Rumble mumble


Rumble, il dottore dice, nessuno tace e sogno il mondo in voci strane.
I colori distinguono le bugie e tutto appare così limpido, certo, se sei verde appassito, è evidente!
Mi cullo nel sonno, anche se piango e poi mi sveglio, senza più trovare pace.
Tre ore per notte a stordirmi di parole, tra le righe romanzate partorite da qualcuno, per non essere me.
Gli occhi gratinati dietro le palpebre ed è un giorno nuovo e sempre uguale, dove le speranze sono miraggi.
Se solo parlasse la pelle, sarebbe tutto più facile.
Se solo ti stendessi su me e mi vedessi, e non dovessi più temere, tutto ciò che serve, che manca, che non risolvi e non so cambiare.
La musica pompa il sangue, respiro e canto.
Non si può rifare, mai niente, tutto è segnato e scritto.
Nulla rimane lo stesso e tutto può cambiare.
Posso affrontare tutti gli ostacoli, saltarli e passarci sotto e ti do la mia parola che li prenderò a calci, per andare avanti.
Non so scavalcare i muri che hai eretto intorno e la spazzatura che non vuoi gettare via.
Sempre a un braccio da te, non sei il mio migliore amico e non capisco che amore puoi significare.

Clear water


L’immagine è sbiadita nella mente. Un caffè per dimenticare, per sopportare.
Potessi cancellare qualche riga, riscrivere un capitolo della mia vita!
Un errore e la strada è presa, la paura ricopre di nebbia ogni sentiero e ti ritrovi nel mezzo e tutto il resto è già mangiato, macinato tempo fa.
Dov’ero nel frattempo?
No place to hide.
Ho le tue impronte sulla testa, ancora calde.
Mi scende la pazienza, si squaglia in terra.
Non credo a nessuno, tu che alzi la testa, vuoi scommettere che non mi interessa della tua minestra, la solita solfa da riscaldare?
Lasciami stare: Me, Myself and I abbaimo altro a cui pensare.
Hold on to me, ‘cause I’m feeling unsteady, puoi capire?
Non temo nessuno. te lo puoi ficcare in testa.
Si può arrivare al punto in cui non devi immaginare gli altri nudi, come dicevano nel telefilm?
Non sono nudi, sono solo umani, mi pare di avere capito finalmente, come una folgore in fronte, nulla da invidiare a Harry Potter, mi segui?
Siamo nella giungla, follow me!, carne e ossa, nervi e tendini schioccanti, il sangue pulsa nelle vene, che tu sia Hollywood o small village, tutti devono pulirsi il sedere, porta pazienza.
Sono le idee, grandi, il talento che mi spaventa, mi apre e mi piega le ginocchia, quello ha valore, mi fa chinare la testa e rabbrividire.
L’energia, la chimica, lo sguardo di chi viaggia tenendo il volante.
Scendi che guido io adesso!
Sei sei il nulla non mi importa cosa appendi al muro o che veste metti, non mi importa davvero.
La gente offesa è sola, con se stessa e parla con gente sola che pensa a se stessa.
Alza il volume che possa ricordare chi sono e cosa penso, lascia che mi perda ballando da sola, così so chi sono mentre canto a squarciagola.
Tu stai lontano, pensa alle tue cose, mentre cammini nella tua nebbia, io rivedo i colori.
Sono accecanti, perché io non ho visto più.
Non mi importa di essere perfetta, non mi importa che tu lo sia, voglio solo che il tuo odore sia felice.
Morire è l’unica certezza, lo so e non credo mi spaventi. Tutto finirà, siamo fragili. Non dovremmo spaventarci proprio di questo, ti pare?
Perciò, non so quando, ma lo so con certezza e vorrei lasciare qualcosa di me a questo mondo così carico e ingombrante.
Un colore sincero.

