In memoria


Braccia scarne e occhi immensi,
pacifici cuori e tumultuosi sensi,
oppressi.

Dormono i sogni tra le ciocche e le lenti,
tra i battiti di cuori stretti, persi,
stanchi echi.

Fredda è l’aurora come l’ora tocca,
si dilegua il tempo e la coscienza,
gelida dimora.

Le grida strazianti di chi è memoria,
il silenzio pesante grida vendetta
e non s’ignora.

Membra scarne e sguardi specchi
di ciò che sei, potresti e ti volti,
chiudi gli occhi.

Il male è immenso s’alza e non chiede,
non attende, colpisce e prende,
ciò che vuole.

Brava gente e meschina insieme,
poco importa, se non chi guarda
e non si rivolta.

Se la vita è cara, preziosa da tenere,
tanto più è degna per le altre
da spendere.

La paura di morire di sale ci blocca,
di scuse immonde la bocca riempie,
morbo che abbonda.

I passi tra i passati passi si mescono,
sul cielo lo sguardo uguale ,
un senso stesso.

L(ove)G(enerosity)B(eing)T(rustful)


C’è il pensiero generale, universale e quello individuale.
Partendo dal personale, dal proprio vissuto nasce la comprensione per formare un concetto che si applichi a una situazione generale.
Io sono una donna e in quanto tale ho provato la sensazione in vari momenti della mia vita, fin dall’infanzia, di appartenere ad una categoria discriminata, seppur non una minoranza nei numeri.
Una donna ha paura della forza fisica dell’uomo, non costantemente, ma ne è sempre consapevole. La paura di uno sguardo minaccioso, di qualcuno che ti segue per strada, chi non l’ha mai provata?
Non è solo l’essere vittima, ma l’essere una vittima potenziale.
Sperare che l’uomo con cui si sta sia un brav’uomo, che tuo padre non sia violento…
Essere valutata di minor valore, anche economicamente in campo lavorativo ed ottenere elogi sorpresi se particolarmente razionale e analitica.
A volte ci ribelliamo al bisogno di protezione, vogliamo essere noi stesse, esprimerci liberamente, ma dipende dal luogo di nascita, dal grado di cultura dell’ambiente in cui si vive, dal momento storico.
La condizione di relativa libertà della donna non è una certezza ed è sempre a rischio.
Come può quindi una donna essere intollerante? Come può una donna fingere di non vedere la propria condizione e non muoversi a comprensione di chiunque subisca un atto di ingiustizia?
Da che sono madre ho sentito sempre più forte l’empatia con altre situazioni di discriminazione, in particolar modo mi si stringe il cuore per l’incredibile ingiustizia che continua nei confronti del mondo LGBT. Non è un mondo a parte, non vi fanno parte altre persone, ma così pare ad alcuni.
Tra le battutine penose che giravano tra alcuni amici quando avevo i figli piccoli (e se fosse gay? noooo…, non baciatevi tra maschi.. e cazzate simili), mi sono posta la questione “e se fosse gay”?
Che mondo avrebbe affrontato, che madre avrebbe avuto al fianco?
Io sono una madre rompiballe, a detta dei miei cari, ma non svicolo, affronto e faccio affrontare, sempre con i giusti spazi e tempi.
Fin da piccoli i miei figli sanno che le persone sono tante e varie e varie sono le inclinazioni sessuali, ma non serve parlare di sesso esplicitamente a un bimbo piccolo, sa perfettamente che ci si può piacere e tanto basta. C’è a chi piace quello o quella … non importa.
Io ho premuto il tasto sul valore della persona, sul genere poco mi importa, da chi saranno attratti sarà loro naturale, non è affar mio, io posso solo augurarmi che siano felici, ma so che soffriranno. Si soffre l’amore.
Ho avuto a che fare con ragazzini per un periodo e non ho mai tollerato che per presa in giro volassero termini omofobi, come neanche termini che indicassero handicap come offesa e cose simili. Non siamo più negli anni 80 grazie al cielo. Soprattutto ciò che crediamo appartenga e coinvolga altri è sempre possibile capiti o coinvolga noi. Isomma, nulla di ciò che accade ci è davvero estraneo, è inutile scansarlo, che si parli di malattie, disastri naturali, di rovesci di fortuna.
Il mio parere lo esprimo e non lo nascondo a nessuno e svergogno subito se posso chi fa il vocione omofobo, ricordando il dolore che certe opinioni infondate causano: si tratta di bullismo ai livelli più innocui.
Ogni ragazzo suicida o abbandonato perché qualcuno gli ha insegnato che è diverso e sbagliato, è colpa nostra. Di tutti, perché non facciamo abbastanza.
Ogni cosa che penso delle enormi difficoltà dell’essere donna, in certi Paesi soprattutto, mi colpisce quanto spesso corrisponda alla condizione LGBT.
Uso la sigla per sottolineare che non c’è solo l’essere gay, ma che tutto è più complesso, ma ugualmente mal tollerato da un mondo ignorante e ghettizzante.
Io vivo da anni in una piccola realtà e soffro particolarmente per i ragazzini che so essere gay e che crescono in un posto dove non è riconosciuto il poterlo essere. Già, praticamente sono tutti eterosessuali. Ogni tanto circolano voci, ma di gente che se n’è andata ovviamente. Che desolazione. Ma quanto bisogna essere frustrati per avercela tanto con la sessualità degli altri? Eh?
Soprattutto le donne che fanno certi ragionamenti, le trovo particolarmente pietose.
Mi fanno pena davvero perché poi osservando capisco che sono infelici, ma chi dà loro diritto di rendere infelici gli altri?
Davvero c’è qualcuno che teme che i diritti gay possano ledere la sacralità della famiglia?
Buongiorno, guardate le percentuali di divorzi e ragionate.
La gente si lascia perché non comunica, perché è superficiale e si sposa per fare un bel matrimonio, la cerimonia, perché si tradisce, soprattutto nell’amicizia, non perché vengono riconosciuti i diritti ai gay!
Che mi cambia se chi mette su famiglia è una coppia etero o gay?
Nulla, ecco, lo dico chiaro: nulla!
Sono madre e per carità so che sbaglio e chissà un domani i miei figli quanto avranno da ridire, come posso io pensare che un buon genitore sia determinato dalla sua sessualità?
Ma lo vediamo o no che siamo una massa di imbecilli che cresciamo fili iperprotetti in tenera età, semi abbandonati poi, carichi di dispositivi tecnologici, pieni di amici immaginari, cioè virtuali..
Torniamo a dirgli che l’amore conta, che il sesso è un dono meraviglioso che unisce, che bisogna avere la testa anche quando la passione prende il sopravvento, perché ci sono le malattie che se ne fregano che tu sia etero, gay bisessuale, transessuale…. ti pigliano appena abbassi la guardia.
Sono molto preoccupata per le notizie che giungono dal mondo e dal nostro Paese, mentre siamo distratti c’è un gran numero di persone che crede che per il loro benessere si debba schiacciare e neutralizzare chiunque si discosti da sé .
Se ci unissimo, tutti noi che siamo stati sottomessi, ghettizzati per l’etichetta che ci è stata attribuita, potremmo cambiare la direzione che la Storia sta prendendo.

