Mi manchi. L’hai ricevuta la rosa?


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Ti ho mandato una rosa, l’ hai ricevuta?
Pensavo a quei giorni, in montagna, eravamo felici allora?
Non lo so. A volte mi chiedo se davvero sia da celebrare quell’ardore del primo momento, piuttosto che il sentimento che ci ha legato stretto. Anno dopo anno.
Rivedo il tuo sguardo fra gli altri volti sudati. Eri così bello, così pieno di energia, pulsavi di vita!
Io non ci credevo mica, così insulsa, ma cosa ci potevi trovare in me?
Eppure mi cercavi sempre, mi spingevi mentre ti passavo accanto, così da sorreggermi per evitarmi la caduta e io arrossivo sempre… Oppure, mentre mi attardavo a raggiungere gli altri, ti trovavo nell’ombra del corridoio, in silenzio, mi guardavi e io perdevo un battito.
Ti amavo già, solo per il fatto che tu amassi me. La gratitudine è un valore? Eppure ti amavo intensamente di più per te stesso. Tu rifulgevi. Stavi al centro di tutto, senza mai sovrastare. Ti osservavi e ti accontentavi di pochi amici cari.
Quando mi sedevi accanto sulle gradinate, ricordo che mi lacrimavano gli occhi dall’emozione, il cuore in tumulto, la tua spalla così rovente sulla mia.
Ho tanti ricordi preziosi del nostro sentimento, dei nostri figli, di tutto ciò che di bello abbiamo condiviso… eppure, ecco che mi torni nel cuore ragazzo dal sorriso sghembo.
Dimmi, l’ hai ricevuta la rosa?
Mi sfiori ancora mentre cammino sola?
Mi osservi mentre cerco il riposo, nel mio tormento?
Lo so che presto ci ritroveremo.
Ti ringrazio della vita insieme, di ogni sguardo, del tuo vivo amore.

riflessione amara


E’ quest’illusione di essere ciò che non si è.

Questo credere di essere realmente il proprio pensiero,

di essere onesto ambasciator di se stesso,

piuttosto che un truffaldino oratore,

buono a cialtronerie, a sbrodolare

sentenze chiosanti e autocitanti,

ma il treno contro un tunnel occluso

come un siluro contro uno spazio cieco

tra scintille e imprecazioni sbatte,

e non ci sono sostenitori.

La colpa è privata sempre,

intimamente personale, mai

appieno compresa e svelata.

La pena è corale, sempre

da tutti apprezzata e resa,

mentre il botto agli occhi si rivela

da una semplice frase la veritù

che ingannarsi è lo sport nazionale,

di ogni anima ridotta a servitù,

e mi duole il cuore confessarmi rea

del colpevole delitto a mia spesa,

l’aver negato il peso reale

del valore del mio esistenziale.

Sulle labbra ancor di latte è ogni cosa,

con il tono certo di chi fa sentenza,

che io sono poca cosa, la servetta,

o non è vero in fondo che altri detta

non farei altro che rotear le dita?

E con lacrima trattenuta,

ancor più odiosa, vile, gnuda,

ho subito il colpo, e riflettuto,

la realtà è il mio colto sparuto,

aria fritta e pensieri eterei

su cui volano di carta

leggiadri insoliti aerei.

 

 

Felina cuoca sopraffina


Ci ho pensato.

Temo che mi prendiate per una mente troppo elevata, un pozzo di pensieri sublimi, per una scrittrice di siffatta elevatura.. tutto vero, per carità, vero come l’oro del Giappone..

perciò oggi.. “Ho cucinato io!”

e con queste foto vi farò apprezzare il mio taurino essere solidamente amante del gusto, oltre che del suono, e dell’immagine e immagignifico.. boh!

Et voilà.. hot-dog in pane avvolti, tutto da mie mani sante creato e infornato:

frollini (profumati al rum e cannella con pizzico di spezie La Saporita) ripieni per bene di marmellata di prugne da me fatta, ovvio!

 

Indi per potermi pentire di avere idee folli, non ho mancato di fare gli gnocchi per cena, quelli di patate, soffici, soffici, col sugo al pomodoro e tanto parmigiano.. quanti km dovrei correre adesso! non lo voglio sapere..

 

ecco il mio lato umano, uno dei tanti.. eh perché i piaceri della tavola vanno a braccetto coi piaceri della vita..

 

Digerite emozioni


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Mi inabisso in spire tentacolari di emozioni gorgoglianti,
come morbido cibo nello stomaco di belva.
Mi dibatto e poi demordo ché più facile risulta
attender quieta il nulla che lottar per l’incertezza .