Guai in vista-I racconti di Lara e Ruben.14-


Arrivarono curvi, dimentichi del tempo.
“Lara!”
“Ah! Ruben, ma che fai?”
Ruben stringeva Lara tra le braccia, dopo esserle corso incontro e averla sollevata da terra con sommo sbigottimento dei ragazzi che stavano rientrando.
“Ehi ragazzo, non ti sembra di essere un po’ grandicello per fare le feste così?”
Ruben posò Lara e la spinse oltre le proprie spalle, scrutò torvo l’altro: “Cosa vuoi? Dico sinceramente, chi ti conosce? Non sai chi sono, ma hai già deciso che non valgo il pelo di quella tua barba immonda.”
Rock sgranò gli occhi e si morse l’interno della guancia per non ridere, non c’era gusto a prendere in giro quel ragazzo, in fondo erano quasi coetanei.
“Immonda dici? Eppure pensavo di avere il mio fascino. Io non credo che tu non valga; a dire il vero non mi sono posto il problema. Non era mia intenzione offenderti. Cerca di capire che non è stato facile questo incontro.”
Ruben si ritrovò ad arrossire, cosa che detestava in assoluto: diventare di un unico colore la testa completa!Non aveva pensato, la gelosia, il possesso erano imperanti e non aveva pensato per un solo istante allo strazio dell’altro.

“Ok, sì. Tregua. Entriamo e mi spiegate dove diavolo vi eravate cacciati in piena notte, lasciandomi come un coglione da solo.”

Lara gli pizzicò il fianco e Ruben sussultò per poi voltarsi.
“Ciao. Ci sono anch’io, ricordi? Il tuo capo. Ora, se hai dato sfoggio della tua mascolinità, ti pregherei di smetterla di fare lo stronzo.”
Se possibile Ruben si fece ancora più rosso e fece cenno agli altri di seguirlo nella casa del minatore.
Rock allora scoppiò a ridere.”Troppa grazia amico mio! Mi inviti ad entrare in casa mia?”
A quel punto l’imbarazzo scaldò le orecchie di Ruben così tanto che lui affrettò il passo per non mostrare il volto.

Di fronte alla porta stava Gorgo sconsolato.
Una scossa lungo la spina dorsale preannunciò a Lara un presagio fosco.
“Parla Gorgo”
Il gigante si tirò le trecce scontento.
“Mi dispiace capo. Tuo fratello sta arrivando.”
Ruben guardò Lara:”Il predestinato ci ha raggiunti.”
Lei chiuse gli occhi, per un attimo sconfitta.
Rock le strinse il braccio confortandola con una lieve stretta:”Finalmente posso aiutarti.”

Rivelazioni-I racconti di Lara e Ruben.13-


Sarebbero mai arrivati?
Il freddo era intenso e per quanto fosse abituata a sopportarne la morsa, sembrava troppo, troppo da sopportare.
L’addestramento l’aveva temprata, ma non sapeva quanto il freddo potesse essere aggressivo quando le emozioni ti attaccavano dall’interno.

“Come sei arrivato qui? Voglio dire.. da quanto sei qui?”
Rock continuava a muoversi a passo marziale, le ampie spalle fendevano la notte, la sua sagoma imponente le ricordava quegli eroi che tanto amavano da bambini.
“Rock?”
“Eccoci.”

Lara si guardò intorno spaesata, troppo assorta nel tumulto delle proprie emozioni, non si era accorta di ciò che la circondava. Evidentemente si era sbagliata: si fidava ancora di Rock.
“Non c’è traccia di lavoro qui. Non avrei mai pensato che ritiraste tutto ogni sera. Sembra abbandonato.”

Rock proseguì fino all’imboccatura della miniera. Sospirò e voltandosi la inchiodò con lo sguardo preoccupato.
“A volte quel che sembra è. Dicono sempre il contrario e io me ne intendo di intrighi, ma ciò a lungo termine comporta l’incapacità di vedere semplicemente le cose per come sono.”
Lara sgranò gli occhi e inconsapevole mise i pugni sui fianchi, accorgendosi della posa si raddrizzò.
“Cosa intendi dire? Senti, mi sto stancando. Anzi, ne ho le palle piene! Non ho voglia di fare balletti di corte, andiamo al sodo una volta tanto!”