 

La bestia nera


Tutto s’impregna di niente e scuote le mura di un animo chiuso,
tremano come foglie nel vento gli ultimi sprazzi di sentimento.
Spinge il Buio le porte, vibra nel petto e smuove , butta e rigetta
schiacciando come falene stordite l’ultimo bagliore di Amore.
Fatelo uscire, fatelo uscire, per carità! E’ furore che annienta!
Caduti gli argini, sarà tempesta: nessuna speranza si salverà.
Le fauci come tenaglie, mi azzanna, mi lacera e sbraita, latra.
Ho l’animo esangue e la volontà di implodere stretta alla Bestia.

Odio


Non del volto l’espressione

l’umana vera condizione

di sogni nulla resta

un mirino sulla testa.

Il terrore devasta la sera

nulla è mai stato com’era

il dolore rosso devastante

alberga le menti affrante.

L’umano sogno è umile

dagli albori resta simile

un posto da abitare

un’anima da amare.

L’orgoglio offeso

veleno impietoso

ottenebrata é la mente

di rabbia intossicante.

Troppi i corpi caduti

i loro futuri perduti

silenzi che gridano

assenze che sfidano.

Ogni vagito si espande

nel mondo che attende

l’uomo che si formerà

le scelte che prenderà.

Incolpevoli che pagano

potenti che minacciano

il mondo dall’alto

è rosso scarlatto.

Felice di essere donna


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Se potessi parlare, avrei pensieri da esprimere,
se potessi fare, avrei decisioni da prendere,
se potessi amare, avrei braccia forti per stringere.
Se donna fosse libertà,
gli occhi del mondo sarebbero limpidi.

Un sogno, una speranza per chi lotta oltre la moda e l’apparenza cercando una finestra da aprire sul mondo: per vedere, respirare, esistere.
Nessun pugno contiene vita, se non per soffocarla. La paura è il male che apre la porta all’orrore dell’animo umano. Combattere ciò che ci sfugge dalla comprensione è un suicidio civile.