risvegli e incubi


i tuoi occhi
oltre me
vivono
lontano,
da me

mi batto il petto,
grido
mi graffio
scalpito
piango

come fosse
normale
spazi (tu),
nel mondo
ti basti

nel buio sento
braccia forti
strette
al mio petto,
fantasmi

parlo,
non senti
guardo,
non vedi
lascio

ciò che ero
non sarò,
il cuore spento,
un fioco
desiderio

non si cancella
non si riparte
solo avanti
a spinte,
a inciampi

errori?

sogni grandi!

per umani

piccoli

nulla

di carne

sangue

e ossa

troppo

fragili.

Del perché il tempo non basta


Buongiorno!

E voi direte chi non more si rivede.. e beh, speriamo!

Non mi va di dire le cose mie, per quanto adori viaggiare con le parole tra i miei pensieri, ma non è che vi racconti cose quotidiane solitamente, boring, no? Però, per l’amicizia virtuale, in certi casi forte per me, con voi, preferisco dire un paio di cose, così che mi comprendiate.

Ho poco tempo, e mi manca il blog, questa creatura che mao tanto! Il fatto è ce senza giri di parole, non ho tempo, anche adesso sto guardando l’orologio.. ho due creaturi, maschissimi tra elementari e medie e se voi preferite primarie secondarie, fate pure, tanto i problemi sono sempre gli stessi, anzi. C’erano più mezzi quando a scuola ci andavo io. Non voglio annoiare nessuno davvero, preferisco scrivere di fantasia, ma non ho tempo! ho fatto sogni incredibili, e volevo farne un racconto, ma non ho tempo.

Grazie scuola, mi togli il tempo. Purtroppo mancano i soldi per avere i bidelli e gli insegnanti, i compiti sono tanti e i ragazzi se li devono fare da soli, ma credeteci che stano lì concentrati se li lasci soli, credeteci. Io ormai ci ho rinunciato e meno male che non li aiuto quasi! Poi ci sono le riunioni, perché ci tolgono le ore, mancano insegnanti e allora tolgono ore di scuola.. poi altre riunioni che i ragazzi sono maleducati e sgridate e minacce, e insegnanti stupende e altre che gridano come ai pazzi.. io sono sfinita, davvero.

Dove sono gli adulti, quelli veri, quelli che parlano e si capiscono, che si prendono le responsabilità? Siamo alla follia, genitori e insegnanti in conflitto, vendette e ‘sti poveri bambini che hanno paura e nessuna maestra a cui affezionarsi perché ogni anno gliela portano via. Io purtroppo non posso prendere tempo per le cose mie adesso, mi scuso. Sento di dover seguire i miei ragazzi un po’ più da vicino, ogni volta che mi sarà possibile però tornerò! Amo troppo questo posto.

Intanto vi lascio un quesito.. cos’è un Adlin? L’ho sognato 😉

Coppia


 

E passa il tempo, scorrendo tra le dita, una tacca in più sul cuore, un nuovo graffio, un’altra cicatrice.

Ridiamo, guardandoci indifferenti, con quel po’ di rancore di cose irrisolte, lasciate andare per non prendersi a coltellate.

Attese disattese, parole lasciate come palloncini al vento che ricadono sul capo come incudini di piombo.

Tirare avanti e raccontarsela, per fare squadra, dirsi che si è meglio, che gli altri fingono, che hanno i loro inganni, i loro sgarbi e noi.. noi niente, siamo forti, perché i sacrifici… sì, quelli, sempre loro.

Tanti pensieri inespressi o vomitati come un fiume che distrugge rovinando il raccolto.

Piccole frasi che come pioggia insidiosa crepano i muri e lasciano le ossa rotte.

Poi, il gelo, il distacco, il troppo per troppo poco, per troppe differenze, dov’è l’intruso? ma è tutto l’intruso, non combacia niente!

Affanni, lacrime segrete, cadere ancora nella rete dell’abbandono.

E passa il tempo, passa sincero lui, mentre noi siamo ancora quei cani che si annusano il sedere.

In un certo senso… mi dileguo.


In un certo senso.

In un certo senso è tutto così: relativo. Possiamo esprimerci ovunque, meglio in rete che in casa, ma questa bulimia di opinioni e cibo, di poker e alcolici, uscite notturne in cerca di sesso e chat che scottano… in un certo senso mi sa che il silenzio fa paura.

Io lo temo, da un po’. Quando lo affronto e guardo i miei demoni nelle iridi infuocate, mi sento più forte. Come il telefono che è il mio girone dantesco, se potesse avere le corna, mi parrebbe più coerente. Il max è farci due foto, scaricare applicazioni cretine per addobbarlo bene, ma usarlo per il suo principale scopo.. giammai!

Ho le mie ragioni però. Non è possibile che le telefonate siano sempre deludenti, talmente deludenti che sto male un giorno intero. Notizie orrende, sfoghi, scene mute.. il mio disagio cresce e vorrei chiudere così, senza spiegazione per favore.

