Tu ed io e poi nulla


E se tu …
nulla, ti dico nulla, non importa, perché importa troppo.
Non lo capisci?
Mi nascondo in me.
Fuoco e ombra, tutto mi avviluppa e mi torce, dentro.
Sto dicendo addio.
Sto salutando ogni tremito, ogni vibrazione che percorre la mia pelle.
Addio le mie labbra, così protese sul vuoto, su uno strapiombo di incertezze.
Un freddo che mi invade la mente e chiude tutto.
Ogni serranda che cade fa un rumore secco
e io mi spavento.
Se ti dico che so che non mi ami e non accuso,
tu mi dici stupida, che forse è ciò che cerco.
Non lotto più, non lotto per le bugie.
Non cerco illusioni, né dolci sonni.
Voglio un abbraccio stretto, una mano che stringe,
non piangere più, niente più lacrime.
Non per te, lo so, non sono così buona.
Piango l’addio, le scelte, la fine di cose belle.
Non era per me.
Lo sapevo, forse, volevo, ma
Sapevo.
Ce l’hai nel cuore, quel poco valore,
quel poco più di niente e sai che si vede.
Ci cresci assetata d’amore, di calore.
Si vede, si sente.
L’amore che non ti copre in culla,
ti mancherà sempre.
Sarai un vampiro che brama,
una sete che non si estingue.
Mentre le cose quotidiane mordono,
io aspetto un ritorno, un segno.
La vita è occuparsi di cose banali,
carnali certezze, santi noiosi oneri.
Passano i giorni, le stagioni.
Passano e travolgono e prendono
i miei tesori cari, i miei fragili appigli.
Guardo te, perché ci sei, mi dico ci sei.
Tu che mi ignori, che ti volti e aspetti
che mi vesta di certezze e oneri.
Addio alla passione, addio cuore,
addio alle canzoni, alle risate,
alle promesse da mantenere, da deludere.
Addio a me che mi accusi di essere triste.
Lasciami la tristezza per sapermi viva.

Irraggiunta


tutto ciò che non sono mi assale
dagli angoli spogli e in ombra
si muove la nebbia ansante
mi copre, mi pressa e gode.

ciò che non provo agogno
e nulla il pretesto di ignorare
assolve la colpa di soffrire
perché l’ingratitudine sporca.

infiniti sguardi persi
nell’orizzonte distante
perennemente immobile
irraggiunto pulsare.

immersa in questo mare
d’onde argento fredde
perdo il sentire e
solo vorrei cadere.

giù, più giù e svanire
e non potendo
mi vesto il belletto
maschera ghignante.

di più la finzione
del vero conta ormai
la storia che non c’è
smonta e rimonta.

per quel cuore perdo
ogni traccia di me
che non vale il capello
d’un amare vivo.

scelte, strade, svolte
e si arriva e si resta
non più in aria il dado
non più l’avanzare.

colpa, ognuno la sua
pago, sempre pago
inutile scontare
l’accordo preso.

spezzata, dentro
sbagliata sempre
e fingermi intera
per non danneggiare.

nulla di me da dare
per me da volere
cerco solo di stare
e non sentire.

E non voglio, più


Capisco il timore d’amare di chi teme d’essere ferito. Il cuore offerto è un petto esposto ed inevitabile è il dolore quanto la vertigine folle dell’amore.
Quando il dolore si fa più manifesto, ogni colore perde lucentezza, una parola ha il peso grave d’una roccia,mentre muri s’innalzano inclinandosi in una fortezza grottesca.
Tale la stretta nel petto da sognare nulla: più emozioni, più desideri, più carezze.
Anche il fiato che contrae il respiro è una violazione, del bisogno immobile di non sentire.

ADDio


Così te ne vai. In un frullo d’ali tutto ciò che sono stata scompare.
Ti libri verso orizzonti lontani tra fuliggine e venti salati.
E io resto. Guscio spolpato.
Te ne vai compagna di vita, riflesso allo specchio che sbiadisce, mentre strofino sulla superficie, fino a sanguinare, le mani.
Mi inoltro nella folla, di volti uguali, e non sono più la stessa.
In ogni sguardo incrocio la mia confusione, esposta.
È finita. Tutto il film che si riavvolge e s’incendia nell’odore acre della consapevolezza.
Io resto qui e Io scompare. Io resto qui, con lui.
E perdo me stessa.

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Tristezza


Dapprima un soffio, una stretta al cuore,

poi fu nocciolo duro, solido nucleo interiore.

La rabbia che l’impotenza ribella mi assale,

non può essere, non voglio,eppure sono risa

queste grida sghignazzanti che lei sganascia,

tenendosi le budella tremolanti tra le mani:

la consapevolezza gode quando il palco si rivela

con l’ultimo atto tutto si ritira e resta solamente

miseria, sogni infranti, rutti acidi e aliti ubriachi.

Non è più un fantasma passeggero, no.

La tristezza ha pagato il biglietto e rimane

ospite permanente del mio cuore che batte

un ritmo blues irregolare jazz strisciante

e buona sera al secchio e sua consorte.