Vita


un taglio netto, inciso sulla pelle,
un sorriso sghembo
una lama che lacera e apre
parole di plastica che bruciano
l’odore è acre.

l’abisso fumoso intinge le vesti di inferno
volteggiando si cade
più in alto di ieri
nel mondo capovolto
si vola

case, cose, città di carta e fiamme di ossa,
volando si cade su
chi muore ricorda
e rimane affisso
sulla porta

l’uscio si chiude e tutto si scorda
di giochi, di brame
voglia di te
l’oblio lava
e culla.

non resta che il sogno e il bardo
il canto e l’illusione
la festa e il terrore
tra vita e morte
l’attesa.

Il vuoto contorno del cuore


viaggiano sui sogni più alti,
sussurri inuditi,
gemiti inespressi,
fremiti persi
nell’attesa,
abbandonati.

incolmabili distanze,
ti guardo in silenzio,
non c’è ponte
sullo stretto
che scorre
e lento ci muore.

l’ansia mi assale,
è il mio segreto,
fra gli altri,
nello scompiglio
claustrofobico,
empirico cassetto.

rido e sospiro,
sono il caso clinico,
modello perfetto,
il vuoto che trae
abbraccio ferito,
tutto rigetto.

non mi conosco,
non ti voglio,
mi rinnego,
fai male,
così male,
diluvio infernale.

mi muovo su note,
scorro tra parole
di dolore,
bisogno,
lucido cuore
laccato su vetro.

Radici esposte


tremule come foglie,
radici in balia
non terra
né sabbia sterile,
solo vento
che spazza
e spazza via
sogni e memorie
ho perso la scia
da dove e verso che…

graffi tra le fronde
pece sui tagli
muschioso
odore umido,
irrompe
scuote
tutto copre
il battito sopito
un volto inciso
sulle radici esposte

corteccia di crepe
mosaico in scaglie
animo mobile
in linfa che scorre
tutto travolge
ogni brezza
un fremito
ho solo memorie
fragili scorci
di terra che copre

e il vento soffia forte

La bestia nera


Tutto s’impregna di niente e scuote le mura di un animo chiuso,
tremano come foglie nel vento gli ultimi sprazzi di sentimento.
Spinge il Buio le porte, vibra nel petto e smuove , butta e rigetta
schiacciando come falene stordite l’ultimo bagliore di Amore.
Fatelo uscire, fatelo uscire, per carità! E’ furore che annienta!
Caduti gli argini, sarà tempesta: nessuna speranza si salverà.
Le fauci come tenaglie, mi azzanna, mi lacera e sbraita, latra.
Ho l’animo esangue e la volontà di implodere stretta alla Bestia.

Immobile fuggire invano


Straordinario è per me l’ordinario,
Io stabile nel quotidiano.
Ogni parete che mi sorregge freme,
ad ogni passo allungo lo sguardo,
corro lontano, scappo,
col pensiero evado.

Non è straordinario?

Resto e conto il tempo slittare,
non è che uno sfiorare la mano,
guardo l’orizzonte come allora,
una meta all’infinito,
troppo doloroso sperare
un bagno di luce.

Abbasso lo sguardo e aspetto.

Che il mondo finisca con me,
che io svanisca tra i giorni cupi?
C’è tutto ancora, dentro stipato,
ho solo capito la nozione:
ogni donna ha il suo dolore,
ogni uomo un portone .

C’ero, da qualche parte, in qualche dove.

pulviscoli


E’ nel ventre che vive e si espande la tenerezza.
La furia nella testa, nel petto l’incertezza.
Sulla pelle scrivi e riscrivi la mia storia.
Ti piaccio silenziosa, fuori dal mondo, sospesa.
Un bacio posato sulla spalla mi consola, mi appassiona,
ogni certezza è una bandiera esposta?
Meglio il nulla della marea impietosa,
meglio sola che in balia della corrente.
Eppur non so isolarmi, non so guardarmi
in assenza di te.
La vita altrui racconta: c’era una volta…
e parla di me.

La corazza


spessa, ti riveste
di stracci e calcare,
la tua armatura
ti copre, protegge

pensavo

fossi tanto più
in fondo, dentro
un uomo intenso,
pensieri nascosti

sbagliavo

sei debole, fragile
di ossa pallide
nessun sentimento
vacuo pensiero

capisco

adesso ti vedo,
esterna baldanza,
tu sei la corazza,
nel tuo deserto

sei perso.