Rock emise un fischio, tra l’ammirazione e lo scherno. “Vedo che sta uscendo la tigre. Dimmi la verità: sei tornata te stessa, appena hai lasciato Città Sacra? La ragazzina che mordeva e scalciava allora non è stata soffocata dal bel musino che mi confondeva con tutte quelle moine…”
In un balzo Lara gli fu addosso. Si lanciò in un calcio rotante che lo sfiorò al mento, ma Rock era agile e scattante e le prese la caviglia cercando di farle perdere l’equilibrio. Lara fece perno sulla gamba immobilizzata e con l’altra gli colpì il braccio che la imprigionava, tornando libera con una capriola all’indietro.
Si squadrarono ansimando.
“Sei brava.”
“Lo so.”
“Riesci a tenerti allenata? Lo sai che ti danno la caccia.”
“Sono ancora la migliore. In assoluto. ”
“Meglio di me?”
“Meglio di te.” Pausa. “Te la cavi, per essere un minatore..”
Il ragazzo assentì con un sorriso a fior di labbra.
“A proposito di minatori, Safira. Lara! Come ti dicevo, qui è come sembra.”
“Vuoi dire che non state lavorando? Avete abbandonato tutto? Rock, perché?”
Lui sbuffò e si sedette sul terreno gelido appoggiando la schiena sulla parete della miniera.
“Non c’è più niente da estrarre. Tutto esaurito. Quelli che hanno provato a scavare più a fondo sono morti, laggiù crolla tutto, non facciamo in tempo a rinforzare le pareti. Sembra una montagna di sabbia ormai.”
Lara scivolò al suo fianco, era spaventata, spaventata sul serio.

“Come faremo adesso? Questo non ci voleva, non pensavo fosse possibile, non adesso!”
Rock le sfiorò la spalla con la propria in un gesto di incoraggiamento che la confuse ancora di più. Non pensava di provare quelle emozioni, in quel momento poi: era sbagliata.
“Da quanto?”
“Da troppo.”
“Mio padre l’ha taciuto, è strano. Impensabile. Mi ha mandata in Missione sapendo che non c’era più járn galdur. ”
“Non lo sapeva.”
“Impossibile! Non è mai successo niente del genere dal Figlio Primo! La Federazione è rimasta stabile grazie al Primo Governatore. L’unica cosa che ha mai contato per ognuno di loro è stata la Federazione. Da millenni Rock.”
Lui le prese il mento per cercare i suoi occhi, sembrava distrutto. “Non era mai successo che un Predestinato fuggisse. Non era mai successo che il Primo Governatore avesse una figlia. Conosci il Mito.”
“Come potrei non conoscerlo?” fece un verso sprezzante “Mi ci hanno cresciuta, mi hanno disprezzata e temuta e l’unico che mi abbia amata, mi ha mandata a combattere contro l’Ombra, in un’azione eroica e suicida..”
“Non è l’unico che ti abbia amata” Lara sussultò. “E non permetterò che ti accada niente.”

Rock si rialzò e l’aiutò a sua volta, poi si incamminarono in silenzio.

Fiato di drago-I racconti di Lara e Ruben.12-


“Dobbiamo parlare.”

Lara sgranò gli occhi per lo stupore, era già in piedi, abituata a reagire subito.

