1979


Luci e sole, rotola la palla giù per la collina.
Foto gialle e occhi ardenti, tra risa, gengive e zampe di elefante.
Pic nic e tute corte, foulard in testa.
L’orrore della scuola, l’omologazione, scrivere, leggere e sognare.
Sigle da cantare e ricantare, sbagliando le parole.
L’amica per sempre. Mamma, papà chissà…
Incomprensione, lingua sul palato, il cuore che batte forte.
Incubi tremendi, indifferenza, paura di essere, di esistere.
Giochi, desideri, il principe di qualche colore che aspetta.
Plastica colorata, fluorescente. Capelli gonfi e jeans, jeans, ancora jeans.
Grundge, pelle, introspezione e ribellione.
Io sono, qualcosa, per me stessa.
Paura, amicizia, bellezza e abbandono.
Nirvana, Pearl Jam, Stone, no rolling, Temple Pilots…
Voci che penetrano, ambizioni, bisogni e tanto nero.
Corde che si spezzano, vita all’orizzonte e poi indietro.
E ancora, ancora…
Ancora qui, oggi .
La malizia si compiace di capire ciò che mai comprende.
Beata stoltezza!
Still a rebel inside.

Nella verità c’è tutto ciò che non rimane


Ti regalo uno scorcio di paradiso, un piccolo frammento di solletico, di viscere aggrovigliate.
Mi sostengo su pilastri di foglie secche, rami spezzati e speranze disattese, ma… resto in piedi.
Guardo il mondo da dentro, guardo la gente da fuori e mi ritrovo fuori centro.
Piccole sottigliezze che non colgo, stupide meschinità da svelare, con un colpo di vento.
La verità, la ribellione alla menzogna è un potere che bombarda, la prima libertà negata, in ogni contesto e pubblica comunione.
Io contesto.
Contesto e non polemizzo, contesto e non mi faccio strumento, chiedimi e avrai solo verità, tanto che mi spaventa.
Chi sei allo specchio? Chi sei tu, donna?
Abbraccio gli oneri e le responsabilità come la ruota che gira e girando porta la vita in moto.
Vivo tra le parole, tra le immagini che la mente disegna a capriccio. Sono io, mi puoi toccare, mi vedi tra i sospiri, le attese e le emozioni che premono?
Solo il tempo, il tempo che porta via, che trascina e volta le pagine… non torna indietro, nessun istante.
Il domani è lì, immobile ondulante nel sua fissità, inafferrabile e prevedibile, traditore sempre. Sorprendente, a volte.
Ho giocato le mie carte, male. Le ho giocate e non sono capace. C’è chi alza un sopracciglio, chi si morde le guance e io sto lì, composta e sorridente, a meno che non incominci a borbottare stralci di sincere imbarazzanti elucubrazioni.
Allora, portami via, portami un po’ lontano da me, da te e da loro tutti, che non voglio dimostrare nulla di me, non capisci che non me ne frega niente?
Fammi dimenticare noiosissime faccende quotidiane, le lotte senza vincitore.
Dov’è il sorriso che si è perso e le antiche risate?
La passione sfuma e si disperde nel soffio di troppe menzogne, piccole, sì, piccole, ma feriscono di meno?
Nel cuore solo canzoni e cieli aperti, due occhi in cui trovare un senso.
Scrivere, battere sui testi e gettare un po’ di vento fuori da questo cervello.
Un prurito da grattare, una sete da placare, sensi assopiti che chiedono di bruciare, bruciano tra le parole, tra le storie mai vissute, o in parte, o chi lo sa.
Non c’è modo migliore per restare che vagare lontano, senza recinti, senza muri che contengano.
Sarò in pace, un giorno riposerò col resto del mondo il sonno senza ritorno, sarò allora la moglie, la madre e un’immagine irreale da mostrare.
Le mie parole saranno dimenticate, i miei sogni perduti. Le mie storie orfane saranno abbandonate nell’oblio del futuro e chi mi avrà mai conosciuto?
No, sono sicura che non mi ami e questo mi disamora.

Amore non è (stato mai?)


Cosa sono gli anni, il mio tempo che è smarrito cos’è?
Cosa sono gli artigli nel petto, il groppo in gola, cos’è la pelle senza un tocco?
Parliamo e parliamo e il silenzio appanna gli occhi e gli orecchi, le solite parole trite e le vedo turbinare tra noi, senza senso, senza calore.
Ti guardo e non ti vedo.
Vorrei baciare ogni parte di te, vorrei tenerti stretto, ma incontro il tuo sguardo e fa così freddo.
Diventi un corpo estraneo, un odore diverso, non ti sento più, non ti voglio più.
Senza mani e senza bocca, su di me si posa l’inverno.
Siamo insieme e mille volte piango il lutto di questo sentimento, di questo giardino spoglio e dimentico.
Non m’importa nulla del mondo, quando voglio l’amore, non m’importa dei soldi che ci rubano, del cibo che ci divora, non m’importa di nulla se non ho te.
Ho sbagliato, così grande è il tormento!
Non eri tu, forse non eri tu e ora è tardi, troppo tardi.
Non è colpa tua, mia?
Chimere le risate, chimere gli ansiti e i sospiri negli atri lontani dei templi abbandonati.
Che questo sacrificio sia un giorno… qualcosa, qualcosa che mi avvolga, fosse anche nel più ultimo domani.