Nella verità c’è tutto ciò che non rimane


Ti regalo uno scorcio di paradiso, un piccolo frammento di solletico, di viscere aggrovigliate.
Mi sostengo su pilastri di foglie secche, rami spezzati e speranze disattese, ma… resto in piedi.
Guardo il mondo da dentro, guardo la gente da fuori e mi ritrovo fuori centro.
Piccole sottigliezze che non colgo, stupide meschinità da svelare, con un colpo di vento.
La verità, la ribellione alla menzogna è un potere che bombarda, la prima libertà negata, in ogni contesto e pubblica comunione.
Io contesto.
Contesto e non polemizzo, contesto e non mi faccio strumento, chiedimi e avrai solo verità, tanto che mi spaventa.
Chi sei allo specchio? Chi sei tu, donna?
Abbraccio gli oneri e le responsabilità come la ruota che gira e girando porta la vita in moto.
Vivo tra le parole, tra le immagini che la mente disegna a capriccio. Sono io, mi puoi toccare, mi vedi tra i sospiri, le attese e le emozioni che premono?
Solo il tempo, il tempo che porta via, che trascina e volta le pagine… non torna indietro, nessun istante.
Il domani è lì, immobile ondulante nel sua fissità, inafferrabile e prevedibile, traditore sempre. Sorprendente, a volte.
Ho giocato le mie carte, male. Le ho giocate e non sono capace. C’è chi alza un sopracciglio, chi si morde le guance e io sto lì, composta e sorridente, a meno che non incominci a borbottare stralci di sincere imbarazzanti elucubrazioni.
Allora, portami via, portami un po’ lontano da me, da te e da loro tutti, che non voglio dimostrare nulla di me, non capisci che non me ne frega niente?
Fammi dimenticare noiosissime faccende quotidiane, le lotte senza vincitore.
Dov’è il sorriso che si è perso e le antiche risate?
La passione sfuma e si disperde nel soffio di troppe menzogne, piccole, sì, piccole, ma feriscono di meno?
Nel cuore solo canzoni e cieli aperti, due occhi in cui trovare un senso.
Scrivere, battere sui testi e gettare un po’ di vento fuori da questo cervello.
Un prurito da grattare, una sete da placare, sensi assopiti che chiedono di bruciare, bruciano tra le parole, tra le storie mai vissute, o in parte, o chi lo sa.
Non c’è modo migliore per restare che vagare lontano, senza recinti, senza muri che contengano.
Sarò in pace, un giorno riposerò col resto del mondo il sonno senza ritorno, sarò allora la moglie, la madre e un’immagine irreale da mostrare.
Le mie parole saranno dimenticate, i miei sogni perduti. Le mie storie orfane saranno abbandonate nell’oblio del futuro e chi mi avrà mai conosciuto?
No, sono sicura che non mi ami e questo mi disamora.

Porte chiuse, vite sospese


Ci sono porte nascoste,
tra i pensieri serrate,
gli usci protesi
oasi sospirate.

Ci sono varchi sospesi
su vuoti immensi,
sostare o saltare
sul limitare il passo.

Porte aperte e varcate,
vite perse o mancate,
passaggi sul nulla,
irraggiungibili eterni.

Chiavi strette in pugno,
passeggio e le sfioro,
ricordo e sospiro,
l’ipnotico vuoto.

Stillano gocce dal palmo,
sulla scia buia
cremisi schizzi umidi
da calpestare.

Non sono da mostrare
le porte dell’anima
da celare in petto
l’attesa di un gesto.

Non c’è il tuo volto
non c’è il tuo passo
sulle chiazze rosse
del cuore aperto.

Una moneta di rame


Una moneta di rame, sul tavolo della cucina.
Il sole fa capolino dalla finestra aperta.
La moneta di rame sembra così bella, preziosa come un campo di grano che nuota nel vento.
L’odore dell’estate pervade l’ambiente, una lacrima ha valore anche quando non c’è testimone.
Ho perso il sonno nei sogni spezzati, ho perso la strada verso il mio cuore.
Stringo le braccia per non cadere, mi tengo unita per esistere.
Il sole mi schiaccia e la vita mi chiama.
Una moneta di rame sembra preziosa.
Una preghiera cade nell’immenso celeste.
Aiutami, aiutami e non lasciarmi sola.
Troppo rumore in una bocca che parla, portate via da me le parole che non so prendere.
Ho i pensieri che riempiono la mente, come fiori che sbocciano, popcorn che scoppiano.
Una moneta di rame tra le mie dita, piccola la vita .
Preziosa.