“Vedo che sei stata addestrata bene, ma non devi temermi, lo sai vero?” Rock la guardava serio, con lo sguardo ferito.
Lara si rilassò e poi guardandosi intorno scorse Ruben acciambellato all’acciambellato a sua volta Brocco. Avrebbe mai imparato? Come poteva dormire così beatamente quando vivevano in costante pericolo?
“Di cosa vuoi parlare?”
“Non qui.” Rock fece un cenno allusivo nella direzione di Ruben.
Lara sospirò, consapevole che qualunque cosa da quel momento sarebbe stata terribilmente difficile da gestire.
“Dove vorresti parlare, Rock?”
Lui le prese il braccio e lo strinse più del dovuto, ma Lara non diede segno di fastidio.
“Dobbiamo andare alla miniera, devo mostrarti qualcosa. Lo farei comunque, perché sei a capo della Missione. Lo farei perché mi fido comunque di te sola.”
Lara non avrebbe saputo spiegare perché si sentì un gomitolo andarle di traverso. Probabilmente il senso di colpa. Un tempo avrebbe riposto la sua intera esistenza nelle mani di Rock e l’aveva fatto. Non era colpa sua se erano stati divisi, ma da allora lei era diventata più forte, sapeva contare sulle proprie capacità e aveva imparato a fidarsi solo di una persona: un ragazzo incapace di difendersi e troppo sguaiato. Assurdo il destino!
“Me lo devi, lo devi a Safira, fosse anche morta, glielo devi!”
“Andiamo, avviso Gorgo.”
Rock assentì e i due uscirono silenziosamente nel gelo della notte nordica.

“Capo, vengo con te.” Lo disse poco convinto in partenza, ma il suo istinto di guerriero fremeva.
“No, Gorgo. Rimani qui. Torno presto.”
Entrambi sapevano che l’unico motivo per quella decisione era là dentro addormentato, ma Lara non l’avrebbe mai ammesso e il gigante la rispettava troppo per metterla in imbarazzo.
“Rock, ricordo un tempo in cui eri un uomo d’onore. Non mi piacevi troppo allora, spero di avere un motivo per rispettarti al tuo ritorno.”
Rock sembrò quasi divertito. “Io devo il mio cuore a questa donna, del resto non m’importa, non gioco pulito. Sappi che con me Lara è al sicuro, lascio in cambio la mia vita.”
“La barba lunga non t’impedisce di cantare come lo strimpellatore di Grouse. Allora ci sto: mi prenderò la tua vita in cambio di un solo capello fuori posto del capo.”
Lara sbuffò e salutò Gorgo con un secco cenno della mano.
“Ecco perché gli uomini non hanno fatto un buon lavoro in politica.”

S’incamminarono avvolti da pesanti mantelli che i minatori confezionavano per i tempi rigidi.
Lara non riusciva a mettere insieme le parole, in più il freddo le affettava il respiro, condensandolo in fiati di drago.
“…così lo chiamavamo allora.”
Lara guardò Rock senza capire, non si era accorta che stesse parlando. “Cosa?”
“Sono così noioso? Tanto tempo e non ti manca la mia voce…” scrollò le spalle “ti ricordi da ragazzi? Tu eri una bimbetta fastidiosa e io mi divertivo a riempirti la testa di storie.”
“Certo che mi ricordo, non vivevo che per farti da ombra.”
“Già. Quando faceva freddo e tu osservavi il fiato che usciva dalla tua bocca eri così sorpresa e io mi divertivo a guardarti.”
“Non lo sapevo.”
“Allora ti raccontavo che il freddo addormentava i draghi nelle loro grotte sepolte e il loro fiato fuggiva per trovare cuori coraggiosi. Se alitando fosse uscita una nuvola di drago significava che eri un guerriero nato.”
“Fiato di drago e io alitavo convinta di essere un guerriero destinato a grandi imprese.”
Rock si ammutolì e aumentò il passo. Si fermò voltandosi e Lara si bloccò a sua volta.
“Non sapevo che fosse vero. Non avevo idea che la mia storiella fosse così vera.” Poi si voltò senza più parlare.
“Rock..” , ma il vento gelido disperse il suo fiato nella notte.

Il confronto tra Lara e Rock-I racconti di Lara e Ruben.11-


Ruben si sentì trafitto da una lama d’ansia affilata.”Safira? No, no amico ti sbagli, lei si chiama..”

“Zitto Ruben!” Lara lo squadrò furente e terrorizzata al tempo stesso, mentre quel minatore scuro osservava attentamente.

Ruben provò un odio sincero verso l’uomo, non era così ingenuo.

Gorgo sbadigliò rumorosamente. “Io mi apposto qua fuori, non tardate voi, domani siamo di partenza. ‘notte…. capo.”

I tre gli fecero un cenno di saluto frettoloso, mentre il gigante usciva faticosamente dalla casa del minatore.

