Vita di coltre


In sonno corrono storie,
Si svolgono angosce
Come da velluto perle.
Immobile il corpo vive
Tra le palpebre sconfitte
Animazioni sonore.
Senza coda le emozioni
Dagli alberi contorti
Scendono evolute.
Ossessioni profonde
Dai sensi carnali
Giocano pure.
Ricordi e timori stanno
Tra le braci ardenti
Del cuore stanco.
Sorrisi e non più visi
Su concavi sguardi
Rapiscono sospiri.
Presto s’arriva Veglia
Levando la coltre
E tutto disperde.

Io, Tenebra


Nei tuoi sogni m’intrufolo lesto,

ti osservo nascosto tra le pieghe delle coltri cupe.

Rincorro i tuoi sospiri e ammiro le tue labbra socchiuse.

Scarlatta la tua bocca invitante, candide perle a contrasto in quello scrigno prezioso.

Io mi protendo e tu mi sfuggi, stringo un pugno vuoto e mi dispero!

Sono parte di un mondo diverso e tu non mi vedi, ma so che mi senti, ne sono certo, ogni volta che sospiri con lo sguardo perso.

Io fremo ad ogni tuo movimento, tra le lenzuola mentre ti rigiri e allora sbircio tra i tuoi pensieri.

Sono quello che non ricordi bene al tuo risveglio, quello che cerchi in volti ignari.

Sono l’amante che stringi nel sonno, siamo felici, ogni volta, ancora.

Mi riconosci nei viaggi onirici, mi vedi e sai e siamo ancora fuoco e comunione.

Poi torni là, tra carne e ossa, tra sangue che scorre e fragili membra.

Io ti aspetto sempre, quando il nostro canale si apre, ti raggiungo e ti stringo forte.. dannato me che sono immobile, di volontà privato, io spirito errante innamorato che ardo di passione per la tua serica pelle !

I miei palmi sono a misura dei tuoi pomi teneri, le mie dita sentono ancora ogni curva, ogni ansa segreta e io ardo, ardo in questo inferno senza posa!

E mentre piango in questo tangibile niente, tu sospiri e chiudi gli occhi, forse stanotte ancora sarai mia e ricorderai il mio volto e una volta ancora al risveglio mi cercherai tra le lacrime .

Proverai a chiamarmi, ma il mio nome morirà nel tuo scordarmi e la mia maledizione perpetua scorre, fino al giorno in cui m’invocherai sicura.

 

Pensavo al sonno, alla morte, cercando le emozioni


Alors, ho capito che non sono l’unica con grave carenza di sonno in questi giorni. Mi metto a leggere, cosa che adoro, perché mi proietta al di fuori di me, delle mie cose, ma al contempo nella mia mente, sfruttando il mio sentire. Quando capisco che sto rileggendo la stessa frase all’infinito, con la vista appannata e il braccio informicolato, mi arrendo, spengo l’abat-jour e mi abbandono, letteralmente, con fiducia, perchè Morfeo lo pretende.

Poi, non ho più coscienza di ciò che accade, cosa che in certi periodi della mia vita mi ha portato a un certo grado d’insonnia, finché mi sveglio, pienamente consapevole di essere a notte fonda e di avere ore di fronte a me, con la paura di essere una carcassa rabbiosa per il resto della giornata. Digrigno un po’ i denti, mi giro e rigiro cercando la posa più comoda; ho caldo, poi ho freddo e il lembo della coperta sembra un frustino in mano al peggior aguzzino…

Tra l’altro, ho scoperto di mordermi la lingua nel sonno: in questo periodo mi capita di svegliarmi e sentire un dolore, quindi, a fatica stacco la morsa dei miei denti e sento la lingua bruciare ai lati. Che io sia nervosa, moi? La psiche più solida, l’ego incrollabile, di virtù paladina, moi?

L’unica cosa da fare è non curarsene troppo e proseguire, perché altrimenti subentra la paranoia e c’è quel piccolo ragionier Filini che parte a conteggiare ogni minuto di sonno perso, facendo il conto alla rovescia con l’ora della sveglia.Tu cerchi ovviamente di non dargli peso, ma lui con la sua vocina sgraziata continua e ti suggerisce in ogni istante di dormire subito, dandoti il tempo esatto di sonno ancora possibile e mentre tu ci provi, la vocina stridula ti comunica, che no, il tempo è diminuito, ma se dormi subito… e così via.

Ah, voce nasale bardata d’occhiale! Taci e molla la favella, ‘ché devo dormire o sarò frittella! Hai presente il rospo della principessa? Io sarò il rospo con le occhiaie!