Sgranocchiando delusioni


Viaggio sola, cinque minuti e l’auto scorre , la musica bassa, perché a te non piace… perché?

Sono sola, perciò alzo il volume e il sangue risponde e prende a pompare, le vene che vibrano.

Slow motion, osservo con distacco le persone, pare un video musicale, un gioco, sono solo persone.

Un po’ mi spaventa e un po’ di più mi attrae questa possibilità di guardare senza sentire, senza essere parte del quadro.

Perché non ti piace la musica? Per non sentire, per non godere dentro?

Il sesso è un impulso del momento? Io insisto a pensare che la massima eccitazione sia il preludio, il cercarsi, lanciare una corda che sempre più tesa fa torcere le viscere.

Ognuno ha il suo pensiero, c’è chi fugge qualsiasi aspettativa, chi non regge il gioco e basta un’erezione per far sesso.

I pensieri viaggiano da soli e non mi va di ingabbiarli; la stanza buia per me a volte è un rifugio e il sole un isterico grido sparato in faccia.

Colleziono le sensazioni come monili preziosi e sempre più spesso mi scopro intollerante verso l’inutile spesa di parole vane.

A volte, ne sono certa, mi beccano. Sento i miei muscoli facciali immobili e so di avere uno sguardo vacuo e in quel momento mi correggo: sbatto le ciglia e partecipo all’argomento. Sono troppo educata, no. Mi dispiace davvero che io sia così annoiata, non è colpa di chi mi sta di fronte.

Basta, sento il tempo, va, va via in ogni istante la mia vita, si sgancia da me e io ho rabbia.

Ho accettato troppe cose che non volevo: per pigrizia, vigliaccheria e ignoranza. Insignificante, ciò che sono e per troppa onestà verso me stessa, so essere vero.

Volevo quei monili preziosi, quelle emozioni che non capisco perché ci neghiamo.

Dico sempre che amarsi è l’unica cosa gratuita e non si esaurisce, eppure, pare impossibile.

Darsi, cercarsi, desiderarsi è impossibile. C’è troppo altro a cui dobbiamo votarci. Se potessimo tutti smettere di distrarci, immagino crollerebbe tutto un sistema, un’impalcatura che regge il pianeta.

Chissenefrega di gadget e mazzi vari, se a casa puoi giocare tra le braccia di chi ami?

Anche lì, gadget a vendere… ma che te ne fai di sex toys se non c’è la devozione? Se non c’è uno sguardo profondo che incendia dall’interno? Un’erezione e una buona lubrificazione… sono amore?

Voglio ribellarmi a tutto questo, questa vigliaccheria di non farlo seriamente l’amore! Senza ridere e mascherare l’imbarazzo di non sapersi spogliare l’anima, senza quello sguardo non è eroticamente corretto.

Il tempo scorre e il mondo con esso, o forse dovrei dire che la gente si affanna dietro un pallone che corre, ma non sa che la strada è in discesa, perenne.

Passi all’alba


l’alba tra le strade inglesi,
odori stranieri,
battiti in corsa,
e cercare
un freno
per stare
per vivere
un’emozione nuova.

Ho camminato per quelle strade all’alba, da sola, quando i passi sono soli,
quando i contorni non hanno colori e tutto sfuma in un tenue bagliore.

Ho provato paura, timore, l’emozione intensa di vivere e rischiare,
di esserci al di là di chi ti aspetta o dimentica,
ho sperato di trovare pace a quel battito e non perderlo nell’ombra.

Raramente ricordo di quell’ora unica, quel tempo folle immobile,
la pazzia di sentirsi vulnerabile e voler vincere la paura,
mentre il mondo si sveglia dai sogni e tutto rinnega.

Forse in quell’istante gli sguardi sono aperti e tutto si mostra,
forse i contorni sono reali e gli odori cantano
tutto ciò che scorre e gira intorno.

Passi che mi calpestano l’anima
ancora e ancora.