Brocco si acciambellò tra i piedi di Ruben, gli lanciò uno sguardo acuto, di umana comprensione e Ruben si sentì uno stupido, un fallito.

Il loro ospite si sfregò la barba pensieroso, guardava ora Lara, ora Ruben, nel silenzio greve.

“Rock, io..”

“Dunque, sei in Missione? Alla fine c’è riuscito? Si gioca l’unica figlia, mentre il figlio è svanito nell’Ombra ?”

Lara si mosse inquieta sullo sgabello spartano. “E’ una situazione unica e grave, non ho più saputo nulla di te, io non dovrei neanche esistere, e non mi importava molto a quel tempo, tanto valeva spendersi per la Missione.”

“Io non sono sparito, sono stato cacciato, e tu sai che t’avrei ritrovata, a costo della vita.”

Ruben fremeva, ma voleva assorbire ogni parola per capire meglio.

“Non capisci che io pensavo che tu fossi morto? Mi hanno portato i tuoi vestiti insanguinati e il giorno dopo mio padre mi ha offerto come penitenza la Missione. Io sono diventata il migliore guerriero della Federazione. Volevo vincere e poi t’avrei seguito.” Lara aveva un’espressione addolorata, poi d’un tratto si infiammò ed esplose:”Si può sapere come mi avresti trovata a Haper? Sono io che ho trovato te, io mi sono data un obiettivo, ma tu qui, come pensavi di cercarmi?”

Ruben sorrise impercettibilmente, il nemico stava perdendo terreno.

“Dei vestiti insanguinati non fanno un cadavere Safira. O come dovrei chiamarti adesso? Se hai fatto giuramento ora avrai un nome nuovo.. Io sono qui in attesa di muovermi, sono un reietto e non dovrei neanche stare così vicino a Città Sacra, ma non sono riuscito a mettere altra distanza tra noi. Mi hai dimenticato, è questo che ti fa infuriare: che io ti sia tra i piedi? C’è un Generale della Guardia Sacra che ti attende?

Ruben si offese terribilmente: quel tizio non aveva pensato neanche per un istante che lui potesse essere l’uomo di Lara, o Safira..!

Lara strinse le ginocchia tra le mani, le nocche bianche, le braccia contratte. La sua bocca era una linea dura, lo sguardo rivolto al pavimento. Alzò il mento, estrasse un sospiro e la sua voce tornò quella del Primo Guerriero.
“Il mio nome è Lara, sì.. Lara. Sono il Primo Guerriero, la mia Missione non prevede fallimento, ma promette vendetta. E’ altamente probabile che io non sopravviva a tutto questo. Non c’è anima viva che mi attenda altrove. Io sono mia, non ho altro da aggiungere. Safira è morta quando ha ricevuto le prove della tua morte.”

“Safira…”

“No! Puoi vivere di ricordi, cullarti nel sogno di un passato che non ha presente, e non conosce futuro. Ti consiglio vivamente un nuovo nome e un nuovo progetto di vita.”

Rock rimase sgomento, le labbra socchiuse, lo sguardo ferito.

Ruben non si tenne più: “E che cazzo! Brava Lara, sapevo che gliele avresti cantate!”

Lara si voltò verso il ragazzo, si era scordata che ci fosse anche lui, all’improvviso si sentì nuda, imbarazzata del suo passato esposto, ma non fece in tempo a replicare che quello le saltò addosso, la strinse forte e le schioccò un sonoro bacio sulla bocca.

“Ruben!”

Il ragazzo sorrideva, gli occhi azzurri di un cielo lontano erano rivolti su quelli dell’avversario: scuri come il caffè.
“Vedi, amico, tu conoscevi forse una certa Safira, io non l’ho mai incontrata, ma Lara, questa qui, è mia. Nessun generale, bello, solo il meglio sul mercato per la mia donna: io!”

Lara non si tenne più e scoppiò a ridere fragorosamente, rovinando il momento solenne di Ruben e trascinando con sé anche il suo antico amore.

Fuori dalla casa del minatore scuro, un gigante disteso sullo sterrato, aprì un occhio, restò in ascolto e poi sorrise. Tieni duro ragazzo.