La migliore decisione possibile


Ogni cosa scorre, tutto si accumula e continua ad arrivare, mi basta uno stop per essere schiacciato, mentre continua ad arrivare.
Se solo si fermasse ogni tanto, qualsiasi cosa: le persone che chiamano, che si aspettano cose da me, il lavoro che non si può demandare e le faccende più umanamente necessarie.
Vorrei spegnere il telefono per due giorni interi, ma non si può fare a meno di voler passare chissà quanto tempo a dimostrare di essere mentalmente stabile.
Siamo tutti connessi, talmente collegati che a voler staccare i fili, solo un attimo per pietà, ci si deve giustificare, perché è un torto che si fa agli altri.
Questo è un girotondo che non arriva mai alla fine, non ci si butta per terra e non si ride più.
Si continua a girare e all’inizio è così stimolante, così bello stare insieme, fino a quando la presa nella mia mano è diventata una morsa, fino a quando il sudore sulla fronte mi ha impedito di distinguere i volti e le voci degli altri sono diventati frase insensate.
Anche tu, che mi hai preso il cuore, vorrei potessi restituirmelo per un paio di notti, perché vorrei dormire senza preoccuparmi.
Vorrei non pensare ai tuoi sguardi, ai tuoi rimproveri, alla delusione che ormai viaggia tra noi, come un avvoltoio in attesa del primo che soccombe.
Vorrei che il mio desiderio fosse libero, i miei sentimenti chiari e le relazioni prive dei solidi nodi , tutto liscio e trasparente.
Cammino con la bocca amara, lo stomaco pesante e il passo trascinato di malavoglia.
Guardo intorno e svolto verso un’altra zona, oggi mi defilo.
Col cuore in gola che mi soffoca e mi ricorda di avere ancora sangue nelle vene, afferro il cellulare, maledetto guardiano del mio tempo e lo spengo. Un gesto idiota che equivale a un’evasione da carcere di massima sicurezza.
Mi tolgo la giacca e slaccio la cravatta, che getto nel primo cestino. Inizio a ridere e allungo il passo, perché CAZZO sono già più leggero.
Entro in un tabacchino e compro un pacchetto di sigarette, non le tocco da dieci anni e non so neanche se ne accenderò una, ma solo sapere che se mi va posso farlo, mi fa sentire libero.
Sono tentato di prendere una rivista porno, tanto per, ma chi lo fa più? E mi rendo conto che è parte di tutto quello che mi pesa sulle spalle: tutto pronto, fruibile, piatto e insulso.
Devio per il parco e camminando nel verde decido di levare le scarpe e i calzini: l’erba non è morbida come piace scrivere nei romanzi, punge ed è pure meglio, perché so che è reale.
Ho voglia di gridare, di cantare a squarciagola e spogliarmi di tutto. Che fosse stata così esaltante l’illuminazione di San Francesco?
Mi sento vivo, ho voglia di toccare, annusare e riempirmi gli occhi di tutto.
Sento il suo sguardo come una coperta avvolta sulle spalle e voltandomi scopro il suo sorriso.
Mi stupisco e mi rendo conto che sta rispondendo al mio, non ho smesso di sorridere da quando ho cambiato rotta.
Mi avvicino ipnotizzato e mi fa posto sulla panchina senza parlare e per questo sono immensamente grato.
Ci guardiamo e basta. Non riesco mai a guardare a lungo qualcuno, perché non sopporto che mi si guardi dentro e ancor meno voglio rovistare nella mente degli altri, è la più grande intimità e io ormai non voglio più condividerla. Specialmente con te che mi hai tolto anno dopo anno ogni idea di me stesso.
Sospiro, vinto dall’emozione, vorrei quasi morire adesso, per concludere con questa completa serenità nel cuore.
Non voglio vivere i momenti dopo, la realtà che sporca tutto, i dubbi, i bisogni, i sogni infranti.
Mi osserva e so con certezza che mi sta leggendo come io leggo la comprensione nei suoi occhi.
Avvicina il suo volto al mio, appoggia la guancia alla mia ed è perfetto.
Sento il suo respiro che scalda il mio orecchio, un brivido caldo lungo la schiena e inconsapevolmente mi ritrovo a scorrere col palmo la sua schiena.
Con le dita sfiora il mio volto e mi asciuga lacrime che non sapevo di aver versato. Si avvicina con lo sguardo colmo di tenerezza e lecca le ultime tracce della mia tristezza.
Sono talmente duro che ho paura di mettermi in imbarazzo, potrei umiliarmi se continua così. Non mi sono mai sentito così.
Le mie labbra catturano la sua bocca e io non esisto più, non sono altro che vita che scorre e fuoco che brucia.
Voglio restare sulla sua lingua, nascondermi tra le sue labbra per sempre.
Ha il sapore di un dolce calore, mi sento oltre, credo di sfiorare il senso, di capire appena, e ho bisogno di essere qui in questo momento, di avere di più, di dare di più.
Si avvicina e siamo aderenti, due cuori in tumulto, mentre le mani scorrono e pressano, sfiorano, memorizzano forme e anse.
Bevo dalla sua bocca come un disperato e non mi curo di nulla.
Le sue labbra scendono sul collo e bacia, morde e succhia la mia pelle.
Mi umilierò, non posso resistere.
Ricatturo la sua bocca, la sua testa presa nella morsa delle mie mani, trasmetto tutto ciò che provo.
Ho deciso e non cambierò idea.
Ci guardiamo e vedo la stessa emozione, allo specchio.
“Ti amo.”
“Lo so.”
“Ti amo.”
“Lo so.”
Sono libero.

