi così forte da fare male, ma io devo sapere che mi tieni, ho paura di cadere, eppure sono già precipitata, in un baratro denso di pece, di cui tu hai bruciato le pareti, mi sciolgo.

“Lasciami” e ti accolgo, col mio calore, io ti avvolgo e ti sento fremere, il respiro che accelera, e poi, cadi, cadi anche tu nel mio baratro incandescente: non ti tieni più. Mi annusi, disperatamente: i capelli, l’orecchio e poi, giù, mi sposti le ciocche col naso per accedere al mio collo bollente.

Non voglio più niente, non mi importa del mondo, non sono altro che pelle, pelle che vive e canta e s’inebria del tuo desiderio, del tuo fiato che arpeggia e mi vibra a fondo, quelle corde che mute stavano, da qualche parte in una stanza vuota, al centro del petto.

Vorrei tirarti i capelli per tenerti di più, per appigliarmi ancora, tu che sei tutto altro, tutto ciò che non voglio. Non ho bisogno di te e meno ho bisogno di te e più muoio, muoio ogni istante che mi allontana dal tuo tocco.

“Lasciami”. Non ne posso più, devo sapere, devo vedere e mi aggancio, al tuo sguardo folle, con la mia fame senza fondo. La tua bocca, la tua bocca da mordere, leccare, assaporare.

Hai vinto tu.

 

Ossessione di te


“Lasciami.”
Ma non fuggivi, non tiravi tu e restavi immobile a fissare il pavimento. Duro come il mio desiderio di te.
Ti stringevo e cercavo il tuo odore, fra i capelli, nelle orecchie a conchiglia, sul collo liscio, caldo e teso.
“Lasciami.”
E un po’ di più ti appoggiavi a me, per esserne certa, per saggiare il tuo potere, mentre io ti tenevo, prigioniero del mio bisogno di te.
Pensavo fossero le forme, pensavo fossero le misure, ma quando ho perso ogni valore, ogni grammo di onore per te ho scoperto il segreto, il mistero dell’ossessione: il tuo odore.
Certe donne usano litri di aroma floreale, studiato per inebriarti i sensi, ma la carne è animale, è altra cosa, meno sofisticata, e ho sorpreso me stesso, quando ho scoperto te.
Una così non l’avrei guardata due volte, prima. Carina, un po’ maliziosa, una donna insicura, di quelle che c’è chi le nota e chi non le vede per niente. Poi, non lo so, non lo so bene..
Un giorno sei lo stronzo arrogante di sempre, e il giorno dopo un semplice sguardo ti folgora. Siccome io sono un bastardo curioso e non mi levo un prurito finché non ho la pelle sotto le unghie, ci ho rimuginato. Stai a vedere che quella faccina lì ha delle idee…
E così mi sono condannato, io, per mia volontà, da solo.
Più scappavi e più correvo e se ti fermavi poi, io ho perso il cervello!
Mi vergognavo di starti dietro e non me ne fregava niente se ti offendevo, io non potevo, dai, certe cose si sanno: non eri cosa per me.. non vanno così le cose, non l’ho deciso io.
Non è solo il fisico, bisogna sapersi muovere e a te non è che fregasse molto del mio ambiente: io sono quello in cima e tu stai alla base, è un dato di fatto.

Finché il pollo non si gettato dalla piramide per un po’ di pelle, un po’ del tuo calore.

“Lasciami.”
Finalmente mi guardi e io adesso dovrei riprendere sangue al cervello? No, impossibile, è sceso tutto, tocca! Ma mica te lo dico, che a trattarti male non riesco più, non mi diverte, perché quelli come me tu non li hai mai cercati e non mi correrai dietro. Io, non lo so, non lo so se posso tornare su, magari resto qui ancora un momento.
Se poi, mi guardi la bocca, io non posso, non posso che mangiarti.