Dello scrivere


Qualche attento osservatore potrebbe aver notato che sto scrivendo come stessi vomitando, senza controllo e a getto continuo.

La verità è che sono un po’ in tensione in questi giorni e lo scrivere mi sistema, mi fa uscire un po’ di cose e la pressione interna è meno forte. Mi rendo conto in realtà di ciò che metto in righe, e la differenza tra uno scritto e l’altro è dato dai miei pensieri, come per tutti sono un gioco a rincorrersi e basta allungare il piede per trovarsene uno di fronte.

Questo è il mio modo di affrontare le cose, ma non solo, è la mia passione, quella che va al di là del fine, al di là del talento, della resa. Amo scrivere tanto quanto amo stare stesa sul mare con le palpebre abbassate e lasciarmi cullare .

Mi scuso ed è un po’ che penso di scriverlo, se non sempre sono all’altezza, non è che non ci tenga. Si vuole ospitare l’arrivato in una casa degna e magari con un pizzico di vanità, lasciare in lui un amore per la nostra calda accoglienza.

Io vorrei scrivere in modo eccellente, ancor di più emozionare, rendere tangibili le fantasie della mia mente e dare loro un senso, condividerle, ma… scrivo sopra ogni cosa e chissà che col tempo venga meglio, non è detto.

Siamo tanti, un mondo di scrittori, in quanto scriventi, ma a pochi è dato d’aver il dono e io sono umile in questo. Ho il piacere però di leggere a mia volta lo scritto altrui e devo ammettere che c’è qualche mente stimolante, qualche scambio che mi stuzzica, mi fa venire nuove idee o mi porta a riflettere, a studiare ( letteralmente, ce n’è sempre bisogno!).

Comunque, questo è il mio museo, l’esposizione vivente del mio pensiero, tra il più e il meno ed è un’opera buona, volendo, di carità verso chi mi incontra nella vita reale, così che mi trovi un po’ meno ansiosa, meno contratta o graffiante.

Scrivo e scrivo ed è strano affermarlo, dal momento che batto i tasti e mi manca un po’ l’inchiostro, per una certa nostalgia delle dita macchiate, del crampo al polso e polpastrelli tagliuzzati. Come l’omo che col puzzo esprime il proprio sudato lavoro! Non so stare senza burle, mi spiace.

Noi


Un colpo al cuore . Uno spavento. Imbarazzo, prudenza, confusione.

La stanza si affolla e io tentenno, cerco sedie da porgere, mi tuffo in cucina.. ho la dispensa vuota!

C’è un cicaleccio di fondo e non distinguo verbo.. sì, prego, accomodati, no, nessun disturbo!

Chi sei ? Chi sono?

Ho giusto un divanetto e due sediole spoglie, ma faccio gioco e stendo un copriletto.

I volti sono opachi, non riconosco i loro tratti, ma strizzando un po’ gli occhi mi fingo sicura e stringo mani e accenno saluti.

C’è chi allegramente favella e ridendo caracolla, c’è chi silenziosamente in disparte ascolta. C’è l’amico a pelle, l’opinionista serio, l’artista sagace, l’allegro folletto…

Io mi torco le mani e mi tormento il capello, son così piccola in confronto al mondo, così palesemente ignorante!

Un battito sul vetro, un colpo secco… mancava l’ospite vagante, lo spirito di vento.

Mi fermo, vi guardo e mi sale un sorriso. Non più sola, io, non più al centro o in parte, ma spettatrice lieta. Ascolto novelle e poesie e canzoni, attardandomi in godute libagioni.

Il verbo si espande con menti in subbuglio;il pensiero fiorisce nei  meandri incolti; la vita sconfina e di pienezza innonda: il cuore, la testa, colpendo il petto.

Scorro via nel fiume del mio intelletto, tra lupi feroci, chimere ammiccanti e gnomi da giardino.

 

 

 

Girotondo, teniamoci per mano,

corri più forte e stringi la presa,

lo stomaco salta,più forte le risa

… casca la terra, e tutti giù per terra!
Che bella brigata !