Scrivere per chi scrittore non è se non per se stesso scrivente


Io provo, ci provo perché nessuno me lo ha chiesto, perché non mi porta a nulla, non cambia la mia vita, è per me ciò che voglio.

La bellezza di un rapporto con la mente e le parole, l’amore di fronte alla fantasia che prende forma in pensieri, azioni, corpi raccontati.

Loro stanno lì, in attesa che io li porti avanti, con le  loro passioni, paure, la determinazione di riuscire e io smanio per scoprire che accadrà di loro, di me, di noi.

Allora, puntualmente arriva il citofono che mi smarona, un televisore che si accende, un caffè da offrire e i problemi che ci sono sempre, se non sono miei sono di qualcuno a cui voglio bene.

E io scribacchina in vena di scribacchiare che solerte mi appunto in disparte le persone che mi nascono dal cervello, con le loro caratteristiche fisiche, il significato dei loro nomi, i rapporti famigliari e non.. a che pro se il mondo non s’azzitta mai? Che io rischio pure di scordarmi ciò che scrivo?

Ho pensato che di notte, di notte devo scrivere!

E chi ce la fa?

Chi fa il mio di giorno? Chi mai potrebbe essere me, mentre io m’addormento?

Non si può no, io la notte dopo le dieci non scrivo, massimo le undici e poi che mi si sfoca tutto…

Loro meritano di meglio, la mia piena disponibilità, hanno emozioni e azioni da compiere e io devo essere sul loro livello.

E anche adesso che vorrei tanto darmi loro, c’è Spiderman alla tv che mi cozza i nervi..

Mi sa tanto che come al solito mi tocca sloggiare in cucina, con le zampe appese alla sedia, sciatta in quel modo femminile che lui ti guarda e pensa e tu pensi ad altro.

Ok, mi sloggio di là e vediamo oggi che succede a quei Ruben e Lara che sono altri da questi per mio diletto  e sfida.