Mio figlio


Ti ho portato al mare.
Ricordi quante volte? Lo ricorderai che ti mettevo la musica e cantavamo? C’era tutto da fare, da prendere da arrivare.
Ho perso il respiro e ho perso il battito quando sei caduto, non lo puoi sapere. Quando una frase ti ha ferito gratuitamente sapevo che la tua fiducia nelle persone avrebbe stretto un nuovo buco nella cintura della tua ingenuità.
Avrei voluto che nessun graffio segnasse la tua pelle intatta e prefetta, avrei voluto che nessuna lacrima solcasse le tue gote fatte per tendersi in sorrisi raggianti.
Ho tenuto il passo con le tue scoperte, i tuoi pensieri nuovi e diversi dai miei.
Ti ho visto fare amicizia, scegliere e perdere per strada.
Ti ho visto temere i volti nuovi, cercare di evitare per paura di reazioni impossibili da prevedere.
Il tuo corpo che cambia, ti ho accompagnato sulla strada dell’amore di sé e ora te ne prendi cura da solo.
Ho sopportato che qualcosa dentro me crollasse quando la tua rabbia si è rivolta contro di me, quando hai pensato che io mi sbagliassi, quando hai sentito il bisogno di allontanarti.
So che per costruire se stessi si deve buttare giù ponti e cercare i propri mattoni.
Per te ci sarò sempre, quando non capirò, quando vorrò cambiare cose che non posso, quando dovrò accettare, io ci sarò e farò il tifo per te in prima linea.
Tutto ciò che faccio, scelgo di non fare, tutto ciò che misura il mio tempo si imposta sulla tua vita, sul dono che mi hai fatto.
Non potrò mai rimediare agli sbagli che vorrei non fare, ma spero di lasciarti qualcosa di me che sia un senso e una base solida su cui poggiare.
Il più grande amore sei tu, senza merito posso dirti mio.
Mio figlio.

Dello scrivere


Scrivere è vivere scorrendo, su un pezzo di carta, uno schermo acceso, un tratto di spiaggia.
Scrivere è non soccombere, lasciare un segno, un po’ di onestà umana.
Scrivere è il sogno mai speso, un desiderio inespresso condiviso col mondo.
Scrivere è un amore esteso, una passione protesa che afferra e ti sorprende.
Scrivere è l’unico modo per essere me stessa, ammesso e non concesso.
Scrivere è la storia che l’uomo racconta, la verità che non pretende realtà.
Scrivere è l’amore più grande che conosco, a cui sono fedele, per sempre.

Una moneta di rame


Una moneta di rame, sul tavolo della cucina.
Il sole fa capolino dalla finestra aperta.
La moneta di rame sembra così bella, preziosa come un campo di grano che nuota nel vento.
L’odore dell’estate pervade l’ambiente, una lacrima ha valore anche quando non c’è testimone.
Ho perso il sonno nei sogni spezzati, ho perso la strada verso il mio cuore.
Stringo le braccia per non cadere, mi tengo unita per esistere.
Il sole mi schiaccia e la vita mi chiama.
Una moneta di rame sembra preziosa.
Una preghiera cade nell’immenso celeste.
Aiutami, aiutami e non lasciarmi sola.
Troppo rumore in una bocca che parla, portate via da me le parole che non so prendere.
Ho i pensieri che riempiono la mente, come fiori che sbocciano, popcorn che scoppiano.
Una moneta di rame tra le mie dita, piccola la vita .
Preziosa.