Ho questa fortuna, di non aver grandi fosse sotto gli occhi se non dormo, no, io sono di quelle cui si gonfiano le palpebre e sembra solo di essere un po’ cinesi, con lo sguardo un po’ tagliato. Anche adesso, mi bruciano e mi lacrimano mentre scrivo, e perché scrivo?

Dormi, povera tonta, dormi! Eppure la sapete la regola, dai! A che serve? In qualsiasi istante io decida di chiudere gli occhi, che non sia notte, qualcuno che mai si presenta a quell’ora, beh, a quell’ora precisa suona il campanello!Non dormo mai, mai di giorno, l’ho sempre detestato, preferisco oziare cercando di dare un senso ai miei pensieri che rifugiarmi nell’onirico mondo. Eppure, se per deficienza di salute o notte insonne, ne abbisognassi, che il Cielo si squarci se non ricevo visite!

Mah! L’universo mi dovrà spiegazioni, non scherzo, ho un mezzo apparente complesso di sfiga, quella lieve, perché quando le cose brutte succedono, non c’è regola, non c’è motivo, come uno sparo in mezzo alla folla becca e se tocca a me, è per caso, come tocca chiunque con danni diversi.

Io parlo di essere consapevoli di tendere più alla non riuscita, nelle aspettative, ma soprattutto nella fortuita realizzazione di qualcosa. Credo ciecamente nel talento, quello non c’è sfiga che lo dimezzi, e nell’impegno, quello concreto, quello pesante, sudato. Se ti impegni con tutto te stesso arrivi, non so dove, ma spingendo e spingendo da qualche parte arrivi.

Io so, non me la racconto, non lo faccio mai, sono onesta con me stessa e conosco i miei limiti: niente talento innato da sventolare, niente fuoco sacro che brucia dentro da sudare fino a raggiungere la meta. Troppo pigra, lo ammetto, troppa fifa, troppo cinismo. Credo con la stessa foga con cui miscredo, non scherzo.Sono dolce quanto sarcastica e nel mio schizofrenico modo di intender la vita sto anche bene, quando non sto stesa più in basso della terra.

Scrivo da sempre, così come leggo, ma solo perché vivo tra le righe, ho bisogno di essere fluida e malleabile, ma se penso che nascendo si va verso la morte, mi spavento, perché non so come sarà poi. Non riesco ad accettare l’idea della fine di emozioni umane, mi viene la pelle d’oca al solo  pensiero. Anche fosse la perfezione poi, con un’infinito senso di pace, quello che ho provato due volte nella vita, le due in cui svenni, mi spaventa.

Sono svenuta due sole volte, tre per l’esattezza, perché stavo male. Nel primo caso la sensazione prima di cedere allo svenimento è stata orrenda, io volevo cedere, ma intorno mi dicevano di resistere, respirare, finché la nausea si fece insopportabile, e io cedetti e poi mi ritrovai su una spiaggia bellissima, con un sole tiepido e confortante, forse un tramonto e la pace, il benessere erano la mia beatitudine, poi quelle matte ( infermiere), mi hanno fatto rinvenire e dalla spiaggia ai loro faccioni chini su di me, fu un bel salto, un momento dopo sono risvenuta e ho avuto poi il mio bel dire che stavo meglio sulla spiaggia! La seconda volta, stavo sempre male, e la paura credo che si sia sommata al calo di pressione al mio battito impazzito, un’insieme, una situazione che non riuscivo a sostenere in quel momento, mi hanno rifatto lo scherzo: orribile, mi obbligavano a star seduta, quando volevo solo stendermi e lasciarmi andare, il mio corpo lo chiedeva! Niente, respira e respira e poi quella nausea, sto svenendo, no, no respira, respira, alla fine, finalmente via… per terra. Quella volta ho sentito una telefonata, non so chi mi chiamava, ma stavo meglio, finché le voci si fecero concitate e di nuovo io, a terra con le facce chine su di me.

Sto bene, sono stati episodi circoscritti, che nessuno si preoccupi. Se penso che da bambina trovavo così romantico lo svenimento e agognavo sapere come fosse… il presvenire è così orrendo che spero di non riprovarlo mai.

Sarà così la morte? Perché io non voglio perdere le emozioni umane, i sogni, i desideri, la donna verso l’uomo e l’uomo verso la donna, o chiunque, ma il sentimento amoroso? Voglio i sogni che la fantasia ci dà nello scrivere storie, leggerle.. Non posso pensare che morrò di certo avendo letto troppo poco rispetto a ciò che è scritto.

Non voglio perdere le emozioni, non mi basta una vita. Voglio sapere, o no? Non rinuncio a queste emozioni umane, come si farà? La perfezione mi spaventa, se fosse ciò che mi aspetta (troppo sicura..), che dilemma..