Mal(incon)ìa


Malinconia è il senso di perdita,
tornare a un luogo,
a un dove di nebbia.

Malinconico il mio cuore
che aspetta e stringe
un impossibile dolore.

Nostalgico abbandono,
i sensi in allerta,
mani aperte sul vuoto.

Una brezza lontana,
un odore antico
risata argentata.

Sarà il volto perso,
il calore di un corpo,
un altro universo?

Malinconia è la certezza,
dell’unico amore
l’immutabile perdita.

La corazza


spessa, ti riveste
di stracci e calcare,
la tua armatura
ti copre, protegge

pensavo

fossi tanto più
in fondo, dentro
un uomo intenso,
pensieri nascosti

sbagliavo

sei debole, fragile
di ossa pallide
nessun sentimento
vacuo pensiero

capisco

adesso ti vedo,
esterna baldanza,
tu sei la corazza,
nel tuo deserto

sei perso.

Memorie morte


Quel buco sul muro va chiuso.
Lo sguardo bordato che cade
Su giorni che annegano ieri
e non tornano, si scordano.
L’occhio cerca un immagine
che il cuore rifiuta e cancella.
Non si è più, si muore di sé
le spoglie di ieri sepolte.
Allora, chiudo quel buco
e vi poso un fiore, per me.

Impegno mantenuto, sentimento perduto


20130113-104429.jpg

Né fulmine né saetta, affezione.
Una pulce da scacciare, da disprezzare e non c’è comprensione.
Nel tuo sguardo il mio sconcerto.
Un unico sentimento universale. Il rancore globale.
Parole soppesate, trattenute e poi lanciate, con la potenza del baseball player seriale.
E io ti osservo senza sperare, mentre l’anziana sorte penzolandoti sul capo festeggia..
Forse torna, adesso, il prodigo figliuolo da bacchettare.
Poi mi volto e quegli occhi mi tengono, perle d’amore a cui dare il mio sostegno.
Resto fedele al focolare, per amore materno, mentre scolo bottiglie immaginarie e brucio i polmoni di fittizie sigarette.
Dondolando con piede malfermo la sedia che oscilla di fronte al rogo spettacolare di un perduto sentimento.

Goodbye my faith


angelo ali fotografia immagine

Sorridere e soffrire nello stesso momento, capita a tutti. A me in quest’anno spesso, troppo spesso, e mi accorgo che il sorriso mi si spegne quando la stanchezza mi satura e cedo, mentre sorrido guardo chi ho di fronte e penso, ma chi se ne frega e di punto in bianco so di cambiare espressione in una mutazione schizofrenica, ma sono finalmente io. Stanca, di quel dolore che penso non andrà mai via, di guardare due occhioni e chiedermi se capiscono che dentro mi stanno lacerando, ho paura allora di far più paura io.

Non tutto va come si spera, quasi mai, eppure ho avuto gioie che non pensavo, perché in fondo mi sono sempre sentita marchiata, non serve andare a chiedersi perché. Se ti senti marchiato ti aspetti che la vita ti faccia lo sgambetto sempre, proprio sul più bello. Temevo di non potere mai avere ciò cui più tendevo, ma ho avuto, con lacrime, grida, rabbia, paura, sofferenza mordace, ho avuto, e allora? Ciò che ho perso quando ci ho sperato, un ultimo miracolo non chiedo altro, mi ha scavato dentro, due volte, per due volte una benedizione e altri due rintocchi a funerale.

Due sì, due no.. è andata bene, per chi porta il marchio sull’anima.

Anche il bue più mansueto può scattare. la rabbia è un buon alleato per reagire, per muovere le gambe e tirare il carro, ma ti logora dentro, ti consuma e non lascia chiudere i lembi aperti.

Tutto qui, due occhioni per ricordare, sorridere e morire un po’ e ancora domani e un altro giorno ancora.

Ringraziare il cielo di tutto cuore per ciò che di più bello mi ha donato e uno sguardo in terra a celare le lacrime per un buco dentro che si nutre di dolore.

goodbye sweet honey, goodbye my faith