Creatura di tenebra


In corpo di serpe che striscia
le viscere tenere morde.
Raccolta in spire sussurra,
la lingua fremente ti sfiora.
Le budella avvinghia,
afferra e attorciglia,
spremendoti vita dagli occhi.
La temi la vecchia baldracca
che zitta nel buio aspetta
balzando ti afferra la gola.
Lattiginosi i suoi occhi
la pavida mente scrutano,
la chiamano tutti Paura.

Un’occasione persa (per te)


Dopo giorni di frasi vuote, sorrisi tirati e messaggi strazianti per quanto noiosi, rischio tantissimo (per me) e le confido la mia frustrazione, ovviamente superficialmente. Eppure chi mi conosce da sempre sa quant’è raro per gente come me aprirsi. Non è una richiesta d’aiuto, piuttosto un dono di fiducia verso chi si ama, nonostante mille delusioni.  Un dono mai apprezzato visto che diventa lo spunto per l’ennesima cronaca delle sue sventure. Peccato. È un’occasione persa. Non credo tornerà. Non ho nessuno con cui confidarmi. Chi è come me sa che basta l’orecchio e l’ empatia. Non consigli né soluzioni. Cari figli di narcisiste, altamente (troppo per molti) sensibili, portate pazienza: siamo nati con lo sguardo sull’interiore, non aspettiamoci comprensione e troppe attenzioni. Pure l’amore sarà difficilmente profondo come lo viviamo noi.  Il terapeuta diceva che gli altri possono amare diversamente, non necessariamente di meno. Comunque è di meno, molto meno.

 

Il vuoto contorno del cuore


viaggiano sui sogni più alti,
sussurri inuditi,
gemiti inespressi,
fremiti persi
nell’attesa,
abbandonati.

incolmabili distanze,
ti guardo in silenzio,
non c’è ponte
sullo stretto
che scorre
e lento ci muore.

l’ansia mi assale,
è il mio segreto,
fra gli altri,
nello scompiglio
claustrofobico,
empirico cassetto.

rido e sospiro,
sono il caso clinico,
modello perfetto,
il vuoto che trae
abbraccio ferito,
tutto rigetto.

non mi conosco,
non ti voglio,
mi rinnego,
fai male,
così male,
diluvio infernale.

mi muovo su note,
scorro tra parole
di dolore,
bisogno,
lucido cuore
laccato su vetro.

Nonna


mi avvolge di te l’odore e torno in sale abbandonate,
bambina che corre tra le stanze,
nel tempo che non è più.

posso quasi toccare il legno scuro e tracciarne le rughe,
come le tue che a me parevano gemme,
a te parolacce.

la pace che trovo, il groppo in gola e l’abbandono,
non è più e il mio attaccamento?
come fumo tra la nebbia.

non c’è più nulla, spazzate via le stanze, i volti,
perso tutto di mano in mano,
neanche una fotografia.

ho sognato forse il sole sulla pelle? le foglie..
storie e libri di altri giorni e le emozioni
ancora posate, lì.

Ho il ricordo, solo le voci e gli odori,
come abiti e naftalina, da riporre,
per conservare.

 

Mille corde tese


Ci sono corde tese, tra le braccia e i rami,
ci sono foglie verdi che coprono le mie mani,
le mie membra esposte tra le corde e i nodi
i tendini saltano e si arricciano,
verrai? saprai salvarmi?

Il vento soffia e suona il mio tormento
ogni corda che vibra io soffro
non puoi sollevarmi, non sai trovarmi?
dondolo e grido e piango imprecando
mi spezzo, mi spezzo!

Mille corde tese tagliano la carne
scorre il fluido vitale, scorre scarlatto
abbasso il capo e osservo la pozza
ai miei piedi si raccoglie
rossa di sangue si rapprende.

Sento i tuoi passi lontani
ti ho chiamato fino a sgolarmi
ma non ascolti
e ora resto qui, appesa
tra questi rami di vita
sospesa.

 

Quel bisogno che spezza


Ci rinuncio.
Oh, lo so che ci ho già rinunciato, ma la rabbia brucia nelle viscere, perché è contro ogni mio istinto accettarlo senza lottare.
Non posso voltarmi e camminare, passare oltre, non posso e devo accettare.
Ce l’ho con te, con te ce l’ho tanto e neanche te lo dico, perché inizieresti a urlare e allora a che serve?
Hai bisogno di difendere il tuo orgoglio con le unghie e coi denti, hai bisogno di sentirti sempre lo stesso e io semplicemente non ho più forze.
Mi hai deluso e non significa che tu sia sbagliato. Sarebbe facile altrimenti.
Credevo che avremmo potuto affrontare il mondo e crescere insieme, ma la tua mentalità ti ha fatto camminare solo.
Il fatto è che siamo nello stesso posto, ma io non riconosco più il sentimento né trovo il motivo per credere ancora.
Non ti sei mai lasciato andare, non so dire a nessuno quanto sto male, doverlo accettare mi distrugge.
L’istinto umano più inutile che mi divora.
Non c’è intesa in niente, in nessun campo e ho voglia di strappare le lenzuola, di gridare a squarciagola.
Non posso, non posso.
Dover controllare ogni mio bisogno, ogni mia emozione per non ferire, per non deludere e a volte vorrei solo, non sentire.
Ci ho provato in così tanti modi che ho solo voglia di piangere o prenderti a schiaffi.
Lo sai che credo che non mi ami ed è totalmente inutile assicurarmi che mi sbaglio, l’amore arriva anche quando non corrisposto, si sente.
Ho sbagliato tutto?
Beh, la vita non è un foglio dei miei che posso cancellare.
Niente si rifa, tutto rimane.
Allora, con questa morte nel cuore a volte si deve solo andare avanti.
Cercherò sempre di essere una persona migliore e spero di perdere i miei sentimenti.
Ho bisogno di respirare e ridere, vorrei tanto ridere.

