risvegli e incubi


i tuoi occhi
oltre me
vivono
lontano,
da me

mi batto il petto,
grido
mi graffio
scalpito
piango

come fosse
normale
spazi (tu),
nel mondo
ti basti

nel buio sento
braccia forti
strette
al mio petto,
fantasmi

parlo,
non senti
guardo,
non vedi
lascio

ciò che ero
non sarò,
il cuore spento,
un fioco
desiderio

non si cancella
non si riparte
solo avanti
a spinte,
a inciampi

errori?

sogni grandi!

per umani

piccoli

nulla

di carne

sangue

e ossa

troppo

fragili.

Biografia agra d’un cuore sbiadito


E se non fosse raggiungibile, che almeno sia speranza: così ch’io possa trovare conforto nell’idea d’un calore, nel sogno etereo d’un abbraccio, quello uno, per me sola.
Se non è e non sarà che io non sappia mai e mi illuda, credendo ferocemente, d’aver trovato e non capito: così ch’io possa fare e rifare la stessa matassa, senza sguardo volgere.
Se anche fosse ch’io possa aver capito, che mi si dia la forza di non cedere: così ch’io termini la tela d’una vita e che sia il mio tratto distinguibile, seppur non memorabile.

Le gemelle


Si guardano sempre.
Tenendosi per mano.
Scrutano, con le unghie scavate nell’anima.
Un ghigno malvagio, sotto le occhiaie cupe, si accompagnano.
Una ride di follia, l’altra geme il suo strazio e ondeggiando i fianchi cullano la vita.
Le puoi vedere, quasi toccare: sono affascinanti nell’indurti terrore.
Vuoi scappare e gridare il tuo muto sgomento, ma sai che non ti appartiene.
Sono mie, loro, il mio riflesso: ciò che sono e sarei stata.
La follia: il perduto treno, la vita che non si ricompone.
Si guardano e si tengono e sanno, loro sanno e tutto osservano.