 

Il ritorno di Ruben-I racconti di Lara e Ruben.9-


“Lara?”

Ruben s’incamminava tra vicoli bui, l’aria che s’infiltrava era gelida e lui si strinse nella sua casacca incurvando le spalle per proteggere il collo.

Si chiedeva dove fossero, sperava che fossero insieme, ma non capiva dove fosse lui, né come vi fosse capitato.

Quel posto gli dava i brividi e il freddo c’entrava poco.

Si sporse per sbirciare tra i vetri sporchi e scheggiati di una casa stretta e scalcinata, accerchiata dalle altre, in cerca del proprio misero spazio.

L’interno dell’abitazione era desolante, con l’aiuto di una debole luce lunare Ruben vide tutti i mobili gettati alla rinfusa, le ragnatele gli indicavano l’abbandono e il fatto che tutto fosse rimasto lì, seppure nel caos, suggeriva la fuga dei proprietari in tutta fretta.

Le case seguenti riproponevano lo stesso scenario e Ruben cominciò a sentirsi seriamente minacciato da qualcosa di ignoto.

Camminava aderente i muri esterni, con passo felpato, aspettando di sbucare in qualche piazza, in qualche spazio aperto.

Camminava e sbirciava e il freddo lo percuoteva dall’interno, riducendo le sue ossa ad alberi spogli che soccombevano al vento invernale.

Non capiva come mai non ci fosse anima viva, non riusciva a spiegarsi dove fossero i suoi amici, e non aveva nessuna intenzione di soffermarsi su Lara, sul suo viso, sul bisogno di lei che rischiava di soffocarlo.

Si fermò quando guardando ancora una volta attraverso il vetro capì che le case erano tutte copie l’una dell’altra, anche la posizione in cui i mobili erano gettati all’aria era la stessa, le ragnatele erano nello stesso punto, della stessa dimensione.

Cadde in ginocchio e si scompigliò i capelli ramati. Una risata folle lo colse alla sprovvista e si spaventò ancor di più riconoscendo la propria voce sguaiata.

“Ah, che cazzo di scherzo è questo! Laraaa!! Gorgooo!! Uscite fuori subito! Questa me la pagate chiaro? Non è divertente, capito?”

E mentre gridava e rideva, lacrime calde gli solcavano il volto, rigandogli il viso sporco.

Sembrava un pagliaccio triste, di quelli che dipingono con la sigaretta in bocca e gli occhi iniettati di sangue.

Pestò i piedi e graffiò il terreno disseminato di ghiaia con le dita, raccogliendo i sassolini.

Si alzò e lanciò i ciottoli contro un vetro “e ora non è più uguale agli altri !!”, poi corse per qualche metro e lanciò altri sassi contro un altro vetro. Ormai certo di essere solo al mondo, provò ad aprire la porta che era chiusa, ma non aveva serratura.

Si sentì innondare da una furia cieca, quella furia che nasce dalla perdita di tutto e prese a colpire la porta a calci.

“Laraaaa!! Ho capito, ho capito, ho capito..” e crollò giù.

Si voltò verso il cielo troppo compatto per essere vero, con le stelle equidistanti, in un disegno così preciso da fargli salire i conati di vomito dallo stomaco.

“In che incubo mi trovo? Forse è un mio incubo d’infanzia?”

Steso con le braccia e le gambe aperte apriva e chiudeva i palmi verso l’alto in cerca di concentrazione.

Cercava la calma che Lara tante volte aveva cercato d’inculcargli durante l’addestramento, lentamente riuscì a placarsi.

Chiuse gli occhi per entrare in sé e cercare la risposta. Visualizzò una bolla e cercò di farla avvicinare sempre più, finché si senti avviluppato. Ora si sentiva più sicuro, come un bimbo nel grembo materno.

Da lontano gli giungeva un suono trainante, una melodia struggente.

Era un canto che conosceva, un ricordo d’infanzia, la voce era dolcissima, e si rannicchiò sul fianco abbracciandosi le ginocchia.

“Mamma..” sentiva la bolla fluttuare nello spazio onirico, mentre la voce si faceva più limpida e vicina.