Chimera d’amore. Vero dolore


Mi sei mancato, sempre.
Ho camminato con te per sentieri che non hai mai conosciuto, ti ho portato in stanze meravigliose.
Il tuo sguardo nel mio, che non hai mai tenuto, io l’ho conservato.
I baci generosi che non ci siamo scambiati, ho vissuto infinite volte e ti ho accarezzato con una dolcezza struggente che non saprai .
Mi hai venerato come agognavo, mi hai sfiorato teneramente, mi hai segnato, morso, tenuto saldamente.
Sono stata tua, totalmente come non sai capire.
Momenti non vissuti, mai toccati, conservati nella mente.
Se solo cadessero le barriere, l’orgoglio sarebbe un soffice pulviscolo e le paure chimere.
La stanchezza di tutto ciò che non sappiamo esprimere è una diga immensa.
Abbiamo tutto, quando abbiamo qualcuno.
Non abbiamo nessuno veramente.
Troppe le lezioni per tenere, chiudere, nascondere, soffocare, reprimere.
Non c’è coppia in frammenti d’amore, non c’è un intero tra le crepe.
Ho bisogno di te, ma non ti avrò mai.
Questo solo è il mio dolore, perenne.

Passi all’alba


l’alba tra le strade inglesi,
odori stranieri,
battiti in corsa,
e cercare
un freno
per stare
per vivere
un’emozione nuova.

Ho camminato per quelle strade all’alba, da sola, quando i passi sono soli,
quando i contorni non hanno colori e tutto sfuma in un tenue bagliore.

Ho provato paura, timore, l’emozione intensa di vivere e rischiare,
di esserci al di là di chi ti aspetta o dimentica,
ho sperato di trovare pace a quel battito e non perderlo nell’ombra.

Raramente ricordo di quell’ora unica, quel tempo folle immobile,
la pazzia di sentirsi vulnerabile e voler vincere la paura,
mentre il mondo si sveglia dai sogni e tutto rinnega.

Forse in quell’istante gli sguardi sono aperti e tutto si mostra,
forse i contorni sono reali e gli odori cantano
tutto ciò che scorre e gira intorno.

Passi che mi calpestano l’anima
ancora e ancora.

Lacrime, sangue, estasi… marchio d’amore


Queste lacrime che scaldano le crepe del cuore, perché?
A chi va la mente quando il petto si squarcia con tanto dolore?
Un altro giorno e un altro abbraccio perso, un bacio mancato tra migliaia e sono battiti annullati, pulsazioni fantasma che lasciano il mio sangue pigro, scorre nelle vene lava incandescente e niente ne viene, niente.
Bambola di porcellana , capelli di paglia e cosa cambierebbe per te? Niente.
Potrei essere altro da me , o già lo sono, vero? Lo sono già.
Scorre il fiume sotto la terra arsa , cotta, agra e scorre, scorre e niente si muove, mentre l’acqua silenziosa viaggia lontana dal Sole.
Lacrime che cadono, pioggia acida: dagli occhi, dalle labbra, tutto il volto d’acqua e non trovo consolazione.
Questo mondo trabocca emozioni che sono la più grande minaccia, vergogna a me, a te, che dell’amore faremmo l’onore e tra le braccia l’umanità si rinfranca, perciò bandito sia e che io sia dannata.
Lacrime e sangue e pugni sul petto, fino all’ultimo respiro; saranno baci l’eternità? Estasi d’amore? Come si può capire qualcosa che manca e non conoscerlo, non vederne la faccia?
Un marchio nel cuore, e sanguina lacrime perse d’amore.

InXpresso


Ti vedo, mentre ti muovi a scatti, come una belva in catene, ti giri e misuri la stanza coi tuoi passi.
Io, immobile, osservo.
Nella mia fissità strepito e ti prendo a schiaffi, fino a dolermi i palmi, di quei ceffoni sonori, tanto per intenderci.
Nella mia prigione silenziosa lotto per non liberarmi e saltarti addosso, come vorrei fare.
Tu sbuffi, ti gratti la nuca e getti le mani al vento.
Penso che tu sia un commediante, un inutile spreco di movimenti a sottolineare nulla, ad accentare un silenzio.
Io, invece, se mi muovessi appena, non perderei tempo: ti attaccherei alla gola, con un solo balzo.
Finalmente, mi guardi, pensi che io sia calma, tranquilla e quanto ti sbagli!
Intanto cerco un segno, una traccia anche labile del mio affetto per te; ti guardo seria e osservo la tua espressione, la piega della bocca, la tua pelle, il tuo portamento: nulla, irritazione, solo una gran brutta irritazione, potrei cancellarti con un tubetto di cortisone…
Il peggio è guardarti mentre ti convinci che il mio silenzio sia un buon segno e ti rassereni: nessuna discussione, nessun turbamento per te.
Mi sorridi anche e io ti strapperei ogni capello, ma mi torco le mani fino a sentire il dolore e mi trattengo.
Mi spaventa la violenza con cui vorrei scuoterti dentro, vorrei rapire il tuo cuore e insegnargli ad amare, quel vigliacco!
Non serve, ora so che non serve a niente. Sono solo pensieri buoni a riempire pagine per un romanzo che mai scriverò e nessuno avrà mai letto.
Allora, mi riscuoto e guardandomi intorno, ancora una volta mi accorgo d’essere sola,che tu non ci sei.
Quando torni, sarò la solita inutile donna che brucia dentro e si divora, mentre ti sorride con sguardo mesto.