In un certo senso leggere è uno svago eccezionale, funziona alla grande, un trip del cervello senza tossine. Scrivere è liberatorio, ma farlo con lo scopo di farsi leggere richiede un po’ di impegno, di dedizione, niente vomiti dell’anima, ma espressione della fantasia nascosta da qualche parte nel cervello.

In un certo senso è tutto deprimente, senza drammi, senza cose giganti, forse è questo senso che manca e non c’è modo di cambiare le regole del gioco. Si fa così, si parla così, si gestisce così, si è donna così, e i ruoli così.. in un certo senso.

Forse è uno di quei periodi che non mi va, non mi va niente,davvero. Possibilmente niente drammi di alcun genere, niente rotture, niente sfoghi prolissi, niente obblighi insulsi. Vorrei riprendermi da tutto quel che è stato, mi tesso il mio bel bozzolo soffice, un  libro e un block-notes con penne, magari un Sudoku di 1000 pagine appresso.

La fase farfalla non mi interessa al momento, troppo lontana. Mi basta il bozzolo, in un certo senso.

 

Oasi


Nulla che ti leghi a me,
nulla che sia catene pesanti,
ferro ai polsi che segna,
ma le braccia mie avvolgenti.

Come fasce d’infante
io ti tengo al mio cuore
più caro di ogni bene,
ti cullo al petto ansante.

Intrecci di braccia e di gambe
rimane di noi
due tronchi fusi
e rami di abbracci.

Mentre il vento soave
del tuo alito tiepido
percorre le rovine
di ciò che rimane.

Le voci sono tenebre
che oscurano la mente
parole amare che velenano
e non conosco antidoto .

Cerco un’oasi di pace
immergendomi nel verde
e boschi e acque di spirito sacro
voci nuove in animo purificato.

Amarsi


E con la bocca catturò le sue labbra assaporando con fame disperata il suo sapore.

Il fiato caldo nella bocca, la saliva come nettare, la lingua ad abbracciar la lingua.

Le mani stringevano le sue chiome, setose e piene.

Il battito sul battito palpitava in sincronia, mentre il respiro avvicinava il suo seno al petto.

Le mani presero a correre lungo i declivi più dolci, stringendo colline e lisciando pianure, nel viaggio frenetico di un assetato che cerchi la sorgente.

Gli ansiti febbrili in ascesa armoniosa, mentre gli occhi sondavano i giardini del cuore e si pascevano sazi.

E stringere più forte per superare le carni, per fondersi e unirsi una volta per tutte, mentre l’anima errante torna al suo tenero nido, gridando il suo ritorno alla culla gloriosa.

Cresce, cresce la tensione amorosa, mentre prende e lascia e tiene e abbandona.

Non ci sono muri, né pavimenti per chi si ama, solo cieli infocati di aurore infinite e manti setati su cui giacere ebbri.

Stringendola forte, la possedeva ancora, ancora una volta perso tra i flutti di pura estatica gioia.

E lei pianse lo stupore di tanta passione, la bellezza di quell’amore che carne e sangue nuovamente chiedeva, nel darne per sempre ancora vita.

Posò il capo sul suo solido petto lasciandosi cullare dai suoi fianchi in movimento e mentre la vertigine saliva un’altra volta, un lieve morso a riprova del possesso, ancora adesso e domani ancora.

Gli occhi negli occhi tremanti le membra, un altro bacio, più lungo, più tenero e una promessa silente di infinito cuore, al di là del tempo fugace, della mortale essenza.

Un gemito e un lampo, e la rincorsa s’arresta e si trascina piano, la salita è al culmine e per mano tenendola forte la portò su, più su e poi, si lanciarono in caduta libera, entrambi gridando, di gioia.. di gioia.

La dinastia reale


La loro dinastia era un filo purissimo diretto col Figlio Primo.

Mantenevano la perfezione del corpo e della mente traendo nuova linfa dalla Madre che veniva scelta tra le vergini più belle e sagge della Federazione.

La Madre del nascituro non avrebbe cresciuto il figlio e non aveva alcun ruolo all’interno della Casa Prima, perciò alla nascita del bambino faceva ritorno al suo popolo, con tutti gli onori che si confacevano al caso.

Il padre passava il proprio nome al figlio, così da mantenere il Primo Nome in linea perpetua.

Il nuovo nome veniva scelto dal padre come presa di coscienza di sé.

Solitamente cedendo il nome di nascita al figlio, il padre sceglieva per sé un nome che significasse forza, intelligenza, abilità o in rarissimi casi, il proprio pensiero.

Il bambino cresceva seguito da balie e insegnanti tra i più dotti conoscitori dell’epoca, mentre il padre portava avanti il ruolo di Primo Governatore a capo della Federazione.

Il Primo Governatore conosceva profondamente la cultura di tutti i popoli e i loro idiomi, ma la lingua comune era la stessa che il Primo Figlio adoperò e tutti la parlavano fluentemente. C’erano state guerre, diverse fazioni in lotta per il potere all’interno della Federazione, ma il Primo Governatore era sopra le parti, sempre e comunque, suo era il compito di mantenere la pace e la Memoria dei popoli.

Così era stato dai Tempi della Prima Alba fino alla nascita del Promesso.