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Lara riposava per disperazione di accumulo di sonno sul petto di Ruben: non c’era stato verso di convincerla ad allontanarsi da lui. Gorgo era molto preoccupato, il sortilegio che aveva colpito il ragazzo era potente e solo di rado aveva sentito che qualcuno ne fosse uscito. Solitamente il malcapitato restava intrappolato tra i sogni senza possibilità di nutrirsi, fino all’esaurimento fisico che lo portava a morte certa.

Il gigante si era allontanato poco e solo per procacciare cibo, controllando l’impellenza di continuare il viaggio, troppo consapevole dell’importanza di arrivare per tempo.

Brocco cantava quella nenia da quando Ruben era caduto nel sonno stregato, la cantava sempre anche nel sonno.

Lara si sentì stringere e d’impulso strinse Ruben più forte, premendo la guancia sul suo petto per sentire il suo cuore palpitare forte.

“Ciao bellezza.”

La ragazza scattò seduta coi palmi sulle spalle di lui, incapace di rinunciare al contatto.

“Ruben, sei sveglio?”

Il ragazzo rise sornione. “Non ne sono certo, se ti dico che stiamo sognando, cosa potremmo fare?” le disse con un sopracciglio alzato.

“Oh Ruben, sei il solito stronzo!” e si gettò su di lui singhiozzando senza pudore.

Nuove svolte per Ruben-I racconti di Lara e Ruben.8-


Ruben si sentiva tirare, strattonare.. “Sveglia Ruben, sveglia!”

Non era giusto, uno fa appena in tempo a chiudere gli occhi e c’è qualcuno che ti dà un compito da svolgere o ti obbliga a rimetterti in marcia!

“Sveglia Ruben, sveglia!!”

“Lara dai, un attimo ancora, dai, non ce la posso fare..” si girò dall’altra parte.

Lara lo prese per il mento e Ruben non poté evitare di aprire gli occhi.

Restò interdetto. Lara lo guardava in modo strano, le pupille dilatate in quel verde che ora si era fatto cupo.

Ruben sentì che la terra vorticava sotto di lui, era sicuro di cadere in picchiata eppure il suo corpo era immobile, steso sul giaciglio di fortuna.

Lara lo guardava in silenzio, poi, con sua sorpresa, gli accarezzò il volto. Le dita sottili lo sfiorarono con delicatezza, prima la fronte, le sopracciglia, poi le guance asciutte e infine le passò avanti e indietro sulla bocca come fossero piume.

Il solletico lo obbligò a passarsi la lingua sulle labbra e lei di rimando leccò le proprie.

Ruben non sapeva cosa pensare, era ipnotizzato dalla bellezza di Lara.

Le sue lunghe ciocche corvine le ricadevano dalle spalle e lui ne sentiva la pienezza sul petto.

Senza consapevolezza di ciò che si apprestava a fare, ne prese una tra le dita, saggiandone il peso e la portò al viso, incredulo del profumo che pervadeva la sua chioma folta.

Fu irresistibile baciarle i capelli e colto da un impeto misto a commozione le prese il volto tra le mani avvicinandolo da avere il naso a contatto col suo.

Il fiato di entrambi si fece più corto, mentre lei appoggiò le mani sulle sue spalle per sorreggersi.

Lui sfiorò il suo labbro inferiore con la lingua e la sentì tremare sorpresa.

La guardava occhi negli occhi, deciso a non permetterle di evitare il suo sguardo.

Attese.

Lei si avvicinò impercettibilmente, stringendogli le spalle per incitarlo, ma lui aveva il gioco in mano e attese.

Lara sospirò piano, premendosi contro il suo petto in un gesto che non immaginava producesse tanto turbamento in Ruben, ma lui, con tenacia illesa restò a guardarla, sollevando un sopracciglio col solito sorriso beffardo.

La vide che soffriva, il suo orgoglio le comandava la fuga, ma negli occhi lui capiva già la sua resa.

Lara stavolta gli conficcò le unghie nelle spalle, per vendetta, ma perse clamorosamente quando incerta posò le labbra morbide sulle sue. Ruben si trattenne, perché la voleva da troppo e l’avrebbe di getto rovesciata in terra, soverchiandola di peso, premendo la sua impazienza pube contro pube, stringendole i fianchi, leccandole il collo, assaggiandola e mordicchiandola impaziente, ma… Lara, era lei, non poteva.

Le carezzò i capelli con dolcezza, mentre le leccava le labbra con delicatezza. Lei ripeteva i suoi gesti rapita,con gli occhi che gli chiedevano pietà. Giocò con la sua bocca, mordicchiandola, succhiandola e le diede piccoli baci leggeri tutt’intorno, finché fu lei che premette sulle sue labbra e dopo avergli dato un morso un po’ più forte di quel che si aspettava, gli invase la bocca, con prepotenza.

Allora Ruben non poté ragionare ancora, quanto si poteva pretendere?

Rise tra le labbra di Lara e le gremì i fianchi con forza, con un colpo di reni la girò e con la solita aria scanzonata le sorrise vittorioso. Per risposta Lara si avvinghiò con le gambe ai suoi fianchi lanciandogli uno sguardo di sfida.

“Sfacciata!” si gettò nell’incavò tra collo e spalle e aspirò l’odore unico di Lara, perdendo la ragione.

La baciò con una disperazione che non immaginava nemmeno potesse scalfirlo.

La strinse forte, per non lasciarla andare, mai.

“Ho vinto, sei mia!”

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Gorgo si avvicinò a Lara e la cinse per le spalle cercando di confortarla.

“Da quanto va avanti?”

Lara si strinse le braccia al busto sconsolata: “Sono tre giorni.”

“Che facciamo?”

Lei lo guardò con orrore e poi con rabbia, non aveva mai litigato con Gorgo, ma la paura era tanta.: “Che facciamo? Niente! Vuoi lasciarci, vai! Non ti trattengo, non ti obbligo, io..”

Gorgo la strinse al petto mentre lei crollava, per la prima volta,e pianse come un bimbo a cui venga tolta l’infanzia.

“Ce la farà, lo so, è una canaglia tosta, figurati che ti lascia in pace.”

Lara guardò ancora una volta in direzione di Ruben.

“Non c’è modo di svegliarlo, è sotto sortilegio. Se mi avvicino mi stringe e muove le labbra, ma non capisco cosa dice. Non so più che fare, le mie erbe non funzionano.”

Rimasero a guardare Ruben, come se potesse aprire gli occhi grazie alla loro disperazione.

Il nuovo amico peloso di Ruben, che aveva deciso di chiamare Brocco con la solita ironia, si mise al suo fianco.

Lara pianse calde lacrime quando Brocco, spirito protettore emise una nenia dolcissima, che andò avanti per ore.

Forse c’era una speranza, se Ruben avesse capito di non trovarsi in una dimensione reale, forse avrebbe lottato per tornare.

Ruben e Dan


Ho passato i miei momenti dietro a Ruben e non vedo l’ora di tornarci, ma devo attendere la fine dell’estate, perché troppa gente, troppi intrecci e non posso ingarbugliarmi da sola, braccia e gambe!

Ora Dan sta uscendo fuori e da scontroso se la ride pure! Un tantino irriverente, gli si sveglia l’ormone al ragazzo e pure la moto! Lasciamo perdere..

Sono innamorata del suo botolo, e che!  non ridere.. il suo cane intendo! Un bellissimo barilotto dal pelo fulvo e come si chiama? Furia!

Insomma c’è Sarah ed è complicato, non si capisce bene.. un’illusione, una follia, una malattia o davvero un’entità esterna in grado di comunicare con Dan?

C’è stato un incidente.. i ricordi sfumano e poi la casa in montagna, qualcuno ci ha messo piede, ma loro non ci stanno pensando per niente.

Vedrò, prevedo tanti altri giorni di tap tap tap sulla tastiera e poi Lara e Ruben qui, mica me li scordo, perché ho già detto, anzi scritto che mi basta che una persona abbia desiderio di leggerne e io ne scriverò.

Torno da Dan, musica relax e se non mi interrompono ogni tre secondi, cerchiamo di concludere la giornata, di questo passo mica ci credo!

Ciao