Non importa, non ha importanza


Le veniva voglia di urlare, appena i passi salivano le scale.
Stringeva i denti fino a sentire dolore per ore.
I giorni scivolavano via dal calendario e i problemi restavano.
Il suo sguardo altrove, la sua voce dolore. Il materasso affossato sui lati, al centro intatto.
Pensieri nascosti e pavimenti negli occhi: piastrelle, soffitti e il cielo altrove, ma non occhi, non i suoi, così distanti.
Il grigio velava le cose e lui si affannava sui problemi che restavano sempre lì, appesi a qualche gancio inconsistente.
Parlava, come fosse niente, come se lei fosse così, per natura, ed effettivamente ci stava diventando così: triste creatura.
Un giorno, ogni tanto, c’era il giorno in cui chiedeva il motivo di quella faccia, di quell’atteggiamento fastidioso: non va, non va.
Lei non aveva niente, aveva nulla e poi smottava e tutto franava, mentre sapeva già di sbagliare: cose inadatte da maneggiare per chi non è competente.
Rabbia e distanza e dolore che nasce altrove e cresce ovunque.
Poi, il calendario resta alle spalle, il desiderio si spegne, il mondo soffre e nulla le appartiene, né a lui rimane.
Potrebbero guardarsi, bastarsi, ma ci sono ganci e scale e calendari, perciò.. non importa, non ha importanza, la natura sopravvive le sue creature e i pensieri si liberano dalla mente, viaggiano oltre le teste chine sulle piastrelle.

Ipocri(gelo)sia


Voglio essere l’unica e la sola,
nel cuore e nella mente,
voglio credere a ogni parola,
che hai detto,
che non ho chiesto.

Il mio odore il tuo diletto,
la mia pelle la tua coltre,
ci credo, ci credo,
dopo tanto,
lungo tempo.

La mia bocca chiusa,
le parole non getto,
se ti tengo stretto
l’ho detto
gridato forte.

L’ipocrita che ringhia,
che graffia e soffia,
lo sguardo non concedo
la brama che non sia
per me sola.

Non condivido e
non concedo perché
nel mio animo nero
io valgo di